Il sindaco e il Pd restano soli a dire sì al maxi-inceneritore
Giannini (Sel): mai il mio voto. Scintille con Romano (Idv) Gulì (Pd) e Lamberti: ipotesi da valutare, basta populismo
Giannini (Sel): mai il mio voto. Scintille con Romano (Idv) Gulì (Pd) e Lamberti: ipotesi da valutare, basta populismo
LIVORNO Come da copione: parte la discussione sul termovalorizzatore che
potrebbe bruciare a Livorno i rifiuti di tutto l’Ato costa e la
coalizione di centrosinistra va in frantumi. Lamberto Giannini (Sel)
annuncia che «non darò mai il mio voto», Andrea Romano (Idv) alza la
voce tra i banchi del consiglio, parla di «malcostume politico» e
definisce gli assessori «personaggi non eletti dai cittadini che non
rispettano il programma». Insomma, clima (di nuovo) da guerra
fratricida. Ieri mattina, in consiglio comunale, il sindaco ha
confermato quanto riportato dal Tirreno due giorni fa: la giunta ha
detto sì al rapporto dell’assessore all’ambiente, Mauro Grassi,
dicendosi pronta a valutare sia l’ipotesi di costruire la terza linea
(già autorizzata) dell’impianto Aamps al Picchianti, che il maxi
inceneritore di valenza regionale (oltre 350mila tonnellate di rifiuti
all’anno). Un’ipotesi esclude l’altra: se fosse costruito il maxi
impianto sarebbe dismesso l’attuale. La «disponibilità a valutare la
percorribilità di questa strada», per dirla con le parole di Alessandro
Cosimi, è stata trasmessa alla Provincia che sta predisponendo il piano
interprovinciale dei rifiuti. «Appena l’atto arriverà in consiglio
provinciale – assicura Cosimi – partirà la discussione in Comune.
Nessuna decisione potrà essere presa se non in questo consiglio, nel
rispetto delle procedure di Vas e Via». Ma intanto c’è l’indirizzo
politico. Ed è su questo che si scatena il dibattito. Cosimi torna a
dire che «se in regione si pemetterà di ampliare le discariche non ci
sarà bisogno dei termovalorizzatori, ma se si recepiranno le indicazioni
europee sì. La vera discussione è se i termovalorizzatori siano la
tecnica giusta». «Ma non è quello che c’è scritto – polemizza Giannini –
nel documento Verso il 2014 sottoscritto dalla maggioranza: al punto 5
si parlava chiaramente di terza linea al Picchianti, nessun cenno al
nuovo inceneritore. La strada, per me, è impercorribile». Come la
penserà il “suo” assessore che era in giunta quando è stato discusso il
rapporto-Grassi? Romano va su tutte le furie. Anche oltre. «Le cose –
sfida Cosimi e Gulì – ce le riferiscono anche se non ci invitate più in
maggioranza. Non si era mai parlato di aprire una discussione sul
cancro-valorizzatore, è un atto pesantissimo». E quando definisce gli
assessori «personaggi» Bettini sbotta: «Un po’ di ritegno!». Il
battibecco va avanti a microfoni spenti: Romano grida che Grassi non si
fa vedere in commissione, «è troppo impegnato», e poi parte con un «come
vi permettete». Il sindaco si trattiene a stento: «Ma come si permette
lei, se poi intende interloquire personalmente con me sono
disponibile...». A prendere le difese del sindaco è Gianfranco Lamberti
(Confronto): «Il clima qui è decaduto. Non accetto che ci si rivolga al
sindaco in questo modo, non fa parte della mia cultura politica». Poi:
«La giunta ha aperto una riflessione sull’impianto, perché, non lo può
fare? Deve prima riunire la maggioranza? Non si capisce nemmeno quale
sia». Il capogruppo del Pd, Massimo Gulì, apprezza il percorso della
giunta: «Siamo per valutare tutte le ipotesi e poi scegliere la
soluzione migliore per il territorio. L’antipolitica non giova a
nessuno». Intanto dal fronte ambientalista promettono battaglia.
Vertenza Livorno scrive che «la giunta continua a muoversi sul piano
ambientale come un elefante in un negozio di cristalleria: dopo le
scelte scellerate del rigassificatore e delle discariche si apre un
nuovo capitolo che vedrebbe Livorno diventare la pattumiera in cui
incenerire i rifiuti dell'intera Toscana e non solo, visto che le
dimensioni di questo impianto vanno oltre le eventuali necessità della
costa». «Escludendo – chiude – qualsiasi percorso alternativo che porti
invece alla riduzione dei rifiuti come anche una delibera comunale aveva
proposto». (j.g.)

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