venerdì 8 giugno 2012

PUDORE CAPITALISTA



PUDORE CAPITALISTA

Qualcuno di voi ricorda i pisciatoi? Quei luoghi puzzolenti e maschilisti che permettevano ai soli uomini di fermarsi in qualche vicolo e godere della liberazione di una opulenta orinata a lungo trattenuta?

Di solito erano antri senza finestre mattonellati di bianco con tre o più apparati in maiolica striata di marrone e di calcare, separati da rugginose paratie.
Era lì che si andava quando la vescica implorava aiuto.
Erano, quelli, luoghi spesso malfrequentati dove chi vi si recava per la sola spinta fisiologica, ci teneva a rimarcare il suo disinteresse verso gli apparati genitali degli altri utenti.
Si guardava in alto imbarazzati e con ostinazione per fugare il sospetto che si avesse anche solo l’intenzione di sbirciare accanto.
Ecco! Colgo, oggi che i pisciatoi non ci sono più, lo stesso imbarazzo e lo stesso comportamento davanti ad un bancomat mentre si aspetta il proprio turno.
C’è pure qualche profonda analogia, qualche sottile rispondenza psicologica tra i due comportamenti?
Che il conto in banca non sia in qualche modo la rappresentazione fallica del proprio potere?
Che la sua lunghezza ed il suo spessore non rappresentino l’intima misura della propria capacità procreativa, la misura ultima della propria cifra esistenziale?
Che tale rappresentazione interiore non determini essa stessa la invalicabile riservatezza che, pure tra amici, impone la segretezza sacrale delle proprie misure? Dal pisciatoio al bancomat il concetto di pudore si riproduce in uguale forma.
Ma non solo i gesti rivelano nascosti legami e nuove rappresentazioni di antichi archetipi.
In televisione, … già la televisione, quasi la misura di tutto…, in televisione dicevo, una volta non si poteva dire cazzo ed il membro maschile è stato uno degli ultimi termini ad essere sdoganato nei tolk show e nelle telenovele.
Contemporaneamente altre parole sono sprofondate nell’indicibile, nel nuovo galateo del bon ton lessicale.
Oggi cazzo si può dire, ma non si può più dire la parola comunista, e se il copione o la notizia lo richiedono senza la possibilità di strane circollocuzioni , allora lo speaker assume quasi una espressione di scusa come se volesse aggiungere … comunista….. con rispetto parlando.
E’ così il linguaggio e le sue regole si evolvono continuamente.
E’ l’alternarsi operoso ed inevitabile della storia che si riflette nelle abitudini e nelle parole: dai pisciatoi ai bancomat, dai comunisti alle teste di cazzo.

Salvatore Allocca

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