TARANTO,18.01.2013
SALUTE E LAVORO
I lavoratori Ilva, riunitisi in assemblea permanente autoconvocata da ieri 17.01.2013 presso la sala del consiglio di fabbrica, dopo ampia e democratica discussione, hanno deciso all’unanimità quanto segue:
1-l’azienda deve essere espropriata e nazionalizzata immediatamente;
2-tramite la nazionalizzazione adoperarsi per il fermo e il rispristino degli impianti maggiormente inquinanti;3- garantire i posti di lavoro a tutti i dipendenti Ilva e a quelli dell’indotto.
Il D.L. 207 del 3 dicembre 2012, impegna il Governo e lo Stato a farsi carico delle responsabilità e delle garanzie in caso di inadempienze o violazioni della legge stessa.
I lavoratori Ilva, preso atto che la proprietà attuale non manifesta alcuna volontà per salvaguardare la salute pubblica, quella dei lavoratori e il salario degli stessi, tanto chiarito anche dalle dichiarazioni del Direttore, Ing. A. Buffo-“ se non produciamo non possiamo pagare gli stipendi; se non dissequestrano il prodotto finito , non garantiamo il prossimo stipendio”- rammentano, qualora fosse necessario, che l’azienda non ha mai smesso di produrre, neanche quando il sequestro degli impianti prevedeva la non facoltà d’uso, pertanto, ritengo non più credibile l’interlocutore. I lavoratori chiedono che lo Stato intervenga immediatamente per dare tutte le risposte e le garanzie necessarie alla soluzione del problema, ricordando che il suddetto D.L. fu emanato d’urgenza in quanto l’Ilva è ritenuto sito d’interesse strategico nazionale. I lavoratori Ilva, pertanto, invitano Governo, Stato e tutte le Istituzioni pubbliche, ad attivarsi con solerzia per scrivere una legge speciale per Taranto e per i lavoratori, anche per consentire a questi ultimi di uscire dalla fabbrica in anticipo e godersi la pensione. Tanto , in considerazione degli acclarati numeri sulle mortalità , le malattie derivanti da avvelenamento industriale nel territorio e delle conseguenti ridotte aspettative di vita. I lavoratori Ilva, ritengono ormai improrogabile un massiccio investimento pubblico in favore della ricerca, della prevenzione e della cura medica a causa di una reale emergenza sanitaria in cui versa la popolazione e, pertanto, auspicano la realizzazione di strutture sanitarie all’avanguardia ed efficienti. I lavoratori Ilva reclamano, oltre ad un piano industriale serio e lungimirante, l’impegno a promuovere, programmare e realizzare progetti che mirano allo sviluppo alternativo, offrendo così maggiori possibilità ad altre imprese e ad altri settori produttivi, in considerazione del fatto che, colossi industriali della portata di Ilva, ENI e Cementir, paradossalmente non contribuiscono a ridurre l’altissima percentuale di inoccupati nella provincia jonica. I lavoratori concludono avvertendo che non si faranno ricattare, ammorbidire e turlupinare da nessuno, non demorderanno e resisteranno sino alla fine, manifestando le loro istanze pacificamente e senza ricorre ad azioni che possano creare disagio alla popolazione già penalizzata pesantemente per altre ragioni.
I LAVORATORI ILVA IN SCIOPERO AD OLTRANZA E PRESIDIO PERMANENTE.
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