domenica 13 novembre 2011

Non ci mancherai (speriamo)


Non ci mancherai (speriamo)

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REDAZIONE

12.11.2011
Silvio Berlusconi se n'è andato e l'Italia festeggia nelle piazze. I media di tutto il mondo "aprono" con la notizia, e tirano un sospiro di sollievo. Ma il futuro è incerto. Votata dalla Camera la legge "di stabilità" che crocifigge l'Italia, Napolitano avvia le consultazioni per il via al governo Monti, che farà il lavoro sporco benedetto da Ue, media, e centristi vecchi e nuovi

La Camera dei deputati ha approvato la legge di stabilità, il maxiemendamento che dovrebbe soddisfare le richieste di estrema austerità dell'Unione Europea all'Italia (e en passant regala un bel po' di soldi a destra e a manca a lobby di vario genere). A favore hanno votato i deputati della maggioranza più quelli del Terzo Polo. 
Standing ovation per Silvio Berlusconi quando è entrato in aula, andandosi a sedere accanto al ministro Tremonti, dopo aver avuto un colloquio con i rappresentanti della Lega nel governo, Maroni e Calderoli. In precedenza il premier aveva avuto un lungo colloquio - un pranzo a palazzo Chigi - con il suo successore in pectore Mario Monti, alla presenza di Gianni Letta e Mario Alfano.
Fuori da Montecitorio fin dal primo pomeriggio si è radunata una folla, in attesa dell'uscita del premier, che ha scandito per ore "dimissioni, dimissioni".
Dopo il voto della Camera, è stato convocato il consiglio dei ministri, nel quale Berlusconi ha dato formale annuncio delle dimissioni; al termine, verso le 20.00, il premier si recherà al Quirinale per rassegnare l'incarico nelle mani del presidente Napolitano. Domani Napolitano svolgerà delle rapide consultazioni, al fine di arrivare il più rapidamente possibile alla designazione di un nuovo premier incaricato. 
 
 
 
 
 
Su chi debba essere questo nuovo premier "tecnico" c'è ancora un vago margine di incertezza, anche se non sembra che ci siano alternative realistiche a Mario Monti: anche lo stesso Berlusconi e il suo partito sembrano orientati ormai a dare il proprio avallo, in cambio del mantenimento di un piede nella squadra del nuovo esecutivo: forse Gianni Letta (Berlusconi avrebbe messo questa presenza come condicio sine qua non per dare la sua approvazione). 
Scontato il totale appoggio al "tecnico" Monti da parte del centro e del Terzo Polo, nonché da parte di un Pd che in questa fase sembra parlare solo per bocca di Franceschini, anche il partito di Di Pietro pare essersi convinto a dare il suo sostegno; sul fronte del no resterebbe quindi, in parlamento, soltanto la Lega (anche oggi, prima del voto sulla legge di stabilità, i legisti in aula hanno gridato ripetutamente "elezioni, elezioni", e poi Bossi ha ribadito il suo "no") e una parte del Pdl, quella che ha meno chance (nessuna chance, per la precisione) di restare in qualche modo ancorata ai posti di comando anche con Monti e spera invece di essere rieletta. L'altra parte spinge invece in direzione opposta: uno per tutti, Scajola che oggi ha esortato Berlusconi a "essere protagonista della nuova fase che si apre per la vita politica del paese", cioè a dare il suo appoggio a una partecipazione attiva dei membri del Pdl al prossimo governo, che dovrà essere "più ampio possibile in tempi brevissimi".

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