lunedì 19 novembre 2012

n+1 , Newsletter n. 192

n+1
Rivista sul "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente"
Newsletter numero 192, 15 novembre 2012
Supplemento alla rivista n+1
Direttore responsabile: Diego Gabutti
Registrazione al tribunale di Torino n. 5401 del 14 giugno 2000

Sciopero generale europeo
Uno accende la radio e sente: "Le città messe a ferro e a fuoco durante lo sciopero generale". Compra il giornale e legge: "Guerriglia ai cortei anti crisi". Apre un sito internet e un video s'intitola: "Un'ondata di violenza percorre l'Italia". Voi capite, uno si sente subito meglio e pensa: finalmente è finita la storia delle auto-reclusioni in fabbriche decotte, dei cortei-funerale che non vanno da nessuna parte, dei suicidi, ecc. Finalmente i proletari danno mazzate invece di prenderle, magari si organizzano per compiti futuri, contro il capitalismo... Invece non è vero niente, per adesso è solo paura scaramantica, terrore piccolo-borghese che possa sorgere davvero un'ondata di violenza proletaria.

Cyberguerra
Anche la guerra si smaterializza. Se all'inizio degli anni '80 Israele aveva riversato una tempesta d'acciaio sugli impianti nucleari iracheni, adesso su quelli iraniani riversa un tempesta di bit. Tra Cina e Stati Uniti è in corso da tempo una guerra analoga e un'altra ventina di paesi si è attrezzata allo scopo. I sistemi di penetrazione e distruzione del software altrui provocano ovviamente strategie simmetriche, come nella ottocentesca rincorsa fra proiettile e corazza. E, molto più di quelli precedenti basati sull'acciaio, essi tendono ad autonomizzarsi e a cancellare del tutto i già labili confini fra pace e guerra. Il software necessario può essere venduto da aziende private, alle quali non importa se i clienti sono nemici fra loro, basta che paghino. La complesssità dei rapporti si eleva, la capacità di controllo sui sistemi d'arma diminuisce.

Globalizzazioni
Nella nostra epoca, l'integrazione corporativa tra stato, industria e sindacati è massima, tanto che sembra impossibile da scalfire. Eppure, negli Stati Uniti, una piccola organizzazione immediata nata dal basso, OUR Walmart (Organization Unite for Respect at Walmart, o anche: "La nostra Walmart") è passata in pochi mesi dal centinaio iniziale a migliaia di aderenti in tutta la gigantesca catena di supermercati. Scavalcando il sindacato tradizionale (UFCW), i lavoratori si sono dati un programma che trascende già gli interessi specifici aziendali e si riflette al suo esterno, collegandosi ad esempio con il movimento Occupy Wall Street. E siccome l'industria cinese è il maggior fornitore della Walmart, i collegamenti diretti o indiretti si internazionalizzano, anche grazie all'utilizzo massiccio dei social network. Le aziende della Walmart cinese erano state obbligate da Pechino alla sindacalizzazione ufficiale. OUR Walmart potrebbe attecchire anche al di là del Pacifico.

Terra vergine, capitale satiro
L'Africa post coloniale è per il capitalismo l'ultimo continente in cui vi sia ancora terra vergine da violare. In Angola, con un'alchimia finanziaria che mette insieme rendita locale e capitali cinesi sotto la consulenza di un colosso internazionale del settore (il Pierson Capital Group), è stato avviato un progetto di devastazione urbana che potrebbe essere un modello da esportazione. Il progetto, Kilamba New City, fa parte di un piano per l'urbanizzazione di 5 milioni di persone. Avrebbe dovuto ospitare mezzo milione di abitanti, alloggiati in 750 case-grattacielo, serviti da 100 supermercati, dodici scuole e altre infrastrutture ancora in costruzione. Ma, su 2.800 alloggi al momento disponibili, solo 220 sono stati acquistati. Di fatto, non esiste in Angola una classe media così numerosa da poterseli permettere. Il Capitale vuole investire e accumulare, non importa se le nuove città resteranno vuote, intanto costruisce e guadagna, poi si vedrà.

Proudhonismo risorgente e tenace
Tra l'elogio della democrazia democratica e l'auspicio di una giustizia giusta, tra un po' di moralismo a buon mercato e un po' di comicità grassoccia, Beppe Grillo racimola voti facendo illividire ancor più i già abbondantemente lividi professionisti del politicantismo nostrano. Non manca la proposta "rivoluzionaria": "La proprietà delle aziende è solo di chi ci lavora. Ogni nuovo assunto diventa automaticamente proprietario di una quota". Già sentita, naturalmente. Proprietà, proprietari, e naturalmente capitali, profitti, salari. Il Verbo grillesco si ferma lì. E' ovvio, non può essere diversamente, ma se Marx aveva dovuto triturare il povero Proudhon, oggi con chi mai se la potrebbe prendere? Con Grillo? Oppure con i sottogrilli Bersani, Renzi, Vendola? Non scherziamo.

La gestione del declino capitalista
Rex Tillerson, supermanager della Exxon, accusata di essere la società che ha più responsabilità nell'alterazione degli equilibri climatici, non vuole sentir parlare di via senza uscita per l'attuale sistema sociale: "[Come specie] abbiamo speso la nostra intera esistenza ad adattarci, OK? Dunque ci adatteremo anche a questo [...] E' un problema di ingegneria, ed ha delle soluzioni ingegneristiche". E via a sciorinar cifre su cui la religione gabellata per scienza costruisce miracoli... di ingegneria. Forse, tecnicamente, si possono innalzare dighe intorno a NewYork come in Olanda, si può spostare Venezia da un'altra parte o immergere serpentine frigorifere nell'artico per salvare orsi e foche, chissà. Ma di sicuro non esiste alcun marchingegno che riporti il capitalismo alla sua giovinezza.

Spontaneità negata
Secondo alcuni l'avvento della società comunista sarà il prodotto graduale della sua espansione a scapito di quella capitalista. Costoro non ammettono la negazione violenta di quest'ultima, la rottura rivoluzionaria in senso catastrofico e si adagiano nella società così com'è nella speranza di conquistare "egemonia" al suo interno un pezzetto alla volta. La scuola, la cultura, la formazione sarebbero armi rivoluzionarie. L'illusione culturalista di adeguarsi al mondo delle merci senza diventare merce che perpetua merce è dura a morire. Persino i nostri cugini oranghi del Borneo mostrano un'intelligenza meno prona all'esistente: costretti a ritirarsi di fronte all'estensione delle piantagioni di palma da olio, non si adeguano affatto, diventano aggressivi e pericolosi.

Alieni che giungono dal futuro?
Il movimento americano Occupy Wall Street non ha onorato la democrazia elettorale. Fino al giorno delle elezioni compreso, sui suoi siti internet non è comparsa una sola parola sulla competizione che tutti i media stavano trattando come evento epocale. Il giorno successivo ha invece diffuso un manifesto ufficiale in cui spiega senza mezzi termini di non essere interessato a questi aspetti della società attuale. Dice di essere in un altro universo, di essere una voce aliena che dal futuro chiama all'appello contro il capitalismo. Non c'è male per un movimento che ha poco più di un anno.
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