venerdì 30 dicembre 2011

Lavoratori Jabil: “Cari colleghi, il futuro è nostro!”

http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/12/30/jabil-cari-colleghi-il-futuro-e-nostro/



Su L’isola dei cassintegrati la seconda lettera-testimonianza di Anna Lisa Minutillo, che da oltre 5 mesi porta avanti coi suoi colleghi un presidio permanente davanti ai cancelli dell’azienda a tutela del posto di lavoro. Stiamo parlando della Jabil che quattro anni fa ha rilevato i lavoratori da Nokia (il mandante di questa situazione scomoda e pesante). 

Forse sono io ad avere una visione differente della vita e del lavoro, delle relazioni interpersonali, dell’educazione e del rispetto. Forse di illusi ne sono rimasti anche pochi e forse fa meglio chi non ci crede più. Forse per qualcuno la vita e il rispetto per le persone sono solo parole vuote e prive di valore. Forse qualche soldo in più fa sentire ricco chi basa la propria esistenza sul denaro, non saprei. Forse ci si dimentica che chi circonda di attenzioni esseri che credono di avere in mano lo scettro del potere alla fine sono solo delle “povere persone”, poiché non hanno ancora compreso che i sentimenti non si comprano.
Ma forse è anche vero che questo Paese non ha bisogno di personaggi così e che noi con la nostra determinazione e con la trasparenza dei nostri ideali, se vogliamo e se restiamo uniti, possiamo far cambiare lo stato delle cose. Non riesco personalmente a comprendere come si possa continuare ad essere fieri dopo aver reso incubi i sogni di chi nel proprio lavoro ci credeva e pensava di poter semplicemente continuare a vivere onestamente. Non riesco a capire come si possa essere fieri delle lacrime stampate sui volti di persone che hanno sempre lavorato e che da sole se ne sono tornate a casa. Per il loro ultimo giorno di lavoro, senza nemmeno aver avuto la possibilità di salutare i colleghi, ritrovandosi a fissare per l’ultima volta gli interni dell’azienda dove hanno sempre prestato servizio quasi a non volerne dimenticare mai i contorni, quasi come se fosse stato tutto e solo un lungo sogno.
Non riesco a capire se e quanto valga questa spocchia arrogante nei confronti di chi con la parola “LAVORO” non si è solo riempito la bocca ma ha fatto andare sempre le mani, i pensieri, la competenza, la voglia di portare il suo contributo e non di essere appiattito e condannato al silenzio. Devo essere una persona che ha sbagliato secolo per nascere e vivere, devo essere una persona idealista e sognatrice, devo essere una persona illusa e non arrendevole, devo essere una persona poco incline alla rasseganzione. Devo essere una persona alla ricerca di qualcosa che magari, forse, non c’è. Ma tutto sommato so di essere una persona contenta di sé, una persona che non ha mai smesso di sognare e di credere nelle sue potenzialità. E non credo di sbagliare, anche perchè con me ci sono altre 324 persone che credono nelle stesse cose, che non hanno voglia di svendersi al peggior offerente, che credono ancora che nessuna abbia il diritto di arrogarsi decisioni che vanno aldilà del posto di lavoro.
Non ci si rende conto che intorno all’occupazione ed alla retribuzione vi sono una miriade di situazioni da sistemare e da vivere, non ci si rende conto che restare senza impiego toglie la dignità e non ti fa quasi più comprendere chi sei e dove stai andando, non ci si rende conto o non ci si vuole rendere conto? Perché non proviamo a dimezzare lo stipendio di chi mette le sue idee a disposizione della tristezza futura altrui?
Non ci siamo proprio, ma nonstante il brutto momento che sto vivendo sono sempre fiera di me, dei miei ideali e di non essermi fatta imbruttire dalla vita fino al punto da restare indifferente difronte alle lacrime ed alla disperazione creata.
Avanti ragazzi/e consoliamoci perchè il futuro, questo 2012, non è in quelle mani sporche ma nella trasparenza dei nostri sguardi!
di Anna Lisa Minutillo (lavoratrice Jabil ex Nokia)
(30 dicembre 2011)

Bavaglio alla stampa, deputati in manette L'Ungheria di Orbán spaventa l'Europa - Corriere della Sera

Bavaglio alla stampa, deputati in manette L'Ungheria di Orbán spaventa l'Europa - Corriere della Sera

Gorgone: nave perde in mare bidoni di sostanze tossiche


Grave incidente avvenuto a sud dell’isola della Gorgona , la Nave Venezia della Grimaldi Lines  il 17 dicembre a causa della libecciata , a perso dei semi rimorchi con bidoni tossici, solo oggi, grazie al tirreno, la notizia è circolata, inaudito che la Capitaneria di Porto che certamente sapeva della libecciata e della nave in difficoltà non ha diffuso la notizia immediatamente.
Perché non è stata attivata la Protezione Civile.
Le istituzioni Prefettura Comune e Provincia devono chiarire alla popolazione se sapevano della vicenda.
Cosa si stanno facendo per evitare ulteriori danni alla gente e all’ambiente.

Chiediamo a nostri compagni nelle istituzioni di attivarsi nonostante questo periodo di feste.

Paolo Gangemi
Circolo Centro Rifondazione Comunista Livorno


Livorno: il Piano Strutturale che paralizza?


Partito della Rifondazione Comunista

Circolo Centro

Via Pieroni, 27 - 57123 Livorno. Tel. 335 8155978 

COMUNICATO STAMPA
Livorno: il Piano Strutturale che paralizza?
Livorno 30 dicembre 2011
Strano il gruppo dirigente che gestisce da anni la città, dopo mesi di discussione si accorge che i tempi per un nuovo PRG sono normalmente abbastanza lunghi. Dopo aver prodotto un volume sulla revisione del Piano, confuso quanto inutile, dopo essersi divisi sulle previsioni, sul nuovo Ospedale o sulla Ceschina, con crisi di Giunta settimanali, oggi scopre che è difficile approvarlo entro la fine di questo mandato.
Anche il giornale locale ci mette del suo: “la mancata approvazione del Piano paralizza la città!!!”
La città è paralizzata  dai diversi interessi che in giunta si scontrano, e qualche volta si annullano a vicenda, impedendo nei fatti all’amministrazione comunale di svolgere il suo ruolo, (che è difficile in questa grave crisi economica), affrontare e scegliere i nodi che stanno alla base del declino economico e sociale  di Livorno.
Sono trascorsi solo 12 anni dall’approvazione dell’attuale Piano Strutturale, non molti per uno strumento urbanistico; la città purtroppo è profondamente mutata per interventi  dannosi e speculativi realizzati in questi anni, in parte previsti nella pratica di contrattazione per le aree di trasformazioni e in parte frutto di continue varianti.
15mila alloggi costruiti hanno consumato suolo senza risolvere gli obbiettivi di rispondere alla domanda abitativa, visto che oggi abbiamo 7000 case vuote, 1000 sfratti per morosità incolpevole e più domane per un alloggio popolare.
Porta a Mare:  distrutto lo storico cantiere navale in cambio di un’attività ridimensionata e incerta, abbandonato il bacino di carenaggio e le riparazioni navali, uffici e case per un porto turistico che non si realizza, e grandi guadagni per Benetti, non si vedono i benefici per la città.
Porta a Terra: i nuovi ipermercati ha ridotto le capacità del centro commerciale storico che oggi si tenta di salvare, ma la chiusura di tutti i cinema cittadini per far posto ai parcheggi di un centro che si vorrebbe pedonalizzare, significa desertificazione quando si spengono le luci dei negozi.
Nuovo Centro: dopo le poetiche fantasie dell’architetto Cagnardi che immaginava un percorso verde dalle colline al mare ci ritroveremo con un nuovo grande punto vendita e nuova cementificazione.
Montenero e Salviano2 negazione della previsione di preservare le aree precollinari.
La lista potrebbe continuare con altri interventi come l’infelice  spostamento degli uffici finanziari nella Torre del Piazza, e il permesso di cambio di destinazione per gli ex immobili del Ministero del Tesoro, svenduti dal governo agli amici del quartierino, o la tragica vicenda delle Terme del Corallo: tra le tante cose non si comprende perché mai il palazzo delle Terme di Via Orosi è stato dato in regalo a Bottoni rinunciando ad una proprietà immobiliare che avrebbe fatto guadagnare la collettività e non solo l’imprenditore di riferimento (dopo la stagione della Polo e di Saporito)insieme a Bellabarba.
Tutto questo mentre in dieci anni sono andati perduti 10mila posti di lavoro nelle attività cantieristiche, portuali e industriali.
Servirebbe un Piano strutturale RIPARATORE che cambi marcia e direzione e invece si utilizzano ancora le emergenze in modo strumentale: il degrado di Piazza Grande, il Traffico urbano, il polo sportivo e l’abitare sociale, per motivare nuove edificazioni assecondando gli appetiti speculativi della rendita fondiaria che non producono lavoro duraturo e riducono i servizi comuni.
Nel 1999 avevamo chiesto che la zona di Fiorentina rientrasse nei piani di recupero, come quella del quadrilatero di Via Ademollo della quale oggi nessuno parla.
Polo sportivo della Ceschina? Sarebbe molto meglio affrontare globalmente gli attuali problemi degli impianti che rischiano il fallimento (come quello della Bastia), e offrire una maggiore offerta pubblica in tema di attività sportive diffuse e popolari.
Occorre che si costituisca in città una forte discussione sul futuro economico e sociale, avendo come riferimento il bene collettivo e la ricerca di lavori socialmente sostenibili, forse l’ultima occasione per una città  destinata a restare senz’anima, circondata da impianti nocivi e da discariche.  Questa è l’unica positiva scommessa per il PRG. Purtroppo da come è stato impostato il bando di concorso per affidare la redazione del nuovo strumento urbanistico, c’è poco da sperare.
Paolo Gangemi
Circolo Centro RIFONDAZIONE COMUNISTA

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La vendita delle terre di proprietà pubblica deve essere fermata!

Agricoltura Contadina – La vendita delle terre di proprietà pubblica  
deve essere fermata!

Comunicazioni di servizio Paolo D'Arpini
Si sono venduti l’energia, i trasporti, gli acquedotti, gli immobili,  
le strade e adesso si vendono pure la Madre.
Un paese che vende le terre agricole pubbliche rinuncia  
definitivamente alla propria Sovranità Alimentare.
Non è con la vendita ma con una progettazione sana e lungimirante di  
valorizzazione del patrimonio che si costruisce un’economia sana e si  
protegge il territorio da devastanti speculazioni.

Forse non tutti sanno che l’art.7 della legge del 12 novembre 2011  
programma in tempi rapidi l’alienazione (vendita) dei terreni agricoli  
demaniali. La fine arguzia degli emendamenti apportati dal più recente  
Decreto Monti è addirittura peggiorativa estendendo il provvedimento  
ai terreni “a vocazione agricola”.

Eccoci dunque arrivati a quella che potrebbe essere l’ultima tappa di  
un oscuro cammino iniziato 2 decenni fà circa, un processo di svendita  
dei beni pubblici a privati in nome di una più efficente gestione,  
come se la logica del profitto privato avesse mai reso dei servigi  
alla collettività. Si sono venduti l’energia, i trasporti, gli  
acquedotti, gli immobili, le strade e adesso si vendono pure la Madre:  
si vogliono vendere la terra in un contesto internazionale dove stà  
crescendo a ritmo costante il fenomeno denominato Land Grabbing,  
l’accaparramento di terreni agricoli da parte di soggetti  
economicamente forti (paesi in forte crescita e multinazionali). Ecco  
quindi chi sono i veri destinatari di questa manovra, non certo i  
giovani imprenditori agricoli di cui parla il comma 2: “…al fine di  
favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile è  
riconosciuto il diritto di prelazione ai giovani imprenditori  
agricoli.” Garantire l’accesso alla terra ai giovani o a chiunque  
voglia lavorarla non vuol dire garantirne la proprietà e la  
compravendita – meccanismo questo che per un giovane agricoltore  
comporta l’indebitamento con le banche – bensì elaborare una serie di  
normative che favoriscano e sostengano chi vuole iniziare un’attività  
agricola mettendogli a disposizione l’uso agricolo della terra  
garantito contro ogni possibile speculazione.

Proseguendo invece nella lettura del comma 2, che con tanto nobili  
propositi era cominciato, si legge: “Nell’eventualità di incremento di  
valore dei terreni alienati derivante da cambi di destinazione  
urbanistica intervenuti nel corso del quinquennio successivo alla  
vendita, è riconosciuta allo Stato una quota pari al 75% del maggior  
valore acquisito dal terreno rispetto al prezzo di vendita.” Quindi lo  
stato si limita a disincentivare il cambiamento d’uso dei terreni per  
soli 5 anni senza altra garanzia di salvaguardia ambientale; anzi  
considera possibile un loro cambio di destinazione già nel primo  
quinquennio successivo alla vendita.
Concludendo questa lettura troviamo lapidario il comma 5: “Le risorse  
nette derivanti dalle operazioni di dismissioni di cui ai commi  
precedenti sono destinate alla riduzione del debito pubblico.” Le  
risorse nette derivanti equivarrebbero a circa 6 miliardi di euro, una  
goccia nel mare del debito (circa 1800 miliardi) quando il costo  
stimato delle opere per la TAV in Val di Susa è di 20 miliardi! Con il  
risultato di essersi sbarazzati del patrimonio senza tappare alcun  
buco di bilancio.

A questo punto sentiamo l’urgenza di dire che un paese che vende le  
terre agricole pubbliche è un paese che rinuncia definitivamente alla  
propria Sovranità Alimentare, è un paese che mette con prepotenza  
l’interesse privato al di sopra del bene comune, è un paese che non  
saprà come raccontare ai propri figli che si è venduto la terra in  
nome del bilancio finanziario.

La vendita delle terre dello stato deve essere fermata!

Ridiscutiamo, invece, le modalità di gestione delle terre agricole di  
proprietà degli enti pubblici!

Noi rete delle associazioni contadine proponiamo che le terre di  
proprietà pubblica individuate in base all’art. 7 della legge di  
stabilità siano oggetto non di vendita ma di nuovi piani di allocazione:
-che ci si indirizzi verso affitti di lunga durata a prezzi equi a  
favore di agricoltori o aspiranti tali, sulla base di progetti che  
escludano attività speculative.
-si favorisca l’agricoltura contadina di piccola scala,che è l’unica  
che può sfamare il mondo senza causarne il dissesto, ma anzi  
arricchendolo e preservandone la biodiversità seguendo le richieste  
della Campagna per l’Agricoltura Contadina http://www.agricolturacontadina.org/ 
  .
-si prediligano progetti di cohousing, cioè di condivisione solidale  
dei beni e delle risorse, perchè la buona agricoltura è quella fatta  
con tante braccia pensanti e con poche macchine.
-si individuino nelle associazioni dei consumatori organizzati i  
soggetti mediatori tra le istituzioni e le realtà contadine che  
andrebbero a insediarsi.
-si renda possibile la costruzione con materiali naturali di  
abitazioni rurali a bassissimo impatto ambientale come legno e paglia,  
ma totalmente vincolate all’attività agricola. Questo perchè chi  
lavora la terra deve anche poterla abitare.

Rete delle Associazioni per l’Agricoltura Contadina
Con l’adesione di Circolo Vegetariano VV.TT.
e Rete Bioregionale Italiana

P.S. Di quersto argomento se ne discuterà ancora durante l’Incontro  
Collettivo Ecologista previsto a Aprilia (presso il podere del  
vetiver) dal 22 al 24 giugno 2012, in occasione del Solstizio Estivo

Info: Paolo D’Arpini -  circolo.vegetariano@libero.it

giovedì 29 dicembre 2011

Liberazione la vuole chiudere il governo !

Liberazione la vuole chiudere il governo !


Sul Manifesto di ieri è apparso un articolo che attribuisce a Rifondazione Comunista la volontà di chiudere Liberazione. Si tratta del contrario del vero. Chi vuole chiudere Liberazione è il governo, con il taglio dei fondi. Rifondazione Comunista non ha solo la volontà ma anche l’interesse politico a tenere aperta Liberazione. Vediamo nel merito. In primo luogo Rifondazione Comunista in questi anni ha fatto tutto il possibile per tenere aperta Liberazione e a tal fine ha speso una gran parte delle sue scarse risorse: nel 2008, anno in cui fui eletto segretario e ultimo anno della direzione Sansonetti, la perdita di Liberazione fu di oltre 3 milioni e centomila euro. Grazie ad un piano di riorganizzazione in cui tutti hanno fatto il possibile – partito, direzione, lavoratori e lavoratrici - nel 2009, primo anno della direzione di Dino Greco, la perdita scese a 1,6 milioni di euro. Nel 2010, la perdita sarebbe stata di 300.000 euro ma il taglio operato da Berlusconi e Monti ci aggiunge altri 500.000 euro di perdita. Per il 2011, a fronte di un bilancio che sarebbe andato in pareggio, il taglio del finanziamento pubblico deciso dal governo produce un mancato introito e quindi una perdita di 2 milioni di euro. Se in questi giorni stiamo discutendo del futuro di Liberazione è a causa di questi tagli, altrimenti saremo andati avanti tranquillamente avendo finalmente raggiunto il pareggio di bilancio!
In questi anni Rifondazione Comunista – che non ha rappresentanze parlamentari a nessun livello – si è sobbarcata per tenere in vita Liberazione un costo di 5 milioni di euro. Il taglio definito dal governo in questi giorni produce un buco di altri 2 milioni e mezzo di euro. Ci troviamo quindi di fronte ad un giornale che grazie ai risparmi aveva sostanzialmente raggiunto il pareggio e che in virtù dei tagli del governo viene messo fuori mercato. 
In questa situazione abbiamo deciso la sospensione dell’uscita di Liberazione a far data dal primo gennaio e di proseguire provvisoriamente solo con l’edizione on line. Ogni giorno di uscita del giornale cartaceo avrebbe voluto dire 8.000 euro di perdita ulteriore. Questo soldi Rifondazione Comunista non li ha e quindi non li può spendere. Nella sostanziale assenza di finanziamento pubblico e nella totale indisponibilità del sistema bancario a concedere prestiti, Rifondazione semplicemente non può spendere i soldi che non ha. Riguardo all’accusa di difendere solo gli iscritti a rifondazione e non i lavoratori in generale, segnalo che i dipendenti di Rifondazione Comunista a livello nazionale sono passati da 160 del 2008 a poche decine, quasi tutti in cassa integrazione.
Per utilizzare al meglio il periodo di sospensione delle pubblicazioni abbiamo lanciato una sottoscrizione al fine di raccogliere risorse finalizzate alla prosecuzione dell’attività di Liberazione nelle forme che saranno possibili in virtù delle risorse disponibili. In secondo luogo proseguiamo la battaglia contro il governo per ottenere i reintegro del fondo per l’editoria e per ottenere una parola chiara relativamente alle risorse disponibili per il 2012. Solo dopo aver ricevuto risposte chiare dal governo potremo decidere il futuro di Liberazione. 
Da quanto esposto a me pare evidente che Rifondazione Comunista vuole tenere aperta Liberazione mentre i tagli del governo la stanno portando alla chiusura e alla perdita dei posti di lavoro. Segnalo a tutti, a partire dai compagni e dalle compagne del Manifesto, che sarebbe il caso di fare una battaglia comune contro il governo, per ottenere il ripristino dei fondi, invece che prendersela con Rifondazione che, semplicemente, più di così non può fare.
Paolo Ferrero

Grecia. Le vittime collaterali: raddoppiano i suicidi - ControLaCrisi.org

Grecia. Le vittime collaterali: raddoppiano i suicidi - ControLaCrisi.org

mercoledì 28 dicembre 2011

Diamo un taglio alle spese militari




Yankee go home, riconvertiamo Camp Darby, sbanchiamo la crisi.

Un’altra manovra è possibile, senza gravare su pensionati, precari e giovani, assicurando equità e Pace. Non solo è possibile ma non è rimandabile.
Un saluto ai nostri padri e nonni, rimaniamo fedeli ai loro testamenti quando dissero: Mai Più!

Venerdì 13 gennaio 2012
Ore 15
entrata della base Usa di Camp Darby


Noi ci saremo!!!

Comunicato stampa del Coordinamento GCR Valdera, 28 dicembre 2011

comunicato stampa del Coordinamento GCR Valdera, 28 dicembre 2011
Valdera: strenne di Natale 2011

La Conferenza dei Servizi, svoltasi il giorno 23 dicembre 2011, ha approvato l'impianto di pirogassificatore sperimentale di Castelfranco di Sotto.

La Conferenza dei Servizi, svoltasi il giorno 14 dicembre 2011, ha approvato l'ampliamento della discarica di Legoli.

La Conferenza dei Servizi, svoltasi il giorno 4 dicembre 2011, relativa all'ampliamento della discarica di Gello...non ci è dato di sapere che cosa abbia deciso, ma possiamo fare delle ipotesi plausibili.

Queste decisioni sono state prese nonostante il parere contrario e motivato di buona parte della popolazione, e nel caso di Castelfranco anche contro il parere delle Amministrazioni Comunali.

Gli sforzi fatti per portare all'attenzione dei vari soggetti l'evidente errore nel perseguire una gestione dei rifiuti dimostratasi fallimentare, e nel sottoporre loro le alternative etiche, economiche e industriali già operanti con successo in molte parti dell'Italia e del mondo, non hanno avuto successo.

Anzi, si moltiplicano i progetti di questo tipo: la Provincia di Pisa ha rilasciato un'autorizzazione per conferire amianto presso la discarica del Tirassegno di Cascina (già in fase di colmatazione e bonifica), e la ditta Ecofor ha "rilanciato" chiedendo di ampliare gli spazi disponibili per questa tipologia di rifiuti. Il 22 dicembre si è svolta la Conferenza dei Servizi per la verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale, e anche in questo caso i cittadini sono stati tenuti fuori dalle "stanze delle decisioni": a tutt'ora non ci è dato neppure di sapere cosa sia stato deciso.

Ma non si tratta solo di rifiuti: martedì 6 dicembre si è riunita d'urgenza, e a porte chiuse, l'assemblea dei sindaci dell'ATO2 per votare la proroga di 5 anni (dal 2021 al 2026) della concessione già ventennale della gestione del servizio idrico dei 57 comuni della nostra zona, garantendo così ai privati di Acque SpA altri anni di profitti su un bene primordiale come l'acqua. Non è servito nè il voto di 27 milioni d'Italiani, nè la presenza di una sessantina di cittadini dell'ATO 2 a far cambiare idea ai nostri amministratori locali.

Da questi dati emerge un quadro complessivo preoccupante di dispregio della volontà popolare, e questo richiederà da parte nostra un rilancio della mobilitazione, ma anche (e purtroppo) il rafforzamento delle iniziative legali volte a contrastare queste manovre.

Anche per questo motivo, abbiamo deciso di chiudere il punto informativo di Via Roma 26 a Pontedera: in questa fase riteniamo opportuno che le nostre risorse finanziarie vengano destinate ad azioni più specifiche e concrete, piuttosto che al pagamento di un affitto in centro.

Ricordiamo che per chi volesse contribuire economicamente è possibile effettuare bonifico (di qualunque entità) sul conto di Banca Etica IBAN IT 83 S 05018 02800 000000112156 intestato a "Ass. Chiodofisso", avendo cura di specificare la causale: “sostegno campagna gestione corretta rifiuti”

Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera
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La prossima riunione del Coordinamento GCR Valdera si terrà martedì 3 gennaio alle ore 21:15
presso la sede COBAS in Via Carlo Pisacane 24 a Pontedera
 
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NIENTE MAGI A BETLEMME



NIENTE MAGI A BETLEMME
Il muro della vergogna e dell'Apartheid fermerà questa notte il viaggio dei magi verso Betlemme. Il check point israeliano aprirà  infatti soltanto alle 4 del mattino. Occorrerà unirsi alla coda che fin dalle 2 vede protagonisti i circa 2500 cittadini palestinesi che lavorano a Gerusalemme, Haifa o Tel Aviv. Betlemme é così ogni giorno. Il check point comincia con una gabbia di ferro lunga cento metri e larga un metro e mezzo, che schiaccia gli uni sugli altri, in mezzo al sole cocente, alla poggia o al freddo. Al termine della gabbia c'è un tornello che viene aperto a discrezione dei soldati e dopo questo il vero e proprio check point, con metal detector e controllo delle impronte digitali. A volte questo percorso dura tre ore, dipende dai soldati. 
Queste restrizioni di movimento diventano molto spesso questione di vita o di morte. Secondo un recente studio della rivista inglese Lancet, negli ultimi 7 anni 69 bambini sono nati presso i check point israeliani, sei giovani madri e 5 bambini sono morti. Una violazione dei diritti umani che secondo la ricercatrice Halla Shoabi rappresenta un vero e proprio “crimine contro l'umanità”. 
Questa negazione sistematica del diritto alla salute si aggiunge al quotidiano furto della terra e delle risorse, alle demolizioni delle case palestinesi, al divieto di ritorno a casa per i rifugiati.
Oggi é più che mai necessario rafforzare e portare avanti quella solidarietà internazionale che figure come Vittorio Arrigoni hanno sostenuto con forza. Con questo spirito abbiamo allestito una mostra multimediale, da venerdì 6 a domenica 8 gennaio, presso la nostra sede in via S. Ippolito 1/C, con l'intento di dare voce alle ragioni dei palestinesi soffocati dall'assedio e vittime del silenzio internazionale. Riporteremo le testimonianze dirette degli attivisti del nostro territorio che hanno partecipato alla carovana “Sport sotto l'assedio” e al “Convoglio Restiamo Umani” in memoria del pacifista italiano Vittorio Arrigoni. 
Nel clima natalizio che ha interessato questo paese nell'ultimo mese abbiamo creduto importante mettere in rilievo la situazione di oppressione che vive oggi Betlemme, facendo sì che il sogno di Vittorio diventi anche il nostro sogno.
Ovviamente, INGRESSO GRATUITO.

COMUNICATO STAMPA
Da venerdì 6 a domenica 8 gennaio, l'associazione Castello Civico Zero organizza presso la propria sede nel centro storico alto di Castelfiorentino (via S. Ippolito 1/C) una mostra multimediale sulla Palestina.
La mostra denuncerà, attraverso le testimonianze dirette degli attivisti del nostro territorio che hanno partecipato alla carovana “Sport sotto l'assedio” e al “Convoglio Restiamo Umani” le condizioni del popolo palestinese, soffocati dall'assedio, espropriati delle risorse e vittime del silenzio internazionale.
Betlemme è oggi una cittadina isolata dal Muro e dal check point israeliano. Crediamo perciò quanto mai opportuno, nel clima natalizio che ha interessato questo paese nell'ultimo mese, mettere in rilievo la situazione di oppressione che vive oggi Betlemme, facendo sì che il sogno di pacifisti come Vittorio Arrigoni diventi anche il sogno di tutti.
Invitiamo inoltre tutte/i al flash mob che terremo in piazza del Popolo venerdì 6 genneio alle ore 17, portando sciarpe e bandiere palestinesi.
Associazione Castello Civico Zero.

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