QUALE TIPO DI STATO VOGLIAMO NOI COMUNISTI ?
Nell'ultimo numero del nostro «organo di espressione» ("Scintilla", aprile 2013) abbiamo messo in rilievo gli elementi di vera e propria «decomposizione» che sta mostrando il sistema politico-istituzionale italiano sotto i colpi di una crisi economica e finanziaria di gravità estrema, che non accenna a risolversi e che sta gettando nella povertà e nella disoccupazione milioni di operai e di lavoratori.
La parte più cosciente della classe operaia sta reagendo con combattività e con coraggio alle
politiche reazionarie imposte dalla dittatura dell'oligarchia finanziaria che domina in Italia e in
Europa. Ma negli strati più arretrati delle masse popolari prevale ancora l'incertezza e la paura del futuro. A più di 40 giorni dalle ultime elezioni è sotto gli occhi di tutti la farsa della democrazia borghese.
Cresce, in una larga parte delle masse oppresse e sfruttate, la sfiducia nello Stato della borghesia capitalistica, nelle sue istituzioni corrotte, nella sua odiata burocrazia. Ma per molti non è ancora chiara l'alternativa.
E' possibile uno Stato diverso? E' possibile una democrazia vera, che dia realmente il potere a
chi lavora e ponga fine ad ogni sfruttamento e ad ogni timore per l'avvenire?
Alla domanda di alternativa, che spesso ci viene rivolta, rispondiamo con le parole che Antonio Gramsci ebbe a scrivere 94 anni fa, e che oggi sono ancor più attuali di ieri:
«Noi siamo persuasi, dopo le esperienze rivoluzionarie della Russia, dell'Ungheria e della
Germania, che lo Stato socialista non può incarnarsi nelle istituzioni dello Stato capitalista, ma è una creazione fondamentalmente nuova per rispetto ad esse».
«La formula «conquista dello Stato» deve essere intesa in questo senso: creazione di un
nuovo tipo di Stato, generato dalla esperienza associativa della classe proletaria, e sostituzione di esso allo Stato democratico-parlamentare».
«Il tipo di Stato proletario non è la falsa democrazia borghese, forma ipocrita della
dominazione oligarchica finanziaria, ma la democrazia proletaria che realizzerà la libertà delle
masse lavoratrici; non il parlamentarismo, ma l'autogoverno delle masse attraverso i propri organi elettivi; non la burocrazia di carriera, ma organi amministrativi creati dalle masse stesse con la partecipazione reale delle masse all'amministrazione del paese e all'opera socialista di costruzione.
La forma concreta dello Stato proletario è il potere dei Consigli o di organizzazioni consimili».
«La dittatura del proletariato è la leva dell'espropriazione immediata del capitale e della
soppressione del diritto di proprietà sui mezzi di produzione, che devono essere trasferiti in
proprietà della nazione intera».
«Aderire alla Internazionale comunista significa aderire alla concezione dello Stato
soviettista e ripudiare ogni residuo della ideologia democratica, anche nel seno della attuale
organizzazione del movimento socialista e operaio».
(A. GRAMSCI, L'Ordine Nuovo, maggio 1919, luglio 1919).
Sì, uno Stato di tipo nuovo è possibile e necessario per uscire dal declino e dal degrado in cui
la borghesia ci sta trascinando, per tirare fuori il paese dal vicolo cieco del capitalismo e avviarci verso un futuro migliore e diverso, in cui lo scopo della produzione non sarà più il maledetto profitto, ma il benessere delle masse lavoratrici.
La costruzione del Partito comunista del proletariato d’Italia si presenta oggi come il più
valido contributo che possiamo offrire per indirizzarci verso questa alternativa rivoluzionaria.
9 aprile 2013
Piattaforma Comunista

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