Non
riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi
basato sui test Invalsi
Pubblicato da comitatonogelmini su 9 ottobre 2011
di
Comitato Genitori ed Insegnanti per
la Scuola Pubblica di Padova
9
ottobre 2011
In un’intervista riportata oggi dal quotidiano “La
Repubblica” al ministro Gelmini
(clicca qui per il testo integrale), figura
il seguente botta e risposta con l’intervistatore:
È pentita di qualche scelta?
“Non sono riuscita a spiegare come il paese debba ricredersi sul ruolo dell’insegnante. Ha perso valore sociale, prestigio”.
“Non sono riuscita a spiegare come il paese debba ricredersi sul ruolo dell’insegnante. Ha perso valore sociale, prestigio”.
Gli insegnanti
pensano sia colpa sua.
“Credo che i buoni docenti debbano essere pagati meglio di coloro che hanno solo scelto un impiego pubblico. Non riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test Invalsi”.
“Credo che i buoni docenti debbano essere pagati meglio di coloro che hanno solo scelto un impiego pubblico. Non riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test Invalsi”.
Non entriamo nel merito dei giudizi espressi dal ministro,
ma ci interessa fissare l’attenzione sull’ultima riga: Non riusciremo
ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test
Invalsi.
Dunque tutto quello che avevamo segnalato in tempi non
sospetti era vero!
I test Invalsi sono lo strumento con cui il ministero si
appresta a valutare su base meritocratica gli insegnanti, con buona pace di chi ci ha sempre risposto che erano le
illazioni dei “soliti facinorosi”.
Se la Gelmini intendeva rassicurare insegnanti e genitori,
noi non lo siamo per niente.
Cosa succederà, si pagheranno di più gli insegnanti delle
classi che ottengono punteggi più alti?
E questo come si riverbererà sulla formazione delle classi, sull’assegnazione
delle cattedre, sul preoccupante rischio di ufficializzare la distinzione
tra “sezioni migliori” e “sezioni peggiori”?
“Per forza mio figlio va male: ha un insegnante di serie B!” (il quale, magari, è bravissimo, ma gli è capitata
una classe problematica…).
E rispetto ai quiz
(non ci dilunghiamo più di tanto, per il materiale cliccate qui…) come la mettiamo?
Cederemo all’allenamento degli studenti per poter dimostrare
che siamo dei bravi insegnanti (e per
accedere a qualche palanca in più…)?
E, vista la situazione economica in cui giornalmente
viviamo e la retribuzione a dir poco umiliante che gli insegnanti percepiscono, vi sembra
così amena l’idea che qualche docente possa suggerire le risposte esatte agli
studenti per potersi pagare le rate del mutuo della casa…?
L’idea della valutazione/incentivazione basata sui risultati
di questi test, così come sul numero di promozioni, sul numero di iscrizioni,
non ci convince e ci pare anzi assai pericolosa.
Chiediamo a tutti
(genitori ed insegnanti) di impegnarsi
affinché la logica dei test Invalsi subisca un arresto; non è un’impresa
impossibile ma è senza dubbio collegata alla necessità di condurre azioni
coordinate.
Maggio (il mese dei
test…) è ancora lontano: cominciamo a
ragionarci sopra fin da ora?

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