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sabato 8 settembre 2012

Gorgona, in mare ci sono 70 fusti da recuperare


In mare ci sono 70 fusti da recuperare 
L’assessore Grassi: «Non molleremo la presa sui bidoni persi dall’eurocargo Venezia». L’Arpat: «Per ora pescato ok» 

Stagno: allarme inquinamento, ma erano escrementi d’insetto 

Il Tirreno

  LIVORNO Ancora 70 bidoni dell’Eurocargo “Venezia” da trovare, mentre procedono sia le operazioni di monitoraggio dell’area in cui i 102 fusti sono stati “persi”, sia le analisi del pescato da parte dell’Arpat. «Quello rilevato a luglio non presenta particolari problemi di tossicità», dice l’assessore comunale all’ambiente, Mauro Grassi, subito dopo aver parlato con i tecnici dell’Agenzia regionale di Firenze e poco prima di cominciare una conferenza stampa insieme ai rappresentanti dei cittadini che hanno raccolto e consegnato le 4mila firme proprio all’amministrazione comunale. Ieri mattina, Grassi ha dato i numeri di aggiornamento della vicenda: «Sono stati recuperati 90 fusti pieni, 37 vuoti e 21 sacchetti pieni.
Dobbiamo ancora trovarne circa 70. Specie adesso che abbiamo una responsabilità in più, quella dei cittadini che ci hanno chiesto di togliere quei bidoni dal mare». Ma l’assessore va anche oltre le semplici operazioni di recupero. «Questo è un preciso precedente - afferma - perché abbiamo sempre pensato che chi inquina deve pagare. Il fatto di perdere materiale inquinante in mare non era granché contemplato. Ora, invece, stiamo vivendo una situazione in cui chi decide di uscire con un mare forza 10 con contenitori che al loro interno hanno sostanze pericolose deve inserire, nel proprio conto economico, anche i costi di eventuali incidenti». L’aspetto economico porta Grassi a muovere polemiche con il Governo, ma anche con la Grimaldi, colpevoli, secondo lui, di essere «poco trasparenti e collaborativi rispetto ai conti economici dell’intera vicenda». A quanto ammonta il valore del carico perso in mare dall’Eurocargo Venezia? Quant’è costata l’operazione della nave della marina per effettuare i rilievi davanti a Livorno? «Il problema è proprio questo - dice Marco Solimano, uno dei promotori della raccolta di firme - I cittadini vogliono sapere, ma vogliono anche essere certi che sia la società armatrice a sostenere le spese di questo incidente. È quanto chiederemo alle istituzioni in nome dei livornesi, oltre al fatto di togliere tutti i bidoni che restano ancora in mare». Il 19 settembre, l’amministrazione comunale incontrerà i responsabili della capitaneria per fare il punto della situazione. Il giorno prima, gli stessi esponenti della giunta si riuniranno con i rappresentanti dei cittadini per accogliere le loro idee. «Vogliamo sentire le proposte di chi ha a cuore questa vicenda e proporla alla capitaneria», sottolinea Grassi durante la conferenza stampa. Dal canto loro, i promotori della raccolta di firme, sposata anche da personaggi come Enrico Rossi, presidente della Regione a cui è stato chiesto un incontro, molti esponenti delle istituzioni locali, la segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso, il vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, stanno cercando di ottenere appuntamenti anche in alcuni ministeri coinvolti nella situazione. «Siamo qui in Comune, perché abbiamo interessi comuni con le istituzioni», afferma Francesco Gazzetti, altro promotore dell’iniziativa. Intanto, dovranno essere ultimate ancora le analisi di pesca scientifica di agosto. La cadenza, spiega l’amministrazione comunale livornese, è mensile e durerà fino al 31 ottobre prossimo. E anche l’armatore ha l’obbligo di analizzare i comparti biotico-ambientali con particolare riferimento al bentos, almeno fino al maggio del 2013. «Di sicuro non molleremo la presa, finché questa storia non sarà chiusa e chiarita», dicono assessore e cittadini. Andreas Quirici


Lo sfrattano e tenta il suicidio: salvato 
L’uomo, 50 anni, ha cercato di lanciarsi dal balcone ma è stato fermato da due agenti della polizia 


LIVORNO Dopo la notifica dello sfratto esecutivo per morosità ha perso la testa e ha minacciato di gettarsi da un balcone dell’abitazione, al quinto piano di un palazzo di via Baroni, in zona stazione. È accaduto ieri mattina intorno alle 9,30: l’uomo, un cinquantenne, è stato salvato grazie all’intervento di due agenti della polizia che per due volte sono riusciti ad evitare il peggio.La situazione è precipitata quando l’ufficiale giudiziario ha aperto il verbale per l’esecuzione dello sfratto. «Si trattava dell’ultimo avviso – spiegano dalla questura – nel quale la proprietà negava una qualsiasi proroga e dunque l’inquilino e la sua famiglia dovevano lasciare l’immobile nel giro di pochi minuti». A questo punto l’uomo, che fino a quel momento aveva sempre mantenuta una certa calma, ha provato a raggiungere di corsa la porta finestra del balcone di cucina e ha tentato di lasciarsi cadere nel vuoto. «L’ho visto correre verso il balcone della stanza accanto – ha raccontato l’agente alla fine dell’intervento – l’ho seguito e prima che riuscisse a saltare giù sono l’ho fermato». Il pronto intervento degli agenti della volante intervenuta sul posto ha evitato che il gesto si trasformasse in tragedia. Ma la situazione è precipitata un’altra volta nel giro di pochi istanti. Il poliziotto, infatti, dopo essere riuscito ad afferrare per i vestiti l’uomo, già al di là della balaustra, ha rischiato di sbilanciarsi e finire anch’egli nel vuoto. I due corpi infatti si stavano per trascinare l’uno con l’altro. Per fortuna è intervenuto anche l’altro agente che afferrando a sua volta il collega è riuscito a riportare entrambi in salvo. «Si è trattato di una situazione molto concitata – proseguono dalla questura – durante la quale è stata determinate la prontezza dei due agenti che in due situazioni diverse sono riusciti a fare la cosa giusta al momento opportuno e così a salvare una vita» Sempre la polizia è intervenuta per un altro tentativo di suicidio, salvando una donna di 35 anni che voleva buttarsi dal balcone della sua casa, in via Montegrappa, una traversa di via Grande. «Determinate – spiegano dalla polizia è stato il tempismo con il quale gli agenti e i colleghi dei vigili del fuoco sono riusciti arrivare». I poliziotti, infatti, sono riusciti a farsi aprire il portone del condominio e sono arrivati velocemente al quinto piano. «Era in forte stato di agitazione sul cordolo del balcone», raccontano i testimoni. Uno degli agenti a questo punto è riuscito ad iniziare un dialogo con la donna che piano piano si è tranquillizzata. «Per sentire le parole e le domande dei poliziotti – racconta uno degli agenti – la donna è scesa dal balcone e si è avvicinata alla porta permettendo ai vigili del fuoco di mettere in funzione la scala e in pochi secondi arrivare all'altezza del balcone ed entrare fermarla». (f.l.)
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