giovedì 10 novembre 2011

Per una riforma degli enti locali: democrazia e rappresentanza


"Per una riforma degli enti locali: democrazia e rappresentanza" intervento di Monica Sgherri su "Asilo Politico" oggi giovedì 11 novembre

Su "Asilo Politico" inserto del Nuovo Corriere di Firenze.

Per una riforma degli enti locali: democrazia e rappresentanza

(intervento della capogruppo Sgherri su “Asilo Politico” inserto del Nuovo Corriere di Firenze di giovedì 10 novembre 2011)

La telenovela sulla tenuta del governo ci dovrebbe far riflettere sulla pessima legge elettorale basata su premio di maggioranza, soglia di sbarramento, scelta verticistica dei deputati. Il risultato è che da mesi abbiamo un parlamento non più rappresentativo! Quindi la stabilità parlamentare non è un valore assoluto, tanto più se la si ha a prescindere dalla rappresentanza.
Eppure è proprio facendo crescere l’antipolitica, delegittimando i consessi elettivi, attaccando la rappresentanza, baloccandoci sulla riduzione di parlamentari e consiglieri regionali, che sono passati mesi senza l’approvazione di una legge su riduzione delle indennità, azzeramento dei privilegi e del vitalizio.
Invece sono stati ridotti i numeri dei consigli comunali e provinciali e i loro “gettoni di presenza”, con una spesa per questi oggi irrisoria; si continua a chiedere la soppressione delle province, senza dirci come si organizzeranno le politiche di area vasta. E’ omissione casuale?
Il ritardo della riflessione sulla forme di democrazia e la difesa del sistema istituzionale fa passare inosservato che si stanno riscrivendo le regole della cosa pubblica, promuovendo di sostituire con enti di secondo grado la nostra impalcatura basata sulla democrazia rappresentativa.  Quindi proprio quando il bipolarismo fa vedere tutti i limiti si continua ad andare verso il peggioramento, cioè il bipartitismo.
Il parlamento poteva ridursi le indennità e azzerare i vitalizi. Ma non l’ha fatto. Il governo poteva approvare un decreto che dimezzasse le indennità invece che, con decreto, ridurre i consiglieri regionali (in Toscana si scenderebbe a 40); poteva proporre di parametrare a quelle della Toscana (sempre alte) le indennità regionali (in alcuni casi il doppio).
Insomma poteva ridurre la spesa senza scegliere di colpire la rappresentanza politica!
Idem per i Comuni. Con decreto quelli fino a 1000 abitanti dovranno gestire i servizi fondamentali in forma associata, con Unione dei comuni. La Regione Toscana sta predisponendo un testo di riforma del sistema delle autonomie locali che tiene conto, obbligatoriamente, delle novità introdotte.
Certo non è possibile gestire alcuni servizi autonomamente quando il Comune è troppo piccolo, e non può pagarsi alcune figure tecniche. Il tema della gestione associata è inderogabile.
Il rischio però è che dalla riforma della gestione di servizi si giunga a quella del sistema delle autonomie. Ad esempio il decreto legge 138 stabilisce che fanno parte del consiglio dell’unione il sindaco e un consigliere di maggioranza e uno delle minoranze. Se non espressamente indicati dal consiglio comunale di provenienza è eletto il consigliere, rispettivamente per la maggioranza e la minoranza, che ha riportato più voti. Non si va così verso il bipartitismo? Perché una forza politica più piccola o una lista civica dovrebbe presentarsi alle elezioni comunali, superare lo sbarramento, se poi viene decapitata per l’istituzione dell’ente di secondo grado? Potendo inoltre partecipare all’Unione anche comuni di 15-20 mila abitanti, non preoccupa che vi nominino solo il sindaco e due consiglieri, come un comune con 1.000 abitanti?  
Se la Regione vuole una legge che incentivi l’Unione dei comuni, anche al di là degli obblighi di legge, dovrà recuperare in maniera significativa la rappresentanza politica e territoriale e il ruolo dei consigli comunali, completamente esautorati dall’organo di secondo grado.  E, non ultima, la rappresentanza di genere, prevedibilmente ridotta in questi organismi. Un avvertimento: se l’eccesso di soglie di sbarramento e svuotamento della reale rappresentanza politica istituzionale è il principale veicolo di delegittimazione istituzionale (questo dimostra anche il risultato referendario), neanche un organismo monosessuato potrebbe rappresentare tutte e tutti. Me certamente no.

Monica Sgherri
Presidente Gruppo regionale “Federazione della Sinistra-Verdi”

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