| Leggiamo sulla cronaca romana della Repubblica di un finanziamento da 200mila euro di Acea al comitato per il No ai referendum per la ripubblicizzazione del servizio idrico dello scorso giugno. Quanto descritto è di inaudita gravità sia nel merito che nel metodo.Nel merito, è assurdo che i proventi dell'azienda, derivanti dalle bollette dei cittadini, vengano spesi contro i cittadini stessi e per promuovere azioni politiche contro il benessere collettivo. Finanziando la campagna per il No si è infatti tentato di cementificare e rafforzare il potere dei privati dentro Acea. Nel metodo perché, a quanto si legge, la decisione è stata presa dai vertici aziendali senza informare né il Consiglio di Amministrazione né il più grande azionista di Acea, il Comune di Roma. L'ennesima conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell'inesistenza del controllo pubblico nella più grande azienda di servizi della capitale. Il Coordinamento Romano Acqua Pubblica chiede ai vertici di Acea di chiarire immediatamente questa torbida vicenda e al Comune di Roma di pretendere spiegazioni per un comportamento che, se confermato, non può in alcun modo essere giustificato. I cittadini italiani e quelli romani, lo scorso 12 e 13 giugno, si sono chiaramente espressi contro la privatizzazione del servizio idrico e per la sua completa ripubblicizzazione, una richiesta che non può più essere elusa anche alla luce di questa sconcertante vicenda. |
http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=1187:i-soldi-di-acea-al-comitato-per-il-no-ai-referendum-una-vicenda-sconcertante&catid=163:notizie-flash
IL CASO
Referendum acqua, Acea sponsor del No
concessi fondi per il comitato dei privati
Nelle settimane precedenti il voto, il presidente e l'ad dell'azienda pubblica romana hanno indirizzato un contributo di 200mila euro per la campagna a favore della privatizzazione all'insaputa del consiglio dell'amministrazione
di GIOVANNA VITALE - (09 novembre 2011)
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/11/09/news/referendum_acqua_acea_sponsor_del_no_concessi_fondi_per_il_comitato_dei_privati-24690423/
Negli stessi giorni in cui i romani si mobilitavano per il successo dei due quesiti referendari contro la privatizzazione dell'acqua, poi vinto con il 96% dei sì, nel fortino di piazzale Ostiense il presidente di Acea Giancarlo Cremonesi e l'ad Marco Staderini manovravano all'insaputa del cda per garantire, con i soldi della multiutility, un contributo di 200mila euro a favore del Comitato per il No. Foraggiando e di fatto tifando, proprio i due uomini al vertice della più importante azienda pubblica di Roma, per l'avanzata dei privati nel capitale sociale. Un paradosso raccontato dalle carte in possesso di Repubblica.
Tutto comincia il 26 aprile, quando l'avvocato Walter Marazziti, capo del "Comitato nazionale per il No ai referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell'acqua", invoca in una lettera accorata a Cremonesi l'aiuto di Acea "per cercare di recuperare il consenso di un'opinione popolare facilmente influenzabile e che si sta quotidianamente stabilizzando sulle posizioni dei referendari". Sponda indispensabile per i "privatizzatori": "Il successo dei referendum rischia di portarci indietro di vent'anni", scrive Marazziti, "ma gli effetti devastanti che ne potrebbero discendere sono molto più concreti e pesanti, e gli imprenditori, non solo nel settore idrico, ne sono ben consapevoli". Imprenditori assai cari al tandem che guida l'ex municipalizzata. Pertanto "il Comitato - prosegue la missiva - punterà su una forte, decisa e autorevole azione
di comunicazione che aiuti i cittadini alla riflessione, faccia chiarezza sulle indebite suggestioni, metta in luce le menzogne su cui si fondano gli slogan dei sostenitori referendari".
Argomenti che, lungi dall'infastidire i due manager pubblici, risultano persuasivi. Mettendoli però dinanzi a un dilemma: come fare a erogare la somma pattuita senza rischiare che il cda affossi la proposta? La risposta si trova nell'escamotage utilizzato a stretto giro di posta: bypassare il board di Acea. In che modo? Così: Pierguido Cavallina, capo della Comunicazione recentemente scomparso, inoltra all'ad Staderini la richiesta, "così come concordato con il presidente", di "un extrabudget di 200mila euro da assegnare al capitolo di spesa di Relazioni Esterne mediante l'apertura di un ordine interno dedicato".
L'ad dà l'ok. E il 9 maggio Cremonesi firma una determinazione presidenziale che autorizza il versamento sul conto corrente del Comitato per il No. "Al fine di scongiurare l'affermazione referendaria dei favorevoli all'abrogazione delle norme sull'acqua", motiva, "è necessario contrastare l'attività dei Movimenti sostenuti da una buona parte dei partiti politici, dei sindacati e della Chiesa".
Una storia a dir poco opaca, al centro della quale ruotano fondi pubblici e dunque imputabili in ultima istanza alle centinaia di migliaia di romani che hanno votato per la gestione pubblica, boicottata invece dai manager Acea. Vicenda sulla quale il Pd intende ora fare chiarezza. Un'interrogazione urgente "per sapere se sindaco e giunta sono a conoscenza della grave e inopportuna ingerenza, e se l'abbiano autorizzata", è stata presentata dal consigliere pd Massimiliano Valeriani e dal capogruppo Umberto Marroni. Sollecitando in ogni caso Alemanno ad "adoperarsi affinché venga restituito ad Acea il contributo di 200mila euro deciso con determinazione del presidente". In sostanza, se Cremonesi ha fatto tutto da solo, dovrà pagare di tasca sua.

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