sabato 3 dicembre 2011

FERRERO (PRC), A GENNAIO STATI GENERALI OPPOSIZIONE. VENDOLA DICA CHE VUOL FARE

FERRERO (PRC), A GENNAIO STATI GENERALI OPPOSIZIONE. VENDOLA DICA CHE VUOL FARE - ControLaCrisi.org


Pensiamo che la nostra proposta di un'unione delle forze di sinistra sia giusta perchè la domanda di unità nella sinistra c'è. Se Vendola ha intenzione di non aderire lo dica, io non ho altro da aggiungere«. Queste quanto dice il segretario del Prc, Paolo Ferrero, avvicinato dai giornalisti al termine della sua relazione al congresso nazionale del partito in corso a Napoli. »Abbiamo lanciato la proposta di riunire gli Stati generali dell'opposizione a gennaio - continua Ferrero - adesso Vendola ci dica sì oppure no«. «Quello di Monti - ha detto Ferrero nella sua introduzione ai lavori del congreso - è il governo della tecnocrazia europea, ed ha il compito di ristrutturare il welfare, ma anche le forze politiche. Non è un governo di passaggio e durerà fino alla fine della legislatura. Ma dopo le forze politiche non saranno più quelle di prima» . «Il governo Monti è la costituente della ristrutturazione delle forze politiche. Dopo non si riprenderà come prima, con una destra, un centro ed una sinistra», ha proseguito Ferrero. Alle forze della sinistra, prima di tutto a Sel, che sembra però avere snobbato il congresso inviando una delegazione di dirigenti locali, Ferrero propone di dare vita agli «stati generali dell'opposizione» a gennaio, ed una grande manifestazione contro il governo Monti a primavera. Da subito, se lunedì il governo dovesse confermare le misure sulle pensioni, il Prc chiede alla Cgil lo sciopero generale. La strada per uscire dalla crisi indicata da Ferrero comprende una «trattativa ruvida» con la Germania, con la minaccia di non restituire i prestiti. «Diversamente finiremo come la Grecia, che ha fatto -7 per cento del Pil in un anno». Ferrero chiede la patrimoniale sulle grandi ricchezze, la tassazione delle transazioni speculative, il tetto delle pensioni a 5mila euro, il dimezzamento delle spese militari, la rinuncia al progetto della Tav in Val di Susa e del Ponte sullo Stretto di Messina per recuperare le risorse che permettano di finanziare un piano di riassetto idrogeologico del territorio che creerebbe mezzo milione di posti di lavoro. 

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