No al governo dei banchieri
di Paolo Ferrero (editoriale Liberazione di oggi 11/11/2011)
Pochi giorni fa abbiamo assistito alla crisi del governo Berlusconi e all’annuncio delle sue dimissioni. Si tratta di un passaggio che avevamo a lungo perseguito e che abbiamo festeggiato. Una epoca si chiude e questa fine è segnata non solo dalle dimissioni di Berlusconi ma dalla evidente crisi politica della destra berlusconiana. L’aggregazione che Berlusconi aveva cementato è in corso di sfaldamento. Questo passaggio rappresenta un punto decisivo della vicenda politica italiana e per milioni di cittadini italiani che in questi anni hanno lottato contro il governo, un elemento di grandissima soddisfazione.
Di fronte a questa crisi la strada maestra è rappresentata dalle elezioni immediate. Per due ordini di motivi. In primo luogo perché dopo la situazione putrescente determinata dal governo Berlusconi e dalla sua crisi, è necessario un bagno rigeneratore per la democrazia. La democrazia la si vivifica in un modo solo e cioè facendola funzionare, restituendo la parola al popolo. In secondo luogo perché la nostra proposta di costruire un fronte democratico tra le forze della sinistra e del centro sinistra è la strada attraverso cui è possibile battere definitivamente queste destre ma anche configurare il quadro politico più avanzato nelle condizioni date. Non un quadro di alternativa – lo abbiamo ripetuto fino alla noia – ma certo il quadro politico migliore per la democrazia e per le classi popolari.
Al contrario il Presidente della Repubblica e larga parte del quadro politico stanno indirizzando la crisi politica in un’altra direzione, quella del governo istituzionale affidato a Monti, tecnocrate di provata fede liberista. Noi siamo fermamente contrari a questa proposta per due ordini di motivi: determinerebbe un governo che risponde ai dictat Europei e Confindustriali, non certo alle necessità del popolo italiano. Un governo cioè fedele esecutore delle direttive europee che non farebbe altro che avvicinare la situazione italiana a quella greca: recessione, politiche antisociali, privatizzazioni a tutto spiano, nessuna lotta alla speculazione finanziaria. In secondo luogo permetterebbe alle destre populiste – a partire dalla Lega – di rifarsi una verginità rispetto ai disastrosi anni del loro governo e di ricostruire consenso popolare. Un vero disastro.
In questo contesto noi proponiamo a tutte le forze che si opporranno a questo governo tecnocratico di dar vita ad un patto di consultazione permanente, al fine di condurre con la maggiore efficacia possibile l’opposizione sociale e politica allo stesso.
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