giovedì 10 novembre 2011

Informativa preliminare al Piano per la cittadinanza di genere ieri in aula


Informativa preliminare al Piano per la cittadinanza di genere ieri in aula. Le Considerazioni della Capogruppo Sgherri

Comunicato di ieri mercoledì 9 novembre.

Firenze, 9 novembre. Vero apprezzamento all’informativa svolta dall’Assessore Allocca sul documento preliminare del Piano Regionale per la cittadinanza di genere.
Nella sua illustrazione l’assessore ha colto a pieno le conseguenze della crisi proprio sul raggiungimento della parità di genere nell’accesso ai diritti. La crisi mette in evidenza che stiamo andando nella direzione diametralmente opposta alle priorità individuate da Lisbona e stiamo tornando indietro rispetto alla parità di genere nell’accesso al lavoro, alla qualità del lavoro, alle carriere, ai servizi.
Un Piano Regionale, quello che si delinea, dunque tanto più necessario oggi per continuare a dare organicità ai vari  interventi specifici volti a promuovere la parità di genere, ma anche per valutare gli effetti sulla parità di genere degli interventi promossi in altri settori, a partire dal capire le conseguenze delle varie riforme che si stanno facendo o si dichiara di voler fare sulle istituzioni. Ad esempio, la riduzione numerica del consiglio regionale ha ridotto ancora di più la presenza delle consigliere donne, riducendole a presenza del tutto marginale. L’obbligo di gestire in forma associata i servizi per i piccoli Comuni e lo sviluppo conseguente delle Unione dei Comuni rischia di consegnarci in poco tempo una nuova impalcatura istituzionale composta da enti di secondo grado principalmente, se non esclusivamente, monosessuati. Dunque rischiamo di andare verso una espulsione/marginalizzazione del genere femminile dal governo della cosa pubblica.
Il monitoraggio degli effetti della crisi economica e delle riforme di settore dovrà diventare lo strumento basilare per valutare annualmente l’efficacia delle politiche messe in campo e sulla relazione annuale chiediamo che sia il Consiglio ad esprimersi.
Un ultimo appunto: la parità di genere è un obiettivo sempre più lontano nell’accesso al lavoro, nella parità delle remunerazioni, ecc, eppure la parità di genere è stata per legge imposta proprio per l’innalzamento dell’età pensionabile per le lavoratrici, equiparandola a quella degli uomini. Insomma quando si tratta di tagliare siamo tutte e tutti uguali.
Così la parità di genere è stata raggiunta cancellando un riconoscimento che in tutti questi anni era dato alle lavoratrici donne per il secondo e terzo lavoro che esse svolgevano del tutto gratuitamente. Un lavoro essenziale in un paese che rispetto a Francia, Germania e Inghilterra spende molto meno per le politiche a sostegno della famiglia, della cura dei minori e degli anziani.
Uno dei primi effetti della crisi economica è stato quello di cancellare questo riconoscimento. Quelle lavoratrici i servizi non li hanno avuti eppure dovranno lavorare di più.
Affinché non sia questa la strada da adottare per fronteggiare la crisi, facendone pagare i costi a chi ha già pagato tanto, è necessario promuovere con ancora più decisione le politiche per la cittadinanza di genere a partire dall’assunzione, riconoscimento e rimozione delle gravi diseguaglianze che continuano a negare alla “metà del cielo” la parità nei diritti e dunque la parità nell’accesso a questi diritti.

La Capogruppo Monica Sgherri

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