Ripescate i bidoni o chiederemo i danni
Fusti tossici, dopo cinque mesi sono ancora sul fondo del mare. Regione e Capitaneria perdono la pazienza
Fusti tossici, dopo cinque mesi sono ancora sul fondo del mare. Regione e Capitaneria perdono la pazienza
Dura diffida alla Grimaldi: il 10 maggio dovranno
partire le operazioni di recupero Intanto potrebbe saltare il contratto
per l’utilizzo della nave Sentinel
da Il Tirreno
di Giulio Corsi LIVORNO Enrico Rossi ha perso la pazienza. Dopo
l’anticipazione del Tirreno che ieri ha raccontato del contratto mai
firmato tra l’armatore di Sentinel (la nave che dalla prossima settimana
avrebbe dovuto portare avanti le operazioni di recupero di 96 dei 198
bidoni tossici affondati a largo di Calambrone) e Castalia (la società
incaricata da Grimaldi per gestire l’intervento), ieri mattina da
Bruxelles il governatore della Toscana ha sbattuto i pugni sul tavolo. E
ha mandato un messaggio chiaro alla capitaneria, e di conseguenza alla
Grimaldi: «I tempi di recupero dei fusti persi in mare nel dicembre
scorso vanno assolutamente rispettati. Se gli impegni non saranno
mantenuti, ci riserviamo di agire in danno: faremo noi l'intervento al
posto dei privati e poi saranno rimesse le spese.
Non ci possono essere
incertezze: il cronoprogramma deve essere rispettato. Abbiamo chiesto
alla capitaneria di intervenire per il rispetto degli impegni assunti».
Come dire: o il 10 maggio parte l’intervento o la Regione prenderà in
mano le operazioni. Il messaggio deve aver colpito il bersaglio, se è
vero che nel pomeriggio la Grimaldi, per bocca del suo portavoce Paul
Kyprianou, annunciava che il contratto con Sentinel sarebbe stato
firmato a giorni e che le operazioni sarebbero partite nei tempi
concordati, ma soprattutto se è vero che in serata dalla capitaneria di
porto di Livorno arrivava finalmente quell’atto di forza auspicato da
tutti coloro che fin dall’inizio hanno seguito questa storia maledetta e
misteriosa. Dal porto Mediceo, quartier generale della capitaneria,
partiva una diffida durissima nei confronti di Atlantica Navigazione,
cioè di Grimaldi Lines, affinché entro il 10 maggio «si intraprendano,
senza indugio alcuno, le programmate operazioni di recupero e
monitoraggio dei fusti». «In caso di inerzia - si sottolineava nel
documento inviato ad Atlantica -, fatte salve eventuali responsabilità
di natura penale, si procederà alle operazioni d'ufficio, con oneri a
carico della società inadempiente». Dopo cinque mesi di attesa, dubbi,
bugie, rinvii e clamorosi svarioni, quella di ieri potrebbe insomma
essere stata una delle giornate decisive di questa storia infinita. Il
condizionale, ad oggi, è ancora d’obbligo. E i motivi sono due: da un
lato il fatto che il 10 maggio indicato dalla capitaneria è davvero
dietro l’angolo e che servirebbe un miracolo perché da oggi a giovedì si
possa concretamente partire con le operazioni (ma se anche si partisse
come prospettato nei giorni scorsi, lunedì 14 ci sarebbe da far festa).
L’altro motivo del dubbio nasce invece dalla possibilità che davvero
alla fine salti la firma con la società Diamar, armatrice della nave
Sentinel. «Anche oggi (ieri, ndr) abbiamo continuato a cercare un
contatto con Castalia ma non abbiamo ricevuto risposte. In queste ore
stiamo cercando una nuova commessa e abbiamo contatti per un lavoro di
tre mesi in Tunisia. Se riusciremo a chiudere l’affare, ci dispiace per
Castalia e Grimaldi ma ci prenderemo quel lavoro», conferma
l’amministratore delegato Maurizio D’Argenio. Forse però la diffida che
la capitaneria ha inviato a Grimaldi in serata, farà cambiare idea anche
a lui.
Ultimatum a Grimaldi: via col recupero
La Regione incalza la capitaneria che diffida la compagnia. Ma l’armatore di Sentinel insiste: forse porto la nave in Tunisia
La Regione incalza la capitaneria che diffida la compagnia. Ma l’armatore di Sentinel insiste: forse porto la nave in Tunisia
di Giulio Corsi wLIVORNO La giornata di ieri è stata una giornata frenetica. Prima la rabbia del governatore Rossi, poi le promesse di Grimaldi, in mezzo il silenzio di Castalia seguito dai dubbi dell’armatore di Sentinel, che ancora alle 19 lasciavano un grande punto interrogativo campeggiare nel mare a nord di Gorgona e al largo di Calambrone, là dove sono stati individuati 96 dei 198 bidoni tossici dispersi la notte del 17 dicembre 2011. Ma in serata l’entrata sulla scena della capitaneria di porto, chiamata con forza, quasi trascinata in scena da Rossi, lasciava capire che stavolta forse ci siamo davvero. Da piazza della Sanità partiva una diffida durissima nei confronti di Atlantica Navigazione, cioè di Grimaldi Lines, affinché entro il 10 maggio «si intraprendano, senza indugio alcuno, le programmate operazioni di recupero e monitoraggio dei fusti». «In caso di inerzia - si sottolineava nel documento inviato ad Atlantica -, fatte salve eventuali responsabilità di natura penale, si procederà alle operazioni d'ufficio, con oneri a carico della società inadempiente». Forse ci siamo davvero, dicevamo. E il forse nasce dal fatto che da un lato il 10 maggio indicato dalla capitaneria è davvero dietro l’angolo e che servirebbe un miracolo perché da oggi a giovedì si possa concretamente partire con le operazioni. Ma se anche il 10 maggio diventasse il 14 chiunque sarebbe pronto a festeggiare. L’altro motivo del forse nasce invece dalla possibilità che Grimaldi in qualche modo non riesca a rispettare gli impegni presi nel cronoprogramma. Il che comporterebbe probabilmente l’intervento della Marina o di qualche altro soggetto privato ma con tempi nuovamente da definire. Tutto (o quasi, come vedremo) lascia comunque pensare che entro una decina di giorni l’intervento finalmente parta. Dopo le anticipazioni del Tirreno che aveva raccontato la mancata firma sul contratto d’affitto della nave Sentinel - l’imbarcazione scelta dai tecnici di Castalia per portare a termine prima gli interventi di recupero e poi quelli di ricerca dei bidoni - la mattinata si era aperta con la furia del presidente della Toscana, Enrico Rossi. Da Bruxelles, dove si trovava insieme al sindaco Cosimi, il governatore in accordo col primo cittadino aveva fatto recapitare un messaggio chiaro alla capitaneria, e di conseguenza a Grimaldi. «I tempi di recupero vanno assolutamente rispettati», aveva sentenziato. «Se gli impegni non saranno mantenuti, ci riserviamo di agire in danno: faremo noi l'intervento al posto dei privati e poi saranno rimesse le spese. Non ci possono essere incertezze: è stato stato messo a punto un cronoprogramma e questo deve essere rispettato. La capitaneria intervenga per il rispetto degli impegni assunti». Parole che hanno acceso l’allarme rosso in casa-Grimaldi. E così a fine pomeriggio da via Campodisola, Napoli, quartier generale della compagnia di navigazione, arrivava la buona notizia: «Il contratto per l’affitto di Sentinel è in fase di finalizzazione - spiegava al Tirreno, il responsabile delle relazioni esterne del Grimaldi Group, Paul Kyprianou -. La prossima settimana dovremmo firmare l’atto finale». Peccato che la prossima settimana sarà esattamente quella in cui cadranno le due date indicate nel piano presentato alla capitaneria: il 10 e il 12 maggio. Ma soprattutto peccato che il proprietario di Sentinel, Maurizio D’Argenio, ieri continuasse a mostrare mille perplessità. «Anche oggi (ieri, ndr) ho insistito nella ricerca di un contatto con Castalia ma non ricevuto nessuna risposta», spiegava l’armatore di Diamar attorno alle 18.30. «Lunedì finiremo il lavoro che stiamo portando avanti tra la Toscana e la Corsica e dovremo dare al comandante le indicazioni per il rientro. Nei nostri piani c’era l’idea di puntare verso Livorno o Civitavecchia, i due porti in cui avrebbero dovuto essere caricati i cassoni stagni che sono stati costruiti per il recupero dei bidoni, ma gli diremo di rientrare a Pozzuoli. In queste ore stiamo cercando una nuova commessa e abbiamo contatti per un lavoro di tre mesi in Tunisia. Se riusciremo a chiudere l’affare, ci dispiace per Castalia e Grimaldi ma ci prenderemo il lavoro in Tunisia». Le rassicurazioni provenienti da Grimaldi, toccavano poco D’Argenio. «Trovo molto insolito questo comportamento - sottolineava l’armatore di Sentinel -. La trattativa era stata lunga e complessa, erano venuti a fare dei sopralluoghi sulla nave e l’avevano definita assolutamente congrua per l’intervento. Il contratto era definito in tutte le sue parti, eravamo d’accordo su tutto, mancavano solo le firme e nessuno si è più fatto vivo. Noi tra l’altro avevamo messo nelle clausole dell’accordo per il lavoro che stiamo facendo in questi giorni con Terna, la data di conclusione perentoria al 10 maggio, proprio per essere a disposizione nelle operazioni di recupero dei bidoni. E adesso invece la controparte è sparita. Capisco che Grimaldi adesso potrà farsi nuovamente avanti, immagino che possa esserci un tentativo di recupero in extremis, ma confermo che se troviamo prima un’altra commessa andremo altrove». Ma perché Grimaldi aveva fatto slittare questa benedetta e scontata firma? «Non lo so - continua D’Argenio -. Dico solo che non c’era parte del contratto su cui non eravamo d’accordo. Andava soltanto firmato. Forse - si lascia andare - qualche clausola di carattere assicurativo, visto che il lavoro è decisamente particolare». Da Grimaldi non arrivava la conferma esatta del motivo del ritardo, ma in qualche modo Kyprianou non negava che «la complessità dell’intervento avesse creato problematiche tecniche-legali-assicurative, superate le quali la prossima settimana dovremmo firmare il contratto». Ma le sue parole erano spazzate via dal l’aut aut della capitaneria: niente condizionale, «il 10 maggio si intraprendano senza indugio le operazioni di recupero».

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