Articolo 34, la scuola pubblica non cè più
Pubblicato 12 ottobre 2013
di Giuseppe Caliceti
da Il manifesto
12 ottobre 2013
Né gratuita, né laica, né inclusiva. Oggi la nostra istruzione obbligatoria da fiore allocchiello è finita a fondo classifica
100 euro lanno a studente pari a 1 miliardo di euro, più altri 3-4 raccolti con le lotterie. Sono i fondi neri pagati dalle famiglie, una voce del bilancio senza la quale tutto salterebbe.
Vorrei soffermarmi sullarticolo 34 della Costituzione, oggi in piazza, a Roma, grazie allappello Costituzione, la via maestra di Lorenza Carlassare, don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky. Può infatti capitare che un articolo della Costituzione resti intatto, ma cambi loggetto di cui parla: la scuola pubblica italiana.Recita lart.34 che «la scuola è aperta a tutti. Listruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso». E un principio strettamente legato allart.3, specie quando afferma che «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e leguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della person a umana e leffettiva partecipazione di tutti i lavoratori allorganizzazione politica, economica e sociale del Paese». Ora la notizia è questa: da anni in Italia la scuola di cui parla la nostra Costituzione non esiste più. Si potrebbero fare tanti esempi per confermare questa tesi. Ne faccio tre.1) La gratuità . Sono sempre di più i genitori che pitturano le aule delle scuole. Allinizio mi faceva piacere, adesso mi mettono tristezza. Perché leccezione è diventata regola. Una cosa è la collaborazione dei genitori allinterno di un progetto educativo, unaltra dover cronicamente supplire alle mancanze di uno Stato. Una scuola primaria come quella italiana che fino al 2008 era, per qualità, la prima in Europa e la quinta al mondo non è stata considerata dai politici motivo di orgoglio, ma dimbarazzo. Ed è stata progressivamente smantellata, trasfigurata, violenta ta, mentre si sono sempre più incentivate le scuole private. E tuttavia anche i genitori degli studenti delle scuole pubbliche ormai pagano tutto: corsi pomeridiani, attività sportive, giornalini distituto, recite teatrali, gite, viaggi distruzione, corsi di lingua straniera, carta igienica, materiale di cancelleria, toner, carta per le fotocopie, detersivi per mantenere puliti gli ambienti scolastici. Per ogni studente la cifra media sborsata può essere stimata intorno ai 100 euro lanno. Totale: un miliardo di euro.Più altri tre o quattro miliardi circa che i genitori raccolgono alle feste di fine anno scolastico con lotterie, tombole, ristorazione e altro: i cosiddetti fondi neri della scuola di cui nessuno deve sapere e nessuno parla.Senza la voce di bilancio contributo delle famiglie e il lavoro volontario dei genitori degli studenti, la scuola pubblica, in Italia, da tempo non esisterebbe più.2) Laicità . Parlare della laicità della scuola in Italia fa un po ridere, perciò parlerò della meritocrazia. Anche a scuola. Oggi dichiararsi contro il merito sembra quasi uneresia. Specie in Italia, il paese delle raccomandazioni. Per insegnare religione cattolica nella scuola pubblica dove a pagare i docenti è lo Statooggi è infatti decisivo non solo il parere del vescovo, ma anche quello del parroco. Non basta più il corso che organizzano le diocesi per abilitare i docenti allinsegnamento della religione cattolica. E richiesta anche una certificazione da parte del parroco di buona condotta morale. Una sorta di patente di buon cattolico. Una raccomandazione. Tanti italiani sono a favore del merito e della meritocrazia perché leggono in queste parole sbagliando per ignoranza il contrario di parole come favoritismo e clientelismo. In realtà merito e meritocrazia sono le idee più semplici e primitive per confluire, anche da chi proviene dalla cosiddetta sinistra, verso politiche aristocratiche, antidemocratiche, di destra. Orientate cioè verso individualismi spesso privi di senso di responsabilità e di solidarietà. La meritocrazia è puro veleno antidemocratico. Il contrario di merito e meritocrazia non sono favoritismo o le parole merito, meritocrazia sono oggi utilizzate per giustificare non solo dubbie differenze, ma anche palesi ingiustizie? Per esempio, tra chi ha un diritto e chi non lo ha?3) Linclusività .
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