lunedì 12 dicembre 2011

Di crisi si muore




Di crisi si muore. Non basta per stilare un quadro completo della situazione osservare le cifre di morti ed infortuni sul lavoro che nelle statistiche ufficiali non conteggiano tutti gli operai fantasma in nero.
 
A proporre una nuova prospettiva ci ha pensato un gruppo di sei medici ricercatori che ha pubblicato il suo rapporto sul periodico inglese di medicina "LANCET". Un'inchiesta che fotografa lo stato di salute generale in Grecia, alla luce di preoccupanti precedenti nel rapporto tra salute pubblica e recessioni economiche. La crisi strutturale che sta investendo questo sistema globale è sicuramente la piu' imponente e devastante dal dopoguerra; non ci si puo' limitare a parlare di crollo dei consumi, perchè il quadro che si viene così a delineare indica solo la punta dell'iceberg delle difficoltà quotidiane di lavoratrici e lavoratori.
 
 
 
Il fatto che dovrebbe essere raccontato ed analizzato da chi ha i mezzi per farlo fino in fondo è un altro, e riguarda appunto l'incidenza di una recessione sulla capacità e possibilità di potersi curare. La situazione economica si è letteralmente divorata una grossa fetta di capacità di prevenzione dei problemi sanitari, alimentando invece un malessere diffuso che sfocia principalmente in situazioni di grave stress difficilmente gestibile. In soldoni, i lavoratori sono piu' vulnerabili ed esposti; non avendo i mezzi per rispondere ai problemi, sono trascinati in un vortice pericoloso.
 
 
 
Il ministero della sanità greco ha registrato l'incredibile aumento del 40% di casi di suicidi nella metà del 2011 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Allo stesso tempo, crescono vertiginosamente le persone che dichiarano che il proprio stato di salute è "pessimo". Con l'ipocrisia tipica di chi sta al potere, le istituzioni hanno dovuto potenziare il servizio di tutela per i soggetti psicologicamente deboli, creando un'apposito numero verde di ascolto: una persona su quattro ha preso contatti riferendo di avere enormi difficoltà finanziarie nel 2010 e di non riuscire a farne fronte per insufficienza o totale assenza di reddito.
 
 
 
 
Ai risparmi bruciati del singolo si uniscono i tagli locali e nazionali imposti dal governo. Se fino al 2007, anno pre-crisi, la percentuale di prestazioni ambulatoriali e ricoveri è rientrata nella media, dal 2009 si è verificata un'implosione delle richieste di cura, le cui cause sono imputabili, secondo l'inchiesta, all'assenza di offerta: tagli costanti fino al 40% nel settore hanno costretto gli enti di cura a ridurre le richieste di forniture mediche e, di conseguenza, del personale. Si sono inoltre registrati casi di vere e proprie tangenti pagate ai medici per saltare chilometriche file negli istituti di cura sovraffollati. Per i tanti che non possono permettersi la bustarella, resta la soluzione delle cliniche mobili gestite da ONG: inizialmente pensate per tutelare il diritto di cura e salute ai migranti, ora di questi veri e propri ambulatori su ruota ne usufruisce il 30% circa dei salariati, rispetto al 3-4% del periodo pre-crisi.
 
 
 
 
La sensazione di impotenza che avvolge lavoratrici e lavoratori salariati si manifesta, purtroppo, anche con l'aumento di consumo e dipendenza da droga. Le cifre indicano un aumento del 52% di casi di infezione da HIV, di cui piu' della metà sono infezioni tra tossicodipendenti dovute all'iniezione endovenosa di eroina, decuplicati nei primi sette mesi di quest'anno rispetto al 2010. L'atteggiamento buonista e di facciata dei governi ha solamente inasprito la repressione con il carcere: un sondaggio effettuato ad Atene lo scorso ottobre ha rivelato come l'85% di soggetti eroinomani sia abbandonato a sè stesso senza alcun programma di riabilitazione ed inserimento lavorativo.
 
 
 
 
Impossibile a fronte di questi dati, raccolti anche e soprattutto attraverso rapporti di istituzioni e governi, non chiedersi quale sia la situazione nel proprio Paese. Il sistema globale ha inasprito enormemente il suo carattere classista di fronte al rischio del precipizio capitalista: non basta piu' lo sfruttamento del lavoro e gli omicidi sul lavoro. La loro cura sta nel diffondere una vera e propria epidemia sulla classe operaia. La quale, dato che conoscono benissimo questa situazione, non puo' essere definita altrimenti che una strage di classe pianificata. Alla faccia degli esuberi.
 
(NOTA: l'articolo originale riporta ogni fonte di statistiche e dati)

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