L’Italia è avvolta in una crisi politica, sociale ed economica senza precedenti. La crisi politica del regime che ha retto il paese negli ultimi vent’anni è sotto gli occhi di tutti. La situazione assomiglia molto a quella del 1992-93, quando i partiti della cosiddetta “Prima repubblica” furono colpiti e affondati dalle inchieste di “Tangentopoli”.
Oggi il partito di Berlusconi, che fino a un paio di anni fa sembrava invincibile, è a pezzi. Le dimissioni della Polverini hanno fatto precipitare una situazione che era già molto compromessa e l’indecisione di Berlusconi rispetto una eventuale candidatura alle elezioni è emblematica.
Il capitale, per ciò che lo riguarda, ha già trovato la cura alla malattia del “sistema Italia”: è il cosiddetto “montismo” cioè le politiche di sacrifici che si vorrebbero imporre in modo permanente alla classe lavoratrice. Il fatto che, dopo le elezioni, al governo ci sarà ancora il Professore o meno, non è decisivo. Ci saranno sempre i pasdaran del “Monti pensiero” e anche il Pd bersaniano ha indicato che seguirà fedelmente l’agenda Monti. D’altra parte, oggigiorno i margini di manovra per politiche riformiste si riducono oltre misura: o si sta con Monti o si assume un programma anticapitalista.

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