I precari della scuola di
nuovo in piazza il 24 febbraio
Cambiano i governi, cambiano i ministri, ma a viale Trastevere non si respira aria di novità e non si intravede alcuna inversione di rotta che miri ad una seria politica di investimenti finalizzata alla riqualificazione di tutto il settore dell’Istruzione Pubblica. La Scuola Pubblica Statale Italiana da anni versa infatti in condizioni di estrema difficoltà a causa delle miopi e dissennate politiche scolastiche dei precedenti governi ed in particolare dei provvedimenti legislativi dell’ultimo governo Berlusconi, rispondenti essenzialmente a logiche di carattere economico che hanno portato dal 2008 al taglio di 150.000 lavoratori tra docenti ed Ata .
Cambiano i governi, cambiano i ministri, ma a viale Trastevere non si respira aria di novità e non si intravede alcuna inversione di rotta che miri ad una seria politica di investimenti finalizzata alla riqualificazione di tutto il settore dell’Istruzione Pubblica. La Scuola Pubblica Statale Italiana da anni versa infatti in condizioni di estrema difficoltà a causa delle miopi e dissennate politiche scolastiche dei precedenti governi ed in particolare dei provvedimenti legislativi dell’ultimo governo Berlusconi, rispondenti essenzialmente a logiche di carattere economico che hanno portato dal 2008 al taglio di 150.000 lavoratori tra docenti ed Ata .
Situazione
particolarmente delicata e perciò degna di una riflessione lucida e ragionata
da parte del neoministro Profumo e del suo staff, ma del tutto disattesa
come si evince dalle repentine e fumose dichiarazioni dello stesso e dai
primi provvedimenti intrapresi, in linea con le scelte economiche del nuovo
governo tecnico, destinate ad aggravare la situazione già caotica della scuola
pubblica. Il ministro Profumo infatti, lungi dal proporre un necessario
rifinanziamento ed il ritiro dei tagli frutto della riforma Gelmini, ha invece
ventilato, “per dare spazio ai giovani”, l’idea di un concorso per un numero esiguo di posti, reso ulteriormente modesto
dall’aumento dell’età pensionabile;
modalità di reclutamento che tra l’altro pone attualmente in discussione i
diritti acquisiti dai precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento e di
quanti lavorano nella scuola pubblica da anni. L'attuale governo ha inoltre proposto,
nel “decreto Semplificazioni”, il potenziamento
dell’autonomia scolastica attraverso la creazione di reti territoriali di
scuole e la definizione di un organico di rete, provvedimenti allarmanti
che, in linea con il progetto di Legge Aprea, sembrano prefigurare la chiamata diretta dei presidi, primo
passo verso la privatizzazione della scuola pubblica. Chiamata diretta che
rischia di diventare una inaccettabile realtà in Lombardia, dove la proposta di
legge presentata dal presidente Formigoni, prevede espressamente che “a partire
dall'a.s. 2012/2013 le istituzioni scolastiche statali possono
organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi al fine di
reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali”
e che “è ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto
scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo
professionale, che costituiscono parte integrante del bando di concorso di
ciascun istituto scolastico”. Progetto di carattere regionale che tuttavia non
può non rimandare direttamente al più generale “profumo” di aziendalizzazione
annusato fin dai primi interventi pubblici del Ministro e dai provvedimenti
economici del nuovo Governo tecnico.
Di
fronte a tali dichiarazioni e proposte, i lavoratori del Coordinamento dei
precari della Scuola e di altre variegate realtà, riunitisi in un’assemblea
nazionale molto partecipata a Roma il 15 gennaio scorso, rilanciano la lotta in
difesa della Scuola Pubblica Statale in quanto bene comune e prima ed
imprescindibile garanzia di reale democrazia.
I precari della Scuola scenderanno in
piazza il 24 febbraio per una
manifestazione di carattere nazionale su base territoriale: a Roma, dove
consegneranno al Ministro Profumo la lettera/documento realizzata
dall'assemblea nazionale del 15 gennaio; a Napoli, Milano, Ravenna, Pisa,
Foggia, Bari, Oristano, Latina, tutti decisi e uniti per dire BASTA ai tagli e
alle false promesse; NO al concorso finché tutti i precari non verranno assunti;
NO alla chiamata diretta dei presidi e all’aziendalizzazione e alla
privatizzazione del sistema d’istruzione statale; e per PRETENDERE,
ancora una volta, un serio piano di RIFINANZIAMENTO che restituisca le
risorse tagliate dalla finanziaria 133 del 2008; l’immediato sblocco del turn
over e l’assunzione di tutti i precari; l’utilizzo delle graduatorie come unico
sistema di reclutamento; l’annullamento della distinzione tra organico di fatto
e di diritto; la restituzione dello scatto stipendiale per i neoassunti ed il
rinnovo del contratto di lavoro.

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