lunedì 8 ottobre 2012

Acqua potabile dal mare


Acqua potabile dal mare

L'esistenza di progetti per costruire dissalatori lungo tutta la costa tirrenica, anticipati dal Commissario regionale, Periccioli (vedi Consiglio Comunale a Grosseto del 21.9 scorso) e confermati dal Presidente dell'Acquedotto del Fiora, Ceroni, svelano che a decidere non sono i Consiglieri comunali o i Sindaci, delegati dai cittadini e dalla legge a queste scelte, ma le società private, che gestiscono le tubature e gli impianti relativi all'acqua.
Noi a differenza di molti partiti, che affermano che l'acqua, essendo formalmente pubblica, non ha bisogno di nuove norme che ne garantiscano il controllo, affermiamo che la proprietà reale di un impresa è nelle mani di chi ha le conoscenze e le competenze, cioè il sapere e il saper fare e che il Know how è da sempre sinonimo di buoni affari e della proprietà reale di un'azienda.
Nulla di male, anzi positivo, se al privato fosse stata assegnata l'offerta di un bene in concorrenza ampia e in settore dove è normale fare investimenti con tempi di ritorno brevi, cioè di pochi anni, del capitale investito. Ma quando il bene acqua è gestito in regime di monopolio e, per suo carattere, ha bisogno di investimenti, come la manutenzione dei 9.000 Km di tubazioni idrauliche della rete del Fiora, che si ripagano solo in tempi di decenni, è oltremodo stupido pensare che un privato possa ottenere dalle banche, anch'esse private, gli investimenti utili alla collettività. Ecco allora spiegato un motivo delle scelte fatte: anziché recuperare l'acqua potabile che si perde dalle tubature in rovina (e se ne perde oltre il 50% di quella immessa), investimento utilissimo, ma che si ripaga solo dopo decenni, si preferiscono i dissalatori, che come investimento si ripaga in 5-7 anni. Ma, oltre a non bere più acqua naturale, quell'acqua in un prossimo futuro ci costerà tantissimo in spese di gestione in sicuro aumento, a meno che qualcuno, ancora più stupido, pensi che in futuro i costi energetici e dei prodotti chimici andranno a ridursi.
Se poi si aggiunge che recuperare le falde idriche naturali della nostra provincia significa fermare  la geotermia dell'Enel in Amiata e imporre all'Eni le bonifiche, il quadro delle scelte dei politici in carriera è completato.
I neo liberisti di oggi o sono sprovveduti o in mala fede e dovrebbero ricordare un loro maestro, Cavour, perché in suo nome, avendo egli un ben altro senso dell'interesse pubblico,  furono realizzati diversi acquedotti, dalla Puglia, al Piemonte.

Roberto Barocci,
Forum Ambientalista Grosseto

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