Se dalle curve degli stadi partisse una campagna contro gli abusi di polizia… un esempio che vi invitiamo ad imitare:
Sabato 5 Gennaio lo Sport popolare vince a Quarto (Na).
Il Quartograd serve il poker al Real Sosandra
Una giornata di sport, ma anche di solidarietà e impegno civile.
Striscioni per ricordare Renato Biagetti e Paolo Scaroni, per chiedere lo scioglimento del VII Reparto mobile di Bologna e l’introduzione del codice identificativo per le forze dell’ordine
(..) Il secondo tempo è cominciato con uno striscione mostrato dagli spalti che recitava: "Renato Biagetti - Nulla resterà impunito", lo striscione esposto dai ragazzi che occupavano la gradinata è per ricordare, il compagno Romano, accoltellato a sangue freddo da due fascistelli all'uscita di una Dance Hall sulla spiaggia a Focene, vicino Roma all'età di 26 anni il 29 Agosto 2006. I Compagni e le Compagne non dimenticano.
Il raddoppio del Quartograd non si fa attendere, ed arriva all' ottavo minuto grazie ad Uccello, che riesce a sfruttare un altro buco nella difesa degli avversari; la terza rete invece viene realizzata al 20' dal n° 15 Rizzo, che infila il portiere sul suo palo su assist di Uccello; tra le due reti c'è da segnalare un'altra azione che porta Di Gennaro ad avvicinarsi alla sua seconda rete. Al 21' i supporters di casa hanno dimostrato ancora una volta il proprio attivismo, e la propria sensibilità a temi che vanno al di la del semplice rotolare di una sfera in mezzo ad un campo, esponendo un lungo striscione di tre righe che recitava : "Sciogliere il VII Reparto Mobile di Bologna/Numeri Identificativi sulle Divise/Giustizia per Paolo". (..)
18 gennaio 2013: Tutti a Verona! Con Paolo, per Paolo…
(..) Quella di Paolo purtroppo è la storia di tanti, troppi cittadini diventati inspiegabilmente vittime dell’arroganza, dell’intolleranza e della ferocia di un sistema bravissimo a reprimere e incapace di prevenire; italiani -ma non solo- finiti fra le maglie violente di chi lo Stato lo disonora -e di certo non lo difende- magari per un caso accidentale, oppure nel tentativo di difendere i propri ideali, in ogni caso ingiustamente.
Non dimentichiamo mai che quanto successo a Paolo poteva e potrebbe capitare a chiunque: allo stadio, durante una manifestazione, all’uscita di un locale, per strada, nella Caserma o nella Questura più vicine. [leggi il comunicato del brescia1911excurvanord]
Lino Aldrovandi scrive a Federico
Caro Federico, la politica sarebbe importante… se fosse fatta da persone per bene che quando giunte al potere, pensassero nel loro mandato parlamentare agli interessi della gente e non ai propri. In questa storia disgustosa e assassina, alcune di queste persone, ci sono state vicine facendo qualcosa anche di importante... In questi anni abbiamo conosciuto maledettamente altre ingiustizie e qui in questa foto, una di queste. Qui Paolo Scaroni, ragazzo di Brescia per cui è in corso un processo nei confronti di 8 poliziotti http://www.radiondadurto.org/2012/12/07/processo-scaroni-in-scena-la-reticenza-dei-poliziotti/ in uno dei tanti nostri incontri. Condannare le ingiustizie, senza se e senza ma, alla luce tra l’altro di sentenze definitive, avvicinerebbe la “gente” al rispetto della politica. Prendere le distanze dai tanti atroci e ingiustificati comportamenti delinquenziali da parte anche di persone in divisa, verificatisi negli ultimi trent’anni, significherebbe anche crescere nel concetto di democrazia e civiltà sicuramente caro ai nostri padri e nonni, che per questa parola: “democrazia”, hanno donato la vita. Utopia? Forse, ma arrendersi sarebbe peggio, molto peggio e poi… dipende da noi… Cominciare veramente e non per finta, a prendere posizione al fine anche di legiferare e regolamentare su cose piccole e semplici (reato di tortura, identificazione di chi svolge un lavoro difficile e delicato, importante e prezioso come quello del poliziotto), magari ovvie anche ai bambini se a loro fossero prospettate, vorrebbe dire guardare con più trasparenza e fiducia, perché no, le istituzioni. Chiaramente con un pensiero forte forte, collegato alla prospettiva di un lavoro, di cui i nostri giovani con una vita davanti hanno bisogno per cominciare a intravedere la speranza di un futuro.
La politica dalla parte dei cittadini e del futuro dei giovani, come dovrebbe essere.
Semplice come il pane.
Rivolta nel CIE di Crotone: la sentenza che assolve gli immigrati
Dalla sentenza: “Le condotte addebitate agli imputati si sono dimostrate orientate esclusivamente a manifestare una protesta contro coloro che, ai loro occhi e nelle circostanze concrete dei luoghi, erano iresponsabili di quella loro condizione ; la protesta fu posta in essere nell’unico modo che – in tali circostanze – poteva essere efficace: ossia l’impedire il regolare svolgimento dell’attività di gestione del Centro. ”
Davide Rosci e Mauro Gentile sulle condanne loro inflitte:
Davide: (..) Ieri ho visto la vera faccia della giustizia italiana, quella manipolata dai poteri forti dello stato, quella che si potrebbe tranquillamente definire sommaria. Una giustizia che mi condanna a pene pesantissime, leggete bene, solo per esser stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri. Avete capito bene, ieri sono stato punito non perché immortalato nel compiere atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco. (..)
Mauro: (..) Non sono stato condannato da un processo ma da un sistema politico corrotto che prende spunto dal ventennio fascista e ne estrapola leggi, come devastazione e saccheggio, per impedire alle masse popolari la rivolta contro i governanti. Per fermarmi, per fermarci, useranno di tutto ed oggi la loro arma più potente è questa legge infame che solo noi possiamo abbattere (..) [leggi tutto]
Processo per il sito “Caccia allo sbirro”:
il 12 febbraio 2013 a Bologna il verdetto
Dalla dichiarazione congiunta degli imputati all’udienza del 25.09.2012: Con questa dichiarazione vogliamo ribadire la natura del tutto politica di questo procedimento che ha il chiaro intento di punire attraverso noi, quanti oggi osano denunciare, pubblicizzare e combattere gli abusi, gli arbitri e i gravi crimini commessi dalle forze dell’ordine, smascherando quando possibile la catena di comando che vi è alle spalle. In Italia il codice penale non contempla il reato di tortura, resiste il segreto di Stato e viene ostacolato in ogni modo l’introduzione del codice identificativo per le forze dell’ordine. Tutto questo non è casuale, ma fortemente voluto da quanti sono paladini e garanti dell’impunità “per i zelanti servitori dello Stato”, del travisamento della verità, del depistaggio utili al mantenimento dello status quo, quando non alla deriva reazionaria, in periodi di grave crisi e tensione sociale. (..)[leggi tutto]




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