L’austerity non si batte con le elezioni, ma con il conflitto di classe!
Intervento di Arianna Ussi al Comitato politico nazionale PRC
Intervento di Arianna Ussi al Comitato politico nazionale PRC
“Un anno di governo Monti ci consegna un paese devastato dagli effetti crisi e delle politiche di austerity. Un paese in cui i lavoratori hanno visto smantellati i propri diritti fondamentali ed il contratto nazionale, e sono stretti nella morsa dei ricatti padronali, dei licenziamenti, del precariato dilagante. In questo quadro, lo sciopero del 14 novembre ha rappresentato una tappa importante nella lotta al neoliberismo, sia per il suo carattere europeo di opposizione alle politiche imposte dalla troika, sia perché ha catalizzato su questa data diversi soggetti.
Un elemento positivo è stato, sicuramente, l’ampia partecipazione studentesca, ma questo non è sufficiente. Innanzitutto, c’è il rischio che la spinta propulsiva si esaurisca dopo dicembre e che vi sia un riflusso dopo il “periodo caldo” delle proteste, delle occupazioni, delle mobilitazioni. Da questo punto di vista, sarebbe importante che si creasse una saldatura tra gli studenti e gli insegnanti, precari e di ruolo, che in queste settimane hanno dato vita ad un forte movimento in difesa della scuola pubblica, che ha a Roma il suo punto più avanzato. Si sta allargando sempre più, infatti, il numero istituti in cui i docenti stanno mettendo in atto forme di protesta all’interno dei luoghi lavoro, con l’approvazione di documenti contro le politiche del governo nei collegi dei docenti ed il blocco di molte attività aggiuntive.
Ma l’alta partecipazione studentesca non può non farci riflettere su un dato evidente: l’adesione allo sciopero da parte dei lavoratori non è stata buona, neanche tra gli operai, neanche nelle aziende in crisi. Prevale la paura: paura di perdere il posto di lavoro; paura degli effetti della crisi sulle condizioni materiali. La giornata di sciopero pesa su salari e stipendi, e questo disincentiva la partecipazione. Ma c’è anche sfiducia nei confronti del sindacato, su cui, come Partito, dovremmo sviluppare una riflessione approfondita. La CGIL ha forti responsabilità, non svolge più un ruolo conflittuale e di classe, e, spesso, è un freno allo sviluppo di un movimento di massa dei lavoratori che, al contrario, rischiano di chiudersi nei confini della propria vertenza. Il 14 novembre, mentre la FIOM manifestava a Pomigliano, simbolo delle ricatto padronale, del baratto tra diritti e posto di lavoro e del modello di relazione sindacale che il capitalismo vuole imporre a tutti i luoghi di lavoro, la CGIL era a Napoli, dove, tra l’altro, è stata contestata.
L’esito del 14 novembre ci dice una cosa fondamentale: dobbiamo tornare a radicarci nei luoghi di lavoro, portare coscienza e conflitto, a partire dalle fabbriche, che sono il cuore del conflitto tra capitale e lavoro, che deve essere il filo conduttore tanto della nostra analisi quanto della nostra iniziativa politica. Se vogliamo tornare a rappresentare i lavoratori e ad avere un radicamento di classe, dobbiamo ridare centralità al conflitto capitale/lavoro, avere una corretta lettura dei processi produttivi, dotarci di strumenti teorici che ci consentano di aggiornare la nostra analisi ed elaborare proposte all’altezza dei tempi e della drammaticità della fase, come l’inchiesta sulla condizione operaia o sul precariato.
Il Partito anziché puntare tutto sulla redistribuzione del reddito, dovrebbe, piuttosto, porre la questione del superamento del capitalismo, dato che i governi che si succederanno nei prossimi anni saranno tutti governi tecnocratici che vareranno misure da massacro sociale, in esecuzione dei diktat dell’UE e della BCE. Anche il tema dell’anticasta, va inserito in quest’ottica. Anziché rincorrere Grillo su un terreno che non ci appartiene, occorre, semmai, mettere in evidenza che la casta, anzi “le caste”, sono strettamente legate al capitalismo e sono ed esso funzionali.
Sulla FDS, sono convinta che l’esito a cui si è approdati nell’ultimo Consiglio Nazionale fosse ampiamente prevedibile, poiché non sono mai state affrontate le contraddizioni di linea politica presenti fin dall’inizio al proprio interno, né si è mai realizzata quell’apertura ad altri soggetti sociali e politici che consentisse di superare l’ingessamento a cui la FDS si era ridotta e trasformarsi in un reale polo di sinistra d’alternativa.
Adesso ci troviamo di fronte ad un passaggio elettorale fondamentale, soprattutto, perché siamo l’unica forza politica che può ridare voce e rappresentanza politica al mondo del lavoro. Non è un caso che, da quando i comunisti non sono più in Parlamento, siano state varate le peggiori riforme del lavoro, delle pensioni e della scuola, e siano state imposte misure come il Fiscal Compact ed il pareggio in bilancio in Costituzione, che graveranno sulle teste dei lavoratori per i prossimi decenni.
Condivido la scelta del Partito di costruire una lista unitaria di sinistra antiliberista, che non abbia vocazione minoritaria, e lavori per dar vita ad un polo di sinistra d’alternativa. Questa scelta è coerente e credo che dovremmo fare attenzione a come ci spenderemo questa coerenza anche alle regionali, dove un eventuale accordo con il PD, a maggior ragione nel caso di un Election Day, minerebbe la credibilità che faticosamente ci siamo conquistati collocandoci da subito all’opposizione al governo Monti.
Tuttavia, come ho già sottolineato nel mio intervento alla Direzione Nazionale, Le elezioni costituiscono un passaggio fondamentale, ma sono pur sempre un passaggio tattico, a cui dobbiamo approcciare avendo ben presente il nostro orizzonte strategico, il nostro progetto politico. Arrivando in forte ritardo all’appuntamento elettorale e con una legge che non decideremo noi, dobbiamo mettere in conto anche un esito negativo delle elezioni che, in assenza di una prospettiva politica, potrebbe avere un affetto devastante sul quel patrimonio prezioso, fatto di circoli e militanti, che si spendono quotidianamente nei volantinaggi, nella raccolta firme, nell’attività di radicamento territoriale, e che dobbiamo assolutamente evitare che si disperda.
Dobbiamo far respirare ai compagni l’idea che in questa campagna elettorale dobbiamo dare il massimo, e anche di più, ma, qualora non dovessimo riuscire a rientrare in Parlamento, non si smobilita, ma si lavora per mantenere un’opzione comunista organizzata nel paese, con vocazione di massa e radicamento di classe, di cui, ora più che mai, c’è bisogno.”
18/11/2012

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