San Miniato
Laura Cavallini e Fabio Corsi: "I permessi richiesti, i luoghi dove dislocare gli impianti, le società richiedenti e le potenza degli impianti dovevano essere portati a conoscenza di tutti"
Tecnici, consulenti del Comune, che si presentano in Conferenza dei Servizi
come firmatari su progetti per la realizzazione degli impianti fotovoltaici;
richieste per mini aree che al momento della costruzione si trasformano in
distese di ‘specchi solari’ grazie all’autorizzazione su terreni adiacenti,
mancate audizioni di testimoni di fronte ai consiglieri comunali nel corso dei
lavori della commissione.
Lo scenario che Laura Cavallini, di Sinistra Ecologia e Libertà, e Fabio Corsi dei Comunisti Uniti, disegnano nella loro relazione finale congiunta relativa ai risultati della Commissione d’inchiesta sul fotovoltaico a San Miniato è un vero e proprio atto di accusa politico nei confronti dell’attuale giunta alla guida.
I due consiglieri, che fin da subito hanno raccolto gli appelli degli abitanti delle zone maggiormente interessate dall’installazione degli impianti, aree di Roffia, Isola e Ontraino su tutte, hanno ricostruito dettagliatamente l’intero iter amministrativo che ha portato sulla piana sanminiatese, a ridosso del bacino remiero, tonnellate di pannelli solari.
Sugli impianti fotovoltaici a San Miniato sono state 33 le domande per l’installazione, 70.000 metri quadrati. Dopo l’intervento dei comitati e di Rifondazione solo 5 ne sono stati installati, alcuni sono stati sospesi e altri annullati. Il tutto è avvenuto in una situazione di poca chiarezza normativa e in un periodo in cui gli incentivi hanno spinto alcuni imprenditori a sfruttare al massimo, e in tempi brevi, il bando comunale per le energie rinnovabili.
Prima di dare la parola a Cavallini e Corsi, va ricordato che la questione è finita nei mesi scorsi sui tavoli di un magistrato della procura di Pisa.
Le querele sono partite da parte del sindaco Vittorio Gabbanini e della giunta da lui guidata all’indirizzo del partito di Rifondazione, altre due verso lo stesso Fabio Corsi, capogruppo in consiglio comunale dei Comunisti Uniti, arrivate da Francesco Giani, ex consigliere provinciale del PD, e da Francesco Meneguzzo. Il primo è avvocato e giurista ambientale, Meneguzzo è ricercatore del CNR ed era stato candidato al consiglio comunale di San Miniato alle ultime amministrative per la lista “San Miniato – Insieme a Sinistra”.
“Il primo dato che emerge in maniera molto forte – si legge nella relazione e spiega Laura Cavallini (SEL) durante una conferenza stampa indetta questa mattina, 3 maggio, al circolo Arci ‘Pannocchia’ di Ponte a Egola a poche ore dal consiglio comunale sull’argomento - è la mancanza di trasparenza e di partecipazione nel processo autorizzativo degli impianti fotovoltaici. Il percorso di sviluppo delle energie rinnovabili doveva essere reso partecipe ai cittadini, non solo con la richiesta di una loro disponibilità a concedere in affitto i terreni per gli impianti, ma attraverso un completo coinvolgimento su quello che si stava delineando. Le autorizzazioni richieste, i luoghi dove dislocare gli impianti, le società richiedenti e le potenza degli impianti dovevano essere portati a conoscenza di tutti. Dovevano essere discussi nelle sedi assembleari dei cittadini perché gli stessi prendessero conoscenza di questo sviluppo ed esprimessero i loro dubbi e le loro proposte in merito. Dovevano essere portate a conoscenza dei Consiglieri perché nelle loro mani è demandato il governo del territorio e perché è un loro diritto conoscere le problematiche presenti per poterle affrontare al meglio. E invece ormai il consiglio comunale è relegato a mero organo di ratifica di decisioni già prese dalla giunta”.
“Le modalità con cu invece si è proceduto su questa vicenda – spiega Fabio Corsi – dimostrano prima di tutto lo scarso rispetto per l’unico organo realmente rappresentativo del Comune, cioè il Consiglio: il Sindaco, la Giunta e i vari dirigenti erano tutti a conoscenza della consistenza degli impianti che si andavano a costruire sul territorio: nessuno di loro, prima di procedere nei vari atti, ha ritenuto doveroso informare il Consiglio Comunale. Questo a nostro avviso è il punto maggiormente negativo di tutta la vicenda perché fa emergere, in maniera drammatica, come purtroppo oggi le politiche pubbliche siano gestite da pochi che rincorrono spesso traguardi personali più che interessi della collettività e pronti a cambiare appena il vento soffia in maniera contraria”.
Poi i due ricordano il cambio in corsa del dirigente competente, dall’ingegner Alessandro Annunziati all’architetto Antonino Bova, e dell’assessore, da Anna Maria Tognetti a Mariateresa Piampiani: “Si cambiano assessori, si cambiano dirigenti – dicono Corsi e Cavallini - e di conseguenza si cambiano i pareri come se il fatto che 32 impianti, uno accanto all’altro, fosse un’operazione plausibile per un assessore sì e per uno no oppure per un dirigente sì e per uno no. E’ vero si può sbagliare, si possono sottovalutare o sopravalutare i problemi. Ma solo con un confronto reale e trasparente si possono ottenere le soluzioni, in questo caso, come purtroppo spesso accade, si è evitato qualsiasi confronto fino all’esplosione del problema e poi ci siamo trincerati dietro il fatto che le autorizzazioni in fondo erano di competenza provinciale. E’ vero che le autorizzazioni le dava la Provincia, ma quando il Comune ha iniziato a dire no, la Provincia non ha assunto posizioni diverse”.
“Molto probabilmente – aggiunge Cavallini – potevamo cominciare a dire no dall’inizio se ritenevamo che vi fosse un problema, oppure a dire sempre sì se ritenevamo che il problema non vi fosse. Potevano perché le motivazioni addotte per dire no erano motivazioni preesistenti al 2010, data in cui iniziano le prime conferenze dei servizi. Infatti nelle corrispondenza intervenuta fra Comune di San Miniato e Provincia di Pisa, fra il febbraio e il maggio 2011, in relazione agli impianti ancora da approvare si evidenziano, da parte del comune di San Miniato, come fattori ostativi al rilascio delle autorizzazioni, la non conformità con il Piano strutturale, la forte concentrazione in una particolare zona, la contiguità degli impianti, la riconducibilità ad un'unica società. Tutti fattori, come si può facilmente verificare, preesistenti e presenti in ciascuna delle 32 richieste presentate. E’ sicuramente vero che tecnici diversi possono avere diverse interpretazioni delle varie norme regolamentari, ma è altrettanto vero che i tecnici hanno il compito di attuare gli indirizzi politici dell’amministrazione mitigandone eventualmente gli effetti, concetto del resto ben espresso dai membri della Commissione Qualità”.
Cavallini e Corsi hanno anche ricordato nella loro relazione anche la ‘tecnica’ utilizzata per riuscire a installare, in aree adiacenti, alcuni impianti riconducibili agli stessi gruppi di interesse: “Gli impianti sotto mille watt non erano sottoposti alla Valutazione di impatto ambientale e inoltre non potevano essere sistemati uno vicino all’altro impianti della stessa società. Per questo si sono richieste varie autorizzazione per piccoli impianti adiacenti da parte di società diversi, ma ‘legate’. Insomma un affare per i soliti furbetti che hanno approfittato di una politica latente e incapace e di una sorta di vuoto normativo. Ma, come detto, era chiaro a tutti, dai dirigenti all’assessore e al sindaco, che si andava verso una spianata di pannelli solari. Ma tutto questo è stato tenuto all’oscuro del consiglio comunale”.
Infine – da parte di Cavallini e Corsi – arrivano alcune riflessioni su relazioni fra privato e pubblico che in questa vicenda si sono manifestate: “Non è compito della Commissione valutare, c’è la procura che sta lavorando - ma che nello stesso tempo richiamano a comportamenti forse più opportuni e trasparenti. I partiti e la politica in genere, sicuramente non stanno attraversando un buon momento, si sta sempre più ampliando il gap fra politica e cittadini e nello stesso tempo aumenta la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni. Per questo è importante avere comportamenti che non diamo possibilità ad interpretazioni ambigue. La presenza di esponenti politici in vari ruoli all’interno di queste vicende (consulenti per il comune, consulenti per l’Agenzia energetica Pisana, consulenti per le ditte) al di là di qualsiasi aspetto richiamano una “questione morale” che forse sarebbe quanto mai opportuno riprendere in considerazione come discrimine nell’agire politico dei vari amministratori”.
Critiche, peraltro già manifestate nelle settimane scorse, arrivano anche nei riguardi della stessa Commissione: “Avere proibito l’audizione di soggetti esterni all’amministrazione e comunque interessati alla vicenda, ha fatto perdere credibilità alla commissione stessa. Quella mancanza di partecipazione emersa in tutto l’iter della vicenda fotovoltaico con i riflessi negativi conseguenti, non è servita a far comprendere la necessità di ascolto e confronto con i cittadini. Le riunioni della Commissione sono state di fatto secretate, come se quello che avviene in un Comune debba essere nascosta alla gente. Questa sì che è l’antipolitica. Ancora una volta abbiamo perso un'importante occasione per far comprendere alle persone che amministriamo, che siamo al loro servizio, che siamo a difendere i loro interessi, ancora una volta abbiamo fatto gli azzeccagarbugli della situazione. E siamo così autoreferenziali che ci basta aver fatto la commissione comunque sia”.
Lo scenario che Laura Cavallini, di Sinistra Ecologia e Libertà, e Fabio Corsi dei Comunisti Uniti, disegnano nella loro relazione finale congiunta relativa ai risultati della Commissione d’inchiesta sul fotovoltaico a San Miniato è un vero e proprio atto di accusa politico nei confronti dell’attuale giunta alla guida.
I due consiglieri, che fin da subito hanno raccolto gli appelli degli abitanti delle zone maggiormente interessate dall’installazione degli impianti, aree di Roffia, Isola e Ontraino su tutte, hanno ricostruito dettagliatamente l’intero iter amministrativo che ha portato sulla piana sanminiatese, a ridosso del bacino remiero, tonnellate di pannelli solari.
Sugli impianti fotovoltaici a San Miniato sono state 33 le domande per l’installazione, 70.000 metri quadrati. Dopo l’intervento dei comitati e di Rifondazione solo 5 ne sono stati installati, alcuni sono stati sospesi e altri annullati. Il tutto è avvenuto in una situazione di poca chiarezza normativa e in un periodo in cui gli incentivi hanno spinto alcuni imprenditori a sfruttare al massimo, e in tempi brevi, il bando comunale per le energie rinnovabili.
Prima di dare la parola a Cavallini e Corsi, va ricordato che la questione è finita nei mesi scorsi sui tavoli di un magistrato della procura di Pisa.
Le querele sono partite da parte del sindaco Vittorio Gabbanini e della giunta da lui guidata all’indirizzo del partito di Rifondazione, altre due verso lo stesso Fabio Corsi, capogruppo in consiglio comunale dei Comunisti Uniti, arrivate da Francesco Giani, ex consigliere provinciale del PD, e da Francesco Meneguzzo. Il primo è avvocato e giurista ambientale, Meneguzzo è ricercatore del CNR ed era stato candidato al consiglio comunale di San Miniato alle ultime amministrative per la lista “San Miniato – Insieme a Sinistra”.
“Il primo dato che emerge in maniera molto forte – si legge nella relazione e spiega Laura Cavallini (SEL) durante una conferenza stampa indetta questa mattina, 3 maggio, al circolo Arci ‘Pannocchia’ di Ponte a Egola a poche ore dal consiglio comunale sull’argomento - è la mancanza di trasparenza e di partecipazione nel processo autorizzativo degli impianti fotovoltaici. Il percorso di sviluppo delle energie rinnovabili doveva essere reso partecipe ai cittadini, non solo con la richiesta di una loro disponibilità a concedere in affitto i terreni per gli impianti, ma attraverso un completo coinvolgimento su quello che si stava delineando. Le autorizzazioni richieste, i luoghi dove dislocare gli impianti, le società richiedenti e le potenza degli impianti dovevano essere portati a conoscenza di tutti. Dovevano essere discussi nelle sedi assembleari dei cittadini perché gli stessi prendessero conoscenza di questo sviluppo ed esprimessero i loro dubbi e le loro proposte in merito. Dovevano essere portate a conoscenza dei Consiglieri perché nelle loro mani è demandato il governo del territorio e perché è un loro diritto conoscere le problematiche presenti per poterle affrontare al meglio. E invece ormai il consiglio comunale è relegato a mero organo di ratifica di decisioni già prese dalla giunta”.
“Le modalità con cu invece si è proceduto su questa vicenda – spiega Fabio Corsi – dimostrano prima di tutto lo scarso rispetto per l’unico organo realmente rappresentativo del Comune, cioè il Consiglio: il Sindaco, la Giunta e i vari dirigenti erano tutti a conoscenza della consistenza degli impianti che si andavano a costruire sul territorio: nessuno di loro, prima di procedere nei vari atti, ha ritenuto doveroso informare il Consiglio Comunale. Questo a nostro avviso è il punto maggiormente negativo di tutta la vicenda perché fa emergere, in maniera drammatica, come purtroppo oggi le politiche pubbliche siano gestite da pochi che rincorrono spesso traguardi personali più che interessi della collettività e pronti a cambiare appena il vento soffia in maniera contraria”.
Poi i due ricordano il cambio in corsa del dirigente competente, dall’ingegner Alessandro Annunziati all’architetto Antonino Bova, e dell’assessore, da Anna Maria Tognetti a Mariateresa Piampiani: “Si cambiano assessori, si cambiano dirigenti – dicono Corsi e Cavallini - e di conseguenza si cambiano i pareri come se il fatto che 32 impianti, uno accanto all’altro, fosse un’operazione plausibile per un assessore sì e per uno no oppure per un dirigente sì e per uno no. E’ vero si può sbagliare, si possono sottovalutare o sopravalutare i problemi. Ma solo con un confronto reale e trasparente si possono ottenere le soluzioni, in questo caso, come purtroppo spesso accade, si è evitato qualsiasi confronto fino all’esplosione del problema e poi ci siamo trincerati dietro il fatto che le autorizzazioni in fondo erano di competenza provinciale. E’ vero che le autorizzazioni le dava la Provincia, ma quando il Comune ha iniziato a dire no, la Provincia non ha assunto posizioni diverse”.
“Molto probabilmente – aggiunge Cavallini – potevamo cominciare a dire no dall’inizio se ritenevamo che vi fosse un problema, oppure a dire sempre sì se ritenevamo che il problema non vi fosse. Potevano perché le motivazioni addotte per dire no erano motivazioni preesistenti al 2010, data in cui iniziano le prime conferenze dei servizi. Infatti nelle corrispondenza intervenuta fra Comune di San Miniato e Provincia di Pisa, fra il febbraio e il maggio 2011, in relazione agli impianti ancora da approvare si evidenziano, da parte del comune di San Miniato, come fattori ostativi al rilascio delle autorizzazioni, la non conformità con il Piano strutturale, la forte concentrazione in una particolare zona, la contiguità degli impianti, la riconducibilità ad un'unica società. Tutti fattori, come si può facilmente verificare, preesistenti e presenti in ciascuna delle 32 richieste presentate. E’ sicuramente vero che tecnici diversi possono avere diverse interpretazioni delle varie norme regolamentari, ma è altrettanto vero che i tecnici hanno il compito di attuare gli indirizzi politici dell’amministrazione mitigandone eventualmente gli effetti, concetto del resto ben espresso dai membri della Commissione Qualità”.
Cavallini e Corsi hanno anche ricordato nella loro relazione anche la ‘tecnica’ utilizzata per riuscire a installare, in aree adiacenti, alcuni impianti riconducibili agli stessi gruppi di interesse: “Gli impianti sotto mille watt non erano sottoposti alla Valutazione di impatto ambientale e inoltre non potevano essere sistemati uno vicino all’altro impianti della stessa società. Per questo si sono richieste varie autorizzazione per piccoli impianti adiacenti da parte di società diversi, ma ‘legate’. Insomma un affare per i soliti furbetti che hanno approfittato di una politica latente e incapace e di una sorta di vuoto normativo. Ma, come detto, era chiaro a tutti, dai dirigenti all’assessore e al sindaco, che si andava verso una spianata di pannelli solari. Ma tutto questo è stato tenuto all’oscuro del consiglio comunale”.
Infine – da parte di Cavallini e Corsi – arrivano alcune riflessioni su relazioni fra privato e pubblico che in questa vicenda si sono manifestate: “Non è compito della Commissione valutare, c’è la procura che sta lavorando - ma che nello stesso tempo richiamano a comportamenti forse più opportuni e trasparenti. I partiti e la politica in genere, sicuramente non stanno attraversando un buon momento, si sta sempre più ampliando il gap fra politica e cittadini e nello stesso tempo aumenta la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni. Per questo è importante avere comportamenti che non diamo possibilità ad interpretazioni ambigue. La presenza di esponenti politici in vari ruoli all’interno di queste vicende (consulenti per il comune, consulenti per l’Agenzia energetica Pisana, consulenti per le ditte) al di là di qualsiasi aspetto richiamano una “questione morale” che forse sarebbe quanto mai opportuno riprendere in considerazione come discrimine nell’agire politico dei vari amministratori”.
Critiche, peraltro già manifestate nelle settimane scorse, arrivano anche nei riguardi della stessa Commissione: “Avere proibito l’audizione di soggetti esterni all’amministrazione e comunque interessati alla vicenda, ha fatto perdere credibilità alla commissione stessa. Quella mancanza di partecipazione emersa in tutto l’iter della vicenda fotovoltaico con i riflessi negativi conseguenti, non è servita a far comprendere la necessità di ascolto e confronto con i cittadini. Le riunioni della Commissione sono state di fatto secretate, come se quello che avviene in un Comune debba essere nascosta alla gente. Questa sì che è l’antipolitica. Ancora una volta abbiamo perso un'importante occasione per far comprendere alle persone che amministriamo, che siamo al loro servizio, che siamo a difendere i loro interessi, ancora una volta abbiamo fatto gli azzeccagarbugli della situazione. E siamo così autoreferenziali che ci basta aver fatto la commissione comunque sia”.
Il video della conferenza
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