[Redazione del sito www.rete28aprile.it]
Primo
maggio contro il governo
di
Giorgio Cremaschi
E’ stato un Primo Maggio diverso dalla solita stanca
noiosa ritualità.
Certo c’è stata la triste manifestazione unitaria di
Rieti, dove i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno
manifestato tutta la loro colpevole impotenza di fronte alla
politica economica devastante del governo, dimenticandosi di
parlare dell’articolo 18.
Certo, c’è stato il concertone che ha occupato la
giornata radiotelevisiva. Bello come spettacolo e a volte anche
intelligente, ma che non può rimpiazzare quel Primo Maggio di
lotta che oggi è necessario. E questo ha cominciato a farsi
sentire. Nelle manifestazioni, ove tanti lavoratori anziani
venivano a parlarti per esprimere tutta la loro indignazione di
fronte alla cancellazione progressiva e veloce di tutto ciò che
avevano conquistato. La rabbia di chi, con gli scioperi e i
sacrifici, ha conquistato lo Statuto dei lavoratori e oggi se lo
vede sacrificare sull’altare dello spread, è oggi qualcosa di
nuovo. Anche perché finora i lavoratori anziani, i pensionati,
erano stati il p unto di sostegno delle politiche concertative
di Cgil, Cisl, Uil.
Oggi, non solo dai giovani ma anche dagli anziani,
viene una rabbia crescente contro questo governo e chi lo
sostiene. Chi lo sostiene ha per la prima volta incontrato la
contestazione popolare. E’ successo a Portella della Ginestra
per Bersani e ancor di più a Torino per Fassino. In quella città
c’è stato il massimo di visibilità di due primi maggio opposti.
Da un lato quello istituzionale inutile, colpevolmente voluto da
Cgil, Cisl e Uil locali che hanno scelto di farsi rappresentare
dal sindaco della città nel giorno della festa dei lavoratori.
Questa totale caduta di autonomia dei gruppi dirigenti del
sindacato torinese ha però incontrato una reazione popolare. I
fischi al sindaco e a ciò che rappresenta non erano di soli
trenta giovani dei centri sociali, come si è subito affrettata a
dire tutta la stampa di regime. E’ stata la maggioranza della
piazza che ha fischiato. E qui, gravissimo, è stato l'intervento
della polizia, scatenato unicamente per impedire i fischi, per
intimidire una libera piazza. Bastonate contro i fischi. Anche
questo è un segno dell’attacco alla democrazia sotto il governo
Monti.
Sì, è stato un Primo Maggio ancora incerto e confuso,
ma dal quale emergono segnali positivi di volontà di lottare che
abbiamo incontrato in tante piazze. E’ un Primo Maggio che dà il
via alla lunga e difficile, ma necessaria, marcia della ribellione sociale contro
questo governo e chi lo sostiene.
2.5.2012

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