giovedì 10 novembre 2011

PRC Pisa a congresso


09/11/11 08:08 da   WWW.PISANOTIZIE.IT

Rifondazione Comunista va a congresso

L’intervista di Pisanotizie al segretario provinciale del Prc, Luca Barbuti, in vista del congresso provinciale che si svolgerà domenica 27 novembre, in vista dell’appuntamento nazionale previsto dal 2 al 4 dicembre a Napoli. Dalla crisi economica a quella politica che stanno attraversando il nostro paese, le ricadute a livello locale e il Nuovo Ulivo pisano, tanti i temi toccati dal dirigente di Rifondazione

E' tempo di congresso per Rifondazione Comunista. Il partito di Paolo Ferrero da alcune settimane in tutti i suoi circoli ha avviato un serrato confronto al proprio interno per decidere, in questa delicatissima fase economica, politica e istituzionale, alla luce anche di quanto avvenuto ieri in Parlamento, del proprio futuro.
E anche a Pisa i circoli del Prc stanno affrontando tale passaggio che vedrà domenica 27 novembre lo svolgersi del congresso provinciale, in vista di quello nazionale che si terrà invece a Napoli dal 2 al 4 dicembre. Pisanotizia ha incontrato Luca barbuti, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, per capire come a livello pisano il Prc si prepari a questa scadenza e quali i temi del dibattito interno.
Qual è l'obiettivo del vostro congresso?
Come in ogni congresso si definisce la linea ricalibrandola sulla fase politica in cui ci troviamo e oggi, nel pieno della crisi del neoliberismo e del modello capitalista, mai nome è stato più appropriato del nostro per indicare una prospettiva di alternativa, reale e praticabile, per l'uscita dalla crisi economica e politica italiana ma anche globale. Da tempo denunciamo il fallimento del sistema capitalistico e la sua ricerca di salvarsi con speculazioni di ogni tipo fatte sulle spalle dei ceti popolari ,ma anche della classe media e oggi, guardando alle esperienze dell'America Latina, siamo convinti che l'ampliamento degli spazi democratici, la partecipazione popolare alle decisioni e la programmazione pubblica per il fabbisogno delle persone e dell'ambiente siano le uniche strade percorribili per uscirne.
Parlando di crisi, la lettera della BCE sta rappresentando sempre più una discriminante nel dibattito politico. Qual è il vostro giudizio?
La BCE è l'unica banca che non deve rispondere a un governo delle azioni che compie; demandare alla BCE decisioni importanti come l'Italia sta facendo non significa altro che consegnare il nostro futuro nelle mani di un organismo non eletto democraticamente e che non rappresenta nessuno se non i grandi capitali e i poteri forti. Chi negli anni è stato uno degli attori protagonisti nel condurre milioni di persone a subire la crisi non può oggi permettersi di imporre un bel niente. I governi, il nostro in testa, dovrebbero smettere di rendersi pupazzi e ragionare sulle alternative che vi sono e andrebbero perseguite. Per questo per noi la lettera con i "comandamenti"della BCE è discriminante. Non c'è possibilità di fare un lavoro comune non solo con coloro che la condividono, ma anche con coloro che la subiscono rassegnati. Chi ripropone tagli al welfare, privatizzazioni, riduzione del costo del lavoro e grandi opere utili solo a chi le realizza si colloca su un'altra sponda rispetto alla nostra.
Quali prospettive per la situazione politica italiana?
In queste ore ogni previsione è un azzardo. Siamo di fronte a varie ipotesi di precipitazione della crisi istituzionale. L'auspicio è che il governo cada e se ciò avverrà noi faremo di tutto perché non torni in carica. Noi siamo naturalmente contro la prospettiva di un governo di solidarietà nazionale o altre soluzioni che non siano il responso delle urne. Se andremo invece al voto, e lo faremo con questa legge elettorale, l'unica strada che vedo percorribile è quella di contribuire alla nascita di un parlamento a maggioranza di centrosinistra, pur escludendo per noi la possibilità di partecipare ad accordi di governo, non sussistendo le condizioni visto che anche nelle forze di centrosinistra la sudditanza alla BCE è prevalente.
E quale sarebbe il ruolo del Prc in questo nuovo quadro?
Intanto dobbiamo contribuire positivamente alla richiesta di unità che ci viene posta dal nostro popolo: combattere Berlusconi e la destra xenofoba, populista, eversiva che ha rappresentato in questi anni. Poi vedo il nostro ruolo nel riabilitare la nostra costituzione nella sua interezza, eliminando dal vocabolario politico la bruttissima espressione "costituzione materiale" che nasconde soltanto la volontà di piegare la carta fondamentale agli interessi del padronato; all'interno di questo quadro lavoreremo per una legge elettorale proporzionale, l'unica veramente rappresentativa. Il nuovo esecutivo per quanto ci riguarda dovrà avere due obbiettivi prima di tornare al voto: la reintroduzione del proporzionale e l'abbandono dei vari modelli maggioritari che hanno stravolto la politica e i politici e, indispensabile e improrogabile per la grande maggioranza degli italiani, ripristinare un'equità sociale e la ridistribuzione delle ricchezze prodotte.
Per fare questo è indispensabile, attraverso la patrimoniale, prendere i soldi da chi li ha accumulati in questi anni e distribuirli a coloro che hanno perso lavoro e casa, e ai giovani che non hanno ancora mai avuto né l'uno né l'altra, usandoli anche per il ripristino ambientale delle nostre città e paesi che proprio in questi giorni manifestano con le grandi disgrazie l'irresponsabilità della classe politica e istituzionale che ha governato negli ultimi 20 anni.
Democrazia e lavoro, quindi, i punti imprescindibili per voi per uscire dalla crisi?
Sì, sono queste le due priorità che vanno rimesse al centro della proposta politica di chi si candida al governo dell'Italia. L'opposto ovvero di ciò che sta accadendo se pensiamo appunto che le banche e la finanza stanno imperando sulle decisioni che spetterebbero ai cittadini. Purtroppo non solo nella politica l'importanza delle conquiste del passato sono ritenute discutibili. Nella firma ad esempio dell'accordo siglato il 28 giugno dai sindacati confederali abbiamo visto un pericoloso indietreggiare delle organizzazioni sindacali e riteniamo che sarebbe importante che la Cgil ritirasse la propria firma da quel documento.
Negli scorsi giorni è stato presentato un documento del nuovo Ulivo da parte di Pd, Idv, Sel e Psi sui comuni dell'area pisana, come lo giudica?
Quel documento ripropone un'alleanza politica e delle prospettive a cui non siamo interessati per gli stessi motivi esposti per il livello nazionale. Faccio solo un esempio per dimostrare quanto il legame tra politica nazionale e locale sia ben saldo all'interno di quell'alleanza: acqua pubblica. A livello nazionale queste forze hanno sempre mal digerito la ripubblicizzazione del sistema idrico tant'è che nell'ATO di cui i comuni della provincia di Pisa fanno parte i sindaci non hanno ancora adeguato al risultato referendario la bolletta. Basta poi leggere il documento per capire dove stanno andando: privatizzazioni, niente sul diritto alla casa, sostegno all'impresa anziché al cittadino. No, non è roba per Rifondazione Comunista
Tuttavia si sostiene che la verifica di questa alleanza saranno i bilanci che da qui a breve i comuni dell'area approveranno, e lì n molti casi siete anche voi all'interno delle maggioranza.
Si è vero, ed è per questo che voglio sperare che ci sia stato un difetto di comunicazione su tale verifica. Non penso che i sindaci dei 6 comuni si vogliano far espropriare dai segretari dei partiti delle loro prerogative. I bilanci sono di responsabilità delle amministrazioni elette e li discutono e approvano le maggioranze con i Sindaci, pertanto sono sicuro che perlomeno nei 4 comuni dove governiamo il confronto con i nostri assessori, vicesindaci e gruppi consiliari non mancherà. Per quanto ci riguarda più che questo documento e la nuova aggregazione politica riteniamo rilevante politicamente l'esito dell'assemblea provinciale del Pd che, a quanto pare, ha incoronato Filippeschi come sindaco anche per il prossimo mandato e per noi, che non condividiamo né i metodi né i contenuti del suo governare, si preclude ogni possibilità di lavorare per un alleanza a sinistra anche nella città capoluogo.
Quali sono per voi le priorità da tutelare nei prossimi bilanci?
Per noi le priorità, come diciamo da tempo, sono il sociale e la casa. Occorre rimandare a momenti migliori per i bilanci comunali spese e costi come la Tangenziale Nord-est e tutti gli impegni di spesa in puri termini di città-vetrina. Partire dai bisogni delle classi sociali più deboli, dalle periferie, reinvestire gli introiti delle partecipate nei servizi ai cittadini e reinternalizzarne la gestione cosi da utilizzare i costi sostenuti per mantenere le teste delle aziende (pesantissime) per i servizi stessi. Non è pensabile che nella crisi in cui oggi il governo ha precipitato gli enti locali questi possano mantenere ancora decine di consigli di amministrazione di partecipate per fare ciò che potrebbe essere svolto all'interno delle amministrazioni comunali, magari in forme associate.
Una vera assunzione di responsabilità da parte degli enti locali per noi non è rinviabile e questo anche per le poche ma fondamentali competenze che hanno le amministrazioni per favorire tutto ciò che è legato alla difesa dei posto di lavoro, quello buono e a lungo termine.
A proposito di lavoro, qual è il vostro bilancio dopo le diverse azioni fatte in Consiglio comunale e provinciale sulla questione dei Cantieri di Pisa, dove i tempi si fanno sempre più stretti?
Visto che mancano meno di due mesi alla conclusione della cassa integrazione, penso che la situazione sia di vera emergenza. Nessuno riesce a far chiarezza sulla situazione e ogni volta si affaccia una novità sulla vicenda e si riparte da zero. Al contempo però non vi sono risposte per nulla soddisfacenti da parte delle istituzioni locali sulle questioni delle concessioni demaniali. La nostra disponibilità a collaborare per risolvere la situazione favorevolmente per i lavoratori resta intatta anche se, in questi ultimi tempi, abbiamo più volte avuto la sensazione che non sia stata appieno sfruttata. Continueremo comunque a esserci.

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