la Rete28Aprile e le elezioni
Lotta all'austerità e indipendenza sindacale
L'esecutivo nazionale della Rete 28 Aprile esprime le seguenti valutazioni sul prossimo appuntamento elettorale e sul
ruolo del sindacato.
La campagna elettorale finora ha messo in secondo piano il disastro delle politiche di austerità, con il dramma della
disoccupazione di massa, della precarietà, dello sfruttamento del lavoro e del diffuso impoverimento.
Questo anche per gravi responsabilità sindacali, della CISL e della UIL che hanno sempre condiviso e accettato tutto
e della CGIL, che anche quando era contraria alle decisioni del governo, non si è mobilitata davvero.
Così controriforme terribili come quella delle pensioni e dell'articolo 18 sono state approvate dalla destra e dal
centrosinistra senza un’adeguata risposta e così oggi il lavoro e le sue condizioni sono ai margini della contesa
elettorale.
Per affrontare la crisi con giustizia ed eguaglianza sono necessarie scelte ben diverse dalle differenti varianti delle
stesse politiche di austerità che propongono centrosinistra, centro e destra.
La piattaforma necessaria per affrontare dal punto di vista del lavoro la più grave crisi economica da settanta anni è
totalmente alternativa alle scelte ed ai programmi di governo degli ultimi trenta anni e alla politica della concertazione
sindacale che li ha accompagnati.
Ben altre sono le priorità da assumere rispetto a quelle degli schieramenti che hanno sostenuto il governo Monti e
anche rispetto a quelle fatte proprie dalla maggioranza del movimento sindacale.
Esse sono:
1▶ Basta con l'austerità
Dopo anni di attacco al lavoro la crisi e la politica di austerità del governo Monti hanno provocato un massacro sociale
senza precedenti nella storia della repubblica. La disoccupazione di massa, la distruzione delle pensioni e del
contratto nazionale, l'attacco ai diritti e alle libertà delle lavoratrici e dei lavoratori, la distruzione della scuola e della
sanità pubbliche, la privatizzazione dei beni comuni, la precarietà ,la povertà e il supersfruttamento non sono danni
collaterali dell'austerità, sono l'austerità.
Dunque il primo compito del movimento sindacale oggi è combattere e rovesciare le politiche di austerità, non invece
assecondarle o sperare di attenuarne i danni.
2▶ No al fiscal compact
Le politiche di austerità sono assunte in Italia dalle classi dominanti e dalle principali forze politiche anche sulla base
dei vincoli e delle imposizioni di una Unione Europea ove comandano le banche, la finanza, le multinazionali e la
tecnocrazia liberista. Per lottare contro l'austerità bisogna rifiutare patti che, come il fiscal compact, in Italia sono stai
approvati da tutti i leader dei tre principali schieramenti e che sono stati voluti in primo luogo dal governo tedesco.
Questi patti impongono decenni di politica di austerità e sono insostenibili socialmente, né possono essere cambiati
con formulette inutili come l’aggiunta della crescita al rigore. Frasi vuote da campagna elettorale che lasciano le cose
come stanno.
Per rovesciare l'austerità bisogna rifiutare il fiscal compact e il suo corollario italiano: l'obbligo costituzionale introdotto
quasi all'unanimità dal parlamento del pareggio di bilancio. Questi due vincoli combinati comportano una nuova
valanga di tagli alla spesa sociale a partire dalla sanità, licenziamenti di massa e svendita del patrimonio pubblico. La
campagna elettorale li ignora ma un giorno dopo il voto presenteranno il loro conto al nuovo governo.
Dunque no al fiscal compact e al pareggio di bilancio costituzionale.
3▶ La lotta alla disoccupazione di massa deve essere al primo posto
Questo significa interventi immediati per il blocco dei licenziamenti e delle delocalizzazioni. Un programma di
nazionalizzazioni e interventi pubblici che difendano e creino lavoro. Opere pubbliche di risanamento ambientale in
alternativa alla Tav e alle grandi opere. Un grande piano di rilancio della scuola pubblica. La riduzione dell'orario di
lavoro. Il reddito garantito ai disoccupati.
Questo piano va finanziato con tre scelte di fondo:
- mettendo in discussione il debito e i guadagni della finanza e nazionalizzando le banche,
- tassando la vera ricchezza patrimoniale, e colpendo la corruzione, i profitti criminali e l'evasione fiscale, prima di
tutto quella dalle multinazionali e dei paradisi fiscali,
- riconvertendo in spesa sociale la spesa militare che va drasticamente tagliata, abolendo il finanziamento pubblico
alla scuola privata e cancellando sprechi e ruberie di danaro pubblico.
4▶ Rovesciare la controriforma contrattuale e sociale
Berlusconi, Marchionne e Monti in questi ultimi anni hanno operato in comune per la controriforma sociale e del diritto
del lavoro. Tutte le loro scelte, decisioni, leggi vanno messe in discussione per ricostruire benessere e dignità del
lavoro. Vanno abolite le leggi a favore della precarietà e che smantellano il contratto nazionale con le deroghe e la
flessibilità. Va ripristinato ed esteso l'articolo 18. Vanno cancellate la controriforma delle pensioni e quella degli
ammortizzatori sociali. I costi della crisi devono essere pagati dai ricchi e non dal mondo del lavoro.
Dunque tutte le controriforme sociali di questi anni vanno abolite altrimenti per il lavoro sarà sempre e solo peggio.
5▶ Ripartire contro lo sfruttamento
Bisogna invertire la rotta rispetto al percorso di distruzione del contratto nazionale e del salario e dell'orario sicuri.
Vanno cancellati gli accordi del febbraio 2009, del 28 giugno 2011 e del dicembre 2012 che assieme hanno portato
alla cancellazione dl ruolo cardine del contratto nazionale. Il rifiuto del patto sulla produttività è condizione per mettere
in discussione quella flessibilità del salario, della prestazione e dello stesso posto di lavoro che sta portando le
lavoratrici e i lavoratori ad uno sfruttamento ottocentesco.
Il sindacato deve ribaltare la trentennale linea della compatibilità e della concertazione e dire basta alla
subordinazione dei diritti e delle condizioni dei lavoratori alla competitività.
La dignità, il salario e le condizioni di lavoro prima di tutto.
Questi temi, che dovrebbero essere al centro del confronto sindacale e dei giudizi sugli schieramenti elettorali, sono
invece sinora sostanzialmente estranei alla campagna elettorale.
Da un lato i tre schieramenti di cui fanno parte le principali forze che hanno sostenuto il governo Monti si comportano
come se non lo avessero fatto e se non avessero sottoscritto impegni pesantissimi per continuare quella politica.
Dall'altro le principali forze del sindacalismo confederale sono coinvolte in vere e proprie forme di collateralismo con
gli schieramenti elettorali.
La CISL è sostanzialmente parte costituente dello schieramento Monti e ne sostiene la famigerata agenda. Il gruppo
dirigente della CGIL investe moltissimo sul centrosinistra sperando di ricavare dalla sua vittoria il ritorno ad un ruolo
perduto sul piano del confronto sociale. Lo stesso, con qualche distinzione, fa la maggioranza della FIOM.
La Rete 28 aprile non condivide questo affidarsi del sindacato agli schieramenti politici.
Non è in discussione il sacrosanto diritto di ogni militante sindacale di compiere le scelte politiche che ritiene più
giuste. Neppure quello di candidarsi, anche se i dirigenti sindacali dovrebbero evitare ogni conflitto di ruoli. Non ci
sono dirigenti sindacali in parlamento, ma persone che hanno scelto legittimamente di lasciare il sindacato per agire
in altre sedi.
Il sindacato deve sempre essere indipendente dagli schieramenti politici e non delegare ad essi la propria iniziativa e
le proprie scelte.
Questo a maggior ragione in queste elezioni nelle quali i principali contendenti hanno votato decisioni che hanno
massacrato il lavoro.
Se, come è molto probabile, il prossimo governo continuerà nella politica di austerità a cui sono si sono vincolati i
principali schieramenti, si dovrà lottare. È questo sarà ben più difficile dopo che i gruppi dirigenti si sono spesi in
politica.
L'indipendenza del sindacato dagli schieramenti politici è oggi più che mai necessaria e vitale, mentre la delega agli
schieramenti e ai governi amici è paralizzante e dannosa per le lavoratrici e i lavoratori.
Non ci sono governi amici per un sindacato indipendente e pienamente democratico.
La Rete 28 aprile rifiuta ogni consenso e appoggio a chi ha approvato le controriforme di Monti, il pareggio di bilancio,
il fiscal compact.
La Rete 28 aprile si organizza sin d'ora per costruire, assieme a tutte le forze sindacali e ai movimenti che
condividono il rifiuto dell'austerità, l'opposizione sociale e la lotta contro qualsiasi prossimo governo che intenda
continuare nella politica del massacro sociale.
L'ESECUTIVO NAZIONALE R28A

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