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martedì 14 ottobre 2014
Notizie di Contro la Crisi
domenica 12 ottobre 2014
Il Rojava come la Seconda Repubblica Spagnola
Nel bel mezzo della zona di guerra siriana
un esperimento democratico sta venendo seriamente minacciato dall’Isis
Che il mondo intero ne sia all’oscuro è uno scandalo!
David Graeber, antropologo e attivista americano.
Nel 1937, mio padre si arruolò volontario per combattere nelle Brigate Internazionali in difesa della Repubblica Spagnola. Quello che sarebbe stato un colpo di Stato fascista era stato temporaneamente fermato da un sollevamento dei lavoratori, condotto da anarchici e socialisti, e nella maggior parte della Spagna ne seguì una genuina rivoluzione sociale, portando intere città sotto il controllo di sistemi di democrazia diretta, le fabbriche sotto la gestione operaia e le donne ad assumere sempre più potere.
I rivoluzionari spagnoli speravano di creare la visione di una società libera cui il mondo intero avrebbe potuto ispirarsi. Invece, i poteri mondiali dichiararono una politica di “non intervento” e mantennero un rigoroso embargo nei confronti della repubblica, persino dopo che Hitler e Mussolini, apparenti sostenitori di tale politica di “non intervento”, iniziarono a fare affluire truppe e armi per rinforzare la fazione fascista. Il risultato fu quello di anni di guerra civile terminati con la soppressione della rivoluzione e quello che fu uno dei più sanguinosi massacri del secolo.
Non avrei mai pensato di vedere, nel corso della mia vita, la stessa cosa accadere nuovamente. Ovviamente, nessun evento storico accade realmente due volte. Ci sono infinite differenze fra quello che accadde in Spagna nel 1936 e quello che sta accadendo ora in Rojava, le tre province a larga maggioranza curda nel nord della Siria. Ma alcune delle somiglianze sono così stringenti, e così preoccupanti, che credo sia un dovere morale per me, in quanto cresciuto in una famiglia le cui idee politiche furono in molti modi definite dalla Rivoluzione spagnola, dire: non possiamo fare sì che tutto ciò finisca ancora una volta allo stesso modo.
La regione autonoma del Rojava, così come esiste oggi, è uno dei pochi raggi di luce – un raggio di luce molto luminoso, a dire il vero – a emergere dalla tragedia della Rivoluzione siriana. Dopo aver scacciato gli agenti del regime di Assad nel 2011, e nonostante l’ostilità di quasi tutti i suoi vicini, il Rojava non solo ha mantenuto la sua indipendenza, ma si è configurato come un considerevole esperimento democratico. Sono state create assemblee popolari che costituiscono il supremo organo decisionale, consigli che rispettano un attento equilibrio etnico (in ogni municipalità, per esempio, le tre cariche più importanti devono essere ricoperte da un curdo, un arabo e un assiro o armeno cristiano, e almeno uno dei tre deve essere una donna), ci sono consigli delle donne e dei giovani, e, in un richiamo degno di nota alle Mujeres Libres (Donne Libere) della Spagna, un’armata composta esclusivamente da donne, la milizia “YJA Star” (l’”Unione delle donne libere”, la cui stella nel nome si riferisce all’antica dea mesopotamica Ishtar), che ha condotto una larga parte delle operazioni di combattimento contro le forze dello Stato Islamico.
Come può qualcosa come tutto questo accadere ed essere tuttavia perlopiù ignorato dalla comunità internazionale, persino, almeno in gran parte, dalla sinistra internazionale? Principalmente, sembra, perché il partito rivoluzionario del Rojava, il PYD, lavora in alleanza con il turco Partito Curdo dei Lavoratori (PKK), un movimento combattente marxista impegnato sin dagli anni Settanta in una lunga guerra contro lo Stato turco. La Nato, gli Stati Uniti e l’Unione Europea lo classificano ufficialmente come “organizzazione terroristica”. Nel frattempo, l’opinione di sinistra lo descrive spesso come Stalinista.
Ma, in realtà, il PKK non assomiglia neppure lontanamente al vecchio, organizzato verticalmente, partito Leninista che era una volta. La sua evoluzione interna, e la conversione intellettuale del suo fondatore, Abdullah Ocalan, detenuto in un’isola-prigione turca dal 1999, lo hanno condotto a cambiare radicalmente i propri scopi e le proprie tattiche. Il PKK ha dichiarato che esso non cerca nemmeno più di creare uno Stato curdo. Invece, ispirato in parte dalla visione dell’ecologista sociale e anarchico Murray Bookchin, ha adottato una visione di “municipalismo libertario”, invitando i curdi a formare libere comunità basate sull’autogoverno, basate sui principi della democrazia diretta, che si federeranno tra loro aldilà dei confini nazionali – che si spera che col tempo diventino sempre più privi di significato. In questo modo, suggeriscono i curdi, la loro lotta potrebbe diventare un modello per un movimento globale verso una radicale e genuina democrazia, un’economia cooperativa e la graduale dissoluzione dello stato-nazione burocratico.
A partire dal 2005 il PKK, ispirato dalla strategia dei ribelli zapatisti in Chiapas, ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale nei confronti dello Stato turco e ha iniziato a concentrare i propri sforzi nello sviluppo di strutture democratiche nei territori di cui già ha il controllo. Alcuni si sono chiesti quanto realmente sinceri siano questi sforzi. Ovviamente, elementi autoritari rimangono. Ma quello che è successo in Rojava, dove la Rivoluzione siriana ha dato ai curdi radicali la possibilità di condurre tali esperimenti su territori ampi e confinanti fra loro, suggerisce che tutto ciò è tutt’altro che un’operazione di facciata. Sono stati formati consigli, assemblee e milizie popolari, le proprietà del regime sono state trasformate in cooperative condotte dai lavoratori – e tutto nonostante i continui attacchi dalle forze fasciste dell’ISIS. Il risultato combacia perfettamente con ogni definizione possibile di “rivoluzione sociale”. Nel Medio Oriente, almeno, tali sforzi sono stati notati: particolarmente dopo che il PKK e le forze del Rojava per combattere efficacemente e con successo nei territori dell’ISIS in Iraq per salvare migliaia di rifugiati Yezidi intrappolati sul Monte Sinjar dopo che le locali milizie peshmerga avevano abbandonato il campo di battaglia. Queste azioni sono state ampiamente celebrate nella regione, ma, significativamente, non fecero affatto notizia sulla stampa europea o nord-americana.
Ora, l’ISIS è tornato, con una gran quantità di carri armati americani e di artiglieria pesante sottratti alle forze irachene, per vendicarsi contro molte di quelle stesse milizie rivoluzionarie a Kobané, dichiarando la loro intenzione di massacrare e ridurre in schiavitù – si, letteralmente ridurre in schiavitù – l’intera popolazione civile. Nel frattempo, l’armata turca staziona sui confini, impedendo che rinforzi e munizioni raggiungano i difensori, e gli aeroplani americani ronzano sopra la testa compiendo occasionali, simbolici bombardamenti dall’effetto di una puntura di spillo, giusto per poter dire che non è vero che non fanno niente contro un gruppo in guerra con i difensori di uno dei più grandi esperimenti democratici mondiali.
Se oggi vogliamo fare un paragone con i Falangisti assassini di Franco, con chi altri possiamo farlo se non con l’ISIS? Se c’è un’analogia con le Mujeres Libres di Spagna, chi potrebbero essere se non le coraggiose donne che difendono le barricate a Kobané? Davvero il mondo – e questa volta, cosa più scandalosa di tutte, la sinistra internazionale, si sta rendendo complice del lasciare che la storia ripeta se stessa?
Fonte: The Guardian
http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/oct/08/why-world-ignoring-revolutionary-kurds-syria-isis
Traduzione di Federico Vernarelli
sabato 11 ottobre 2014
Notizie di Contro La Crisi
CONTROLACRISI ti segnala le seguenti notizie:
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ControLaCrisi: Notizie, Conflitti, Lotte
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AST di Terni: fallita la trattativa, riprende la lotta |
Enigma Brasile |
La sinistra Europea in piazza in tutta Europa sabato 11 contro il TTIP |
Sfratti Zero, Prc aderisce a mobilitazione per il diritto alla casa |
Sai cos’è il TTIP? Materiali di Rifondazione verso la mobilitazione #stopTTIP del 10, 11 e 14 ottobre |
Domani in piazza con gli studenti contro questo governo che continua a fare regali alle scuole private |
Stop TTIP: la giornata europea di mobilitazione in ItaliaOltre 100 eventi in tutta Europa, decine di iniziative da Nord a Sud del Paese per fermare il trattato di liberalizzazione selvaggia tra Europa e Stati Uniti Gli appuntamenti nazionali: a Milano il 10-11 ottobre e il 14 a Roma, per fermare il TTIP ora! 10-11 OTTOBRE 2014 Milano, @Forum dei Popoli Asia Europa c/o |
Pino Ferraris: Panzieri uomo di frontiera |
venerdì 10 ottobre 2014
Notizie di Contro La Crisi
CONTROLACRISI ti segnala le seguenti notizie:
- AST di Terni: fallita la trattativa, riprende la lotta.
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Mentre arriva la conferma che la Ast ha proposto, in sede di trattative, "un incentivo alla mobilità volontaria pari a 80mila euro", si fa quindi più concreta la procedura di... - Scuola, almeno in centomila contro la scuola-azienda di Renzi. Prc: "Premier bocciato!"
Oggi in tutte le piazze italiane più di 80.000 studentesse e studenti sono scesi in piazza per dire al Governo che la #grandebellezzasiamonoi e che il Paese non può permettersi ancora... - Scuola, almeno in centomila contro la scuola-azienda di Renzi
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Nello stesso momento in cui i governi europei fingono di piangere i morti di Lampedusa, a un anno dalla strage del 3 ottobre, si sta preparando in tutta l’Unione un’autentica retata di... - "Un errore da parte della Cgil l'appuntamento del 27 ottobre con Renzi". Intervista a Roberta Turi (Fiom)
A Milano abbiamo visto sfilare la Fiom contro il summit Ue sul lavoro, e a fianco studenti e precari. Insomma, quello che dovrebbe fare un sindacato in questo momento, provare a mettere insieme gli... - Intervista a Walter De Cesaris. “Il 10 ottobre dentro percorso costruzione dello sciopero del 14 novembre”
Intervista a Walter De Cesaris sulla Terza Giornata Nazionale Sfratti Zero e sul legame tra sfratti e vendita all’asta delle case popolari. Ci stiamo avvicinando alla Terza Giornata... - Brasile, quella di Dilma Rousseff al secondo turno è una strada tutta in salita. L'analisi di Marco Consolo
Non ci sono nè Sibilla cumana, nè sciamani che tengano. Per sciogliere l’enigma brasiliano, sarà battaglia all’ultimo voto al secondo turno elettorale previsto per il... - Perché il mondo sta ignorando la rivoluzione dei Curdi in Siria?
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Iniziamo da una domanda: qual è il paese che dal 2000 ad oggi registra una crescita inferiore a quella media della zona euro, nel quale la... - Il decreto sugli 80 euro cancella il diritto allo studio
Con gli 80 euro del bonus Irpef uno studente (o meglio la sua famiglia) non ci compra nemmeno i libri per dare un esame. Ma questo è un particolare... - Scuole, oggi cento piazze per dire no a Renzi #noservi
Stanotte, gli studenti dell'UdS, hanno fatto un blitz di fronte al MIUR per lanciare i cortei studenteschi di oggi con scritto "Stiamo arrivano! #entrainscena il #10o!".Studentesse e studenti in... - Renzi e la vandea capitalista contro i diritti. Intervento di Giorgio Cremaschi
Nei momenti di tensione salgono dall'animo parole che non si possono trattenere. Non ci è riuscito neanche un attore consumato come Matteo Renzi. Per reagire al dispetto provato per i ritardi... - In oltre 30 città italiane si manifesta per la III giornata nazionale "SFRATTI ZERO!"
Per il terzo anno consecutivo, il 10 ottobre l'Unione Inquilini, associazioni, movimenti, comitati manifesteranno componendo una catena umana di iniziative dal Friuli fino alla Sicilia e alla...
ControLaCrisi: Notizie, Conflitti, Lotte
ANCORA FRANE SUI BINARI: A GENOVA DERAGLIA FRECCIABIANCA 9764 IL TRENO INVESTE LA FRANA A 110 Km/h E INVADE L'ALTRO BINARIO
ancora
IL TRENO INVESTE LA FRANA A 110 Km/h E INVADE L'ALTRO BINARIO

SFIORATO UN DISASTRO DI PROPORZIONI MAGGIORI
FORTUNATAMENTE FERITO SOLO IL MACCHINISTA
La forte perturbazione meterologica della notte scorsa che ha investito la città uccidendo una persona
e provocando ingenti danni, ha causato anche un nuovo incidente ferroviario dovuto ad una frana
Il treno freccia bianca 9764, partito da Roma alle 6 e 57 e diretto a Torino, poco dopo mezzogiorno,
in località Fegino, una frazione di Genova, mentre viaggiava a oltre 100 km/h, ha incontrato
una frana caduta sui binari da una scarpata interessata da lavori di sterro e disboscamento
ed è deragliato, occupando lo spazio del binario attiguo
Anche stavolta, fortunatamente è rimasto ferito soltanto il macchinista in modo non grave
Ma è sufficiente guardare le immagini - il frecciabianca ha occupato lo spazio e la sagoma dei
treni che viaggiano in senso opposto - per valutare cosa sarebbe potuto accadere stamane
se in quel momento sull'atro binario fosse passato un altro treno: vi sarebbe stato uno scontro
con conseguenze potenzialmente catastrofiche
Il dissesto idrogeologico, che caratterizza l'intera area ligure, aggravato da una gestione del
territorio che ne ignora la vulnerabilità, oltre a determinare un rischio crescente per la
popolazione mette a repentaglio anche la sicurezza delle infrastrutture, in particolare quelle ferroviarie
In questo caso, embra addirittura che la frana provenisse dal terreno interessato al
cantiere TAV per la costruzione della galleria Campasso del cosiddetto 'Terzo Valico'
In una zona a così alto rischio il mancato controllo in tempo reale dei fenomeni atmosferici più intensi
e l'assenza di dispositivi di allarme continuano a causare incidenti ferroviari che per
il momento si sono risolti col ferimento dei macchinisti e ingenti danni materiali
Per questo, mentre non possiamo che chiedere l'adozione da parte di RFI dei dispositivi di monitoraggio
dei fronti instabili collegati con i segnali dei treni, in grado di prevedere le situazioni pericolose
e di sospendere o rallentare precauzionalemente la circolazione dei treni nei momenti più critici
Trenitalia, inoltre, come azienda, ha il dovere di prendere gli opportuni povvedimenti, sebbene impresa 'sorella',
nei confronti di RFI per tutelare i propri viaggiatori, i dipendenti, il servizio reso agli utenti ed il suo patrimonio
La rete ferroviaria deve mantenersi sicura in ogni condizione e quando queste condizioni
non ci sono o degradano si devono adottare le misure prudenziali conseguenti a salvaguardia dell'incolumità delle persone
Sollecitiamo l'ANSF, il ministero dei trasporti e l'Autorità giudiziaria a considerare questi incidenti
della massima gravità, poiché la mancanza di vittime è frutto solo del caso:
gli stessi eventi in condizioni appena più sfavorevoli avrebbero potuto causare delle vere e proprie stragi
-----------------
IN MARCIA !
GIORNALE DI CULTURA, TECNICA E INFORMAZIONE POLITICO SINDACALE, DAL 1908
ANCORA FRANE SUI BINARI: A GENOVA DERAGLIA FRECCIABIANCA 9764
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IL TRENO INVESTE LA FRANA A 110 Km/h E INVADE L'ALTRO BINARIO
SFIORATO UN DISASTRO DI PROPORZIONI MAGGIORI
FORTUNATAMENTE FERITO SOLO IL MACCHINISTA
La forte perturbazione meterologica della notte scorsa che ha investito la città uccidendo una persona
e provocando ingenti danni, ha causato anche un nuovo incidente ferroviario dovuto ad una frana
Il treno freccia bianca 9764, partito da Roma alle 6 e 57 e diretto a Torino, poco dopo mezzogiorno,
in località Fegino, una frazione di Genova, mentre viaggiava a oltre 100 km/h, ha incontrato
una frana caduta sui binari da una scarpata interessata da lavori di sterro e disboscamento
ed è deragliato, occupando lo spazio del binario attiguo
Anche stavolta, fortunatamente è rimasto ferito soltanto il macchinista in modo non grave
Ma è sufficiente guardare le immagini - il frecciabianca ha occupato lo spazio e la sagoma dei
treni che viaggiano in senso opposto - per valutare cosa sarebbe potuto accadere stamane
se in quel momento sull'atro binario fosse passato un altro treno: vi sarebbe stato uno scontro
con conseguenze potenzialmente catastrofiche
Il dissesto idrogeologico, che caratterizza l'intera area ligure, aggravato da una gestione del
territorio che ne ignora la vulnerabilità, oltre a determinare un rischio crescente per la
popolazione mette a repentaglio anche la sicurezza delle infrastrutture, in particolare quelle ferroviarie
In questo caso, embra addirittura che la frana provenisse dal terreno interessato al
cantiere TAV per la costruzione della galleria Campasso del cosiddetto 'Terzo Valico'
In una zona a così alto rischio il mancato controllo in tempo reale dei fenomeni atmosferici più intensi
e l'assenza di dispositivi di allarme continuano a causare incidenti ferroviari che per
il momento si sono risolti col ferimento dei macchinisti e ingenti danni materiali
Per questo, mentre non possiamo che chiedere l'adozione da parte di RFI dei dispositivi di monitoraggio
dei fronti instabili collegati con i segnali dei treni, in grado di prevedere le situazioni pericolose
e di sospendere o rallentare precauzionalemente la circolazione dei treni nei momenti più critici
Trenitalia, inoltre, come azienda, ha il dovere di prendere gli opportuni povvedimenti, sebbene impresa 'sorella',
nei confronti di RFI per tutelare i propri viaggiatori, i dipendenti, il servizio reso agli utenti ed il suo patrimonio
La rete ferroviaria deve mantenersi sicura in ogni condizione e quando queste condizioni
non ci sono o degradano si devono adottare le misure prudenziali conseguenti a salvaguardia dell'incolumità delle persone
Sollecitiamo l'ANSF, il ministero dei trasporti e l'Autorità giudiziaria a considerare questi incidenti
della massima gravità, poiché la mancanza di vittime è frutto solo del caso:
gli stessi eventi in condizioni appena più sfavorevoli avrebbero potuto causare delle vere e proprie stragi
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