venerdì 8 giugno 2012

Livorno, Provincia, Mozione in merito a “ Rifiuti tossici, una questione tra modello economico e mare come discarica.“

PROVINCIA DI LIVORNO - Consiglio Provinciale
Livorno 07.06.2012
Prot. n° 24567 /Strutt. C.P. - cm
Mozione in merito a “ Rifiuti tossici, una questione tra modello economico e mare come discarica.“

PREMESSO
• Che in riferimento al disastro ambientale, avvenuto nella notte del 17 dicembre 2011 a nord dell’isola di Gorgona, le ultime vicende suggeriscono scenari inquietanti e quanto poteva sembrare un’ipotesi lontana, oggi è invece diventata realtà e all’orizzonte non sembra esserci ancora una soluzione concreta.
• Che ancora ci sono 102 bidoni carichi di sostanze tossiche abbandonati nei nostri fondali.
• Che la dinamica sulla caduta dei fusti tossici in mare è ancora tutta da chiarire, in particolare per quanto attiene al fronte delle indagini sulle cause e responsabilità, dove non sembrano ancora emergere alcune novità.
• Che nonostante le ultime analisi dell’istituto superiore della sanità non abbiano rilevato anomalie sulle acque campionate e sui pesci, ma che a fronte del rilascio di una quantità rilevante e concentrata di materiale inquinante, resta in ogni caso il rischio nel lungo periodo di trasformarsi in una bomba ecologica, capace di compromettere l’ecosistema di buona parte del Mar Tirreno e di conseguenza l’economia legata a pesca e turismo.
• Che nello stesso dossier intitolato “Rischi” redatto dall’Arpat nel mese di febbraio (quando ancora ci rassicuravano che il recupero dei fusti sarebbe stato solo questione di giorni), i tecnici dell’Agenzia regionale esprimevano la preoccupazione di come il rischio contaminazione “potrebbe diventare più consistente se il carico in fondo al mare dovesse rimanervi a lungo”. In questo caso gli effetti sull'ambiente e la biodiversità potrebbero avere gravi ricadute anche per la riserva marina, santuario dei cetacei.
• Che la stessa Arpat ha potuto analizzare solo dopo quaranta giorni il contenuto dei fusti rimasti a bordo del Venezia, e scoprire così che le schede di carico contenevano informazioni non corrette e che nessuno, ad oggi ha dovuto rendere conto di questo.
PRESO ATTO
• Che la ricerca dei fusti è stata sottovalutata, poco accurata e comunque attivata con mezzi inadeguati dimostrando tutta l'inadeguatezza delle istituzioni preposte a far fronte a questa emergenza. Emergenza che erroneamente o volutamente tale non è stata considerata.
• Che a causa delle correnti, del fondo sabbioso e mobile, dei ritardi nelle ricerche, aumenta di giorno in giorno il rischio che i carichi persi non saranno più recuperati.
• Che tutto questo ripropone, con serietà, il problema del numero sorprendente di perdite di carico e affondamenti (25 in 34anni) segnalati da reporters impegnati nelle inchieste sui traffici di rifiuti tossici.
CONSIDERATO
• Che il traffico marittimo ha regole ormai inadeguate o comunque insufficienti, in materia di acque territoriali e che pertanto servono norme vincolanti, con veri piani regolatori regionali o interregionali per garantire navigazione in sicurezza e tutela ambientale. Altrettanto si dovrebbe fare anche per le aree demaniali, a difesa degli interessi generali e del bene comune secondo il principio del «chi inquina paga».
• Che non può finire così, questi bidoni tossici vanno necessariamente recuperati, non possono essere abbandonati nei fondali a qualche miglio dal mare protetto di Pianosa ed in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, in un'area di mare anche trafficata dai pescherecci e interessata dal fenomeno dell'upwelling, dove la risalita delle acque profonde che favorisce la produttività biologica e la presenza di krill e piccoli pesci che attirano le grandi balenottere ed i delfini. Un pericolo da scongiurare per l'intera catena alimentare marina e conseguentemente anche per la salute delle persone.
• Che per approfondire le cause dell'incidente e per monitorare con continuità le conseguenze possibili risulta indispensabile conoscere con esatta precisione la tipologia delle sostanze contenute nei bidoni, iniziando ad analizzare i residui presenti nell'unico bidone recuperato di cui ancora non è stata data alcuna comunicazione. Anche il monitoraggio Arpat (che deve essere esteso alle zone interessate dalle correnti ed essere costante) richiede di parametri e d’ipotesi di partenza sulla quale costruire modelli di rilevazione, altrimenti gli stessi controlli potrebbero risultare poco attendibili. Come pure è necessario obbligare mittente e vettore a fornire informazioni ufficiali e vere, perché la dinamica dell'incidente risulta, ancora ad oggi, piena di punti oscuri, a partire dal fatto di come fosse stato possibile trasportare un carico simile con un mare di quella natura e senza accurate precauzioni. Inoltre le imprecise indicazioni sulla zona della perdita, le irregolarità sulla documentazione di viaggio, i ritardi nella comunicazione dell'incidente e nelle operazioni legittimano o in ogni caso giustificano, di fatto, i molti dubbi e incertezze che potranno trovare risposte solo con l’avvio di procedimenti legali, per chiarire tutte le responsabilità e poter richiedere i dovuti risarcimenti.
• Che l’ambiente rappresenta una rilevante ricchezza del nostro paese che va salvaguardata e curata anche per ragioni economiche oltre che etiche e di tutela della salute.
I PROPONENTI CHIEDONO:
• Che L'amministrazione Provinciale di Livorno in collaborazione con le Provincie di Pisa e Grosseto e i Comuni interessati si facciano promotori di una protesta sostanziale verso il Ministero, affinché si impegni concretamente a trovare una soluzione per recuperare e mettere in sicurezza questi bidoni. Un punto fermo deve essere quello che “quei bidoni non possono e non devono restare in mare e che non c’è tempo da perdere”. Poco importa se l’intervento sarà eseguito da privati o dalla Marina Militare, l’importante è che i costi non ricadano sulla collettività e siano addebitati ai responsabili.
• Che L'amministrazione Provinciale di Livorno in collaborazione con le Province di Pisa e Grosseto e i Comuni interessati solleciti e collabori con la Regione Toscana e il Presidente Rossi all’iter per istituire il prima possibile il PIANO REGOLATORE DEL MARE per le acque territoriali toscane, che comprenderebbe tutto l’arcipelago, con uno sviluppo costiero di 561 km e un’estensione del mare pari a 15.000 km2, fino alle coste corse, gettando le basi per una più stretta collaborazione con la Francia per la difesa del santuario dei cetacei.
• Che il Consiglio Provinciale sia puntualmente informato sullo stato delle ricerche e del recupero, sulle indagini in corso e sugli sviluppi giudiziari, anche tramite convocazione della Conferenza dei Capigruppo.

Silvio Lami Rifondazione Comunista–FdS
Michele Mazzola PdCI – FdS
Celanti Enrico IdV
Adriano Cristiani SeL
Antonio Ceccantini P.D.

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