Esternalizzazione, dietrofront
Lunedì, 21 Maggio 2012 12:14
La testimonianza di un lavoratore della Coop Panini ci comunica della messa in
cassa integrazione venti operai. Sui trentatre dipendenti resteranno
all’interno dello stabilimento TRW soltanto tredici lavoratori Ma la
cosa preoccupante è che non viene indicata alcuna data di rientro, il
che fa ritenere un passaggio a zero ore.
Vale la pena
ricordare che flessibilità e esternalizzazione della forza lavoro ha
caratterizzato gli ultimi anni delle scelte di politica aziendale della
Trw-Italia, per un lungo periodo si è usato la Coop PANINI
e altre Ditte per consentire e facilitare un percorso di radicale
trasformazione delle relazioni aziendali e dei rapporti interni di
contrattazioneLe ditte e cooperative, inizialmente usate limitatamente
ad attività ausiliarie e pulizia, con il tempo sono state occupate e
impegnate anche in funzioni di supporto al controllo della qualità, a
mansioni e attività di magazzino ma anche di manutenzione. Questa
tipologia di forza lavoro in parte è stata utile anche per mettere in
conflitto e concorrenza i lavoratori sul terreno salariale e dei
diritti, ma alla lunga venendo meno la funzione di deterrente
ricattatoria, risultando meno competitiva persino sui costi e essendo
oggettivamente l’anello più debole della catena salariale viene
scartata, così come si fa con i pezzi imperfetti di produzione. Ci
troviamo pertanto di fronte a un comportamento a cui ormai ci stiamo
tristemente abituando, dove le persone trasformate in forza lavoro
diventano anch’essi merci da usare e buttare, quando non servono più.
Il fatto è che questa città, in perfetta sintonia
con quanto sta accadendo nel resto del nostro Paese, sta subendo un
inarrestabile declino della sua vocazione industriale e produttiva a
fronte di un uso e consumo del territorio che non ha alcuna
corrispondenza e rapporto reale con la qualità e il numero dei posti di
lavoro che potrebbe e dovrebbe garantire!
Atteggiamenti di generica solidarietà o vicinanza
di maniera a quanti il lavoro non lo hanno o a quanti lo stanno perdendo
non sono più sufficienti, occorre che la politica ritorni a svolgere il
suo ruolo centrale anche in materia di redistribuzione del reddito e di
occupazione, come da dettato Costituzione. In alternativa che siano i
lavoratori a prendere il toro per le corna tornando ad essere
protagonisti in prima persona. Per rilanciare l’economia reale non
esiste alternativa che immettere una liquidità di denaro da parte dello
Stato e da sottrarre alle banche e alle speculazioni finanziare. E’ solo
un problema di scelte, di scelte politiche per decidere da che parte
stare e prima si sceglie più drammi personali potremmo evitare, inoltre
aspettare che ci sia la ripresa economica per divina provvidenza
rischia di condurci a un punto di non ritorno, come ci sta dimostrando
la Grecia.
Giacomo Bazzi (pensionato TRW)--

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