giovedì 17 novembre 2011

L'ITALIA TRA DISOCCUPAZIONE E PRECARIATO


L'ITALIA TRA DISOCCUPAZIONE E PRECARIATO


http://rifondazionecomunistatadino.blogspot.com/2011/11/litalia-tra-disoccupazione-e-precariato.html?spref=fb
di Maurizio Minnucci
Tra disoccupati, inattivi, cassintegrati, precari e part time imposti, sono circa 8 milioni i lavoratori italiani a vivere uno stato di forte disagio, perché rimasti senza reddito o con uno stipendio talmente basso da non garantire una vita dignitosa. E il tasso di disoccupazione reale ha raggiunto un allarmante 13%, ben più alto dell'8,5% calcolato dall'Istat. È quanto emerge da una serie di ricerche e dossier presentati oggi (16 novembre) dalla Cgil.

Lo studio dell'Ires ritiene infatti troppo stretti i criteri oggi usati dall'Istat per il tasso di disoccupazione. Se si considera l'area allargata (cioè sia i disoccupati 'ufficiali', sia gli inattivi pronti a lavorare), per l'anno scorso si contano circa 3,5 milioni di persone, più della metà nel Mezzogiorno.

L'altra tendenza è quella al peggioramento della qualità del lavoro. Mentre nel resto d'Europa assistiamo a un aumento di quello di qualità, legato a professioni più scolarizzate e meglio retribute, da noi il trend è esattamente opposto: gli unici impieghi a registrare un aumento sono quelli più "poveri", tra cui l'assistenza alle famiglie da parte di badanti e colf straniere. “Finalmente non c'è più il 'ministero del Lavoro precario' che ha contribuito decisamente a creare una situazione drammatica, chiediamo al nuovo governo di ripartire da questi dati”, sottolinea il segretario confederale Fulvio Fammoni. Le priorità della Cgil restano quelle elencate nei giorni scorsi, a partire dalla tassa sui patrimoni.

Qualche altro dato aiuterà a comprendere la situazione. Nel biennio scorso la caduta dell'occupazione ha coinvolto oltre 530 mila persone. Il primo a cadere è stato il lavoro temporaneo, poi è toccato alle posizioni stabili. E come sempre ci rimettono le donne. “Al Sud il loro tasso d'inattività è del 64%”, osserva la direttrice dell'Ires, Giovanna Altieri.

Non se la passa meglio l'universo dei collaboratori, “i primi a saltare con la crisi”, come conferma un focus presentato dal sociologo Patrizio Di Nicola. “Quelli con un solo committente hanno paghe da famee non chiamateli giovani, hanno un'età media di 34 anni”, osserva il docente dell'Università La Sapienza. E nel frattempo i precari invecchiano. Lo fa notare Filomena Trizio, segretaria generale del Nidil, sigla di categoria degli atipici: “È evidente a tutti come il passaggio alla forma generalizzata della precarietà non abbia nulla da spartire con la flessibilità. La cannibalizzazione tra le varie forme di contratti atipici, compresa la somministrazione, sta trascinando progressivamente tutto verso il basso, un percorso che colpisce tutti, ma in cui perdono soprattutto i più deboli”.

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