In 44 a giudizio con la coccarda
L'omaggio a Bergoglio degli ex torturatori
Filippo Fiorini da Buenos Aires
Mentre la sinistra argentina si divide sulla posizione da prendere davanti al nuovo papa connazionale, accusato da alcuni di aver flirtato con la morte durante la dittatura militare e da altri di esserne invece stato avversario, la vecchia guardia della destra golpista non ha dubbi: 44 ex ufficiali delle forze armate che governarono illegalmente il paese tra il 1976 e il 1983 sono comparsi giovedì davanti al giudice che li sta processando per delitti di lesa umanità, sfoggiando una coccarda con i colori del Vaticano: «È stato un omaggio a Francesco I», hanno detto, facendogli fare la figura di chi è sorpreso in brutta compagnia.
In un paese in cui ci sono due sindacati unici, due confindustrie, due grandi club di calcio nello stesso quartiere e due giorni dell'indipendenza, era in qualche modo logico che anche quello che per ora è l'unico Pontefice argentino compisse come primo miracolo quello della moltiplicazione dei pani e delle specie. Così, la sinistra peronista su cui si appoggia da circa 10 anni l'amministrazione Kirchner, riscopre da un lato la propria ala cattolica e dall'altro quella rivoluzionaria. Per le organizzazioni che difendono i diritti gay, lesbiche, trans e bisex, per esempio, è impossibile appoggiare un papa omofobo, anti-abortista e nemico del preservativo, soprattutto ora che questo governo ha dato loro alcune delle leggi sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, l'adozione e il diritto a scegliere la propria identità sui documenti, tra le più avanzate al mondo.
D'altro canto, alcuni dei nomi più importanti del gabinetto di Cristina, come il professor Gabriel Mariotto, autore della legge sui media che dovrebbe rendere più democratica l'informazione e impedire i monopoli nel settore (nonché attuale vicegovernatore della provincia di Buenos Aires), ha celebrato l'elezione di «un Papa peronista», che può vantare «un lungo curriculum di militanza dal basso e una grande cosmovisione terzomondista». Stessa solfa da leader storici del peronismo di base, proletario e cattolico, come Emilio Persico del Movimiento Evita, che parlando di Francesco I ha detto: «È un peronista vero. Abbiamo lavorato gomito a gomito nelle baraccopoli, coi ragazzi che fumano il crack e la gente che fruga nella spazzatura».
Chi legge il manifesto, però, sa che una figura illustre del giornalismo locale qual'è Horacio Verbitsky ha scritto un intero libro raccogliendo testimonianze dei legami esistiti in passato tra Papa Bergoglio e i militari che sulla fine degli anni Settanta seppero fare dell'Argentina un modellino in scala della Germania Nazista. Davanti a queste accuse, Francesco I ha sempre detto di aver avvicinato i generali solo per intercedere in favore dei prigionieri politici e cercare di salvarli.
Il saluto dei torturatori al nuovo Papa non è certo un gesto che convenga all'immagine pubblica di Bergoglio, soprattutto quando qualcuno l'accusa di esser stato loro complice. Il Santo Padre, infatti, si trova a ricevere un messaggio d'auguri da personaggi come Luciano Benjamin Menendez, impenitente ex generale di divisione che, malgrado l'ergastolo che sta scontando per sequestro, tortura e omicidio di 4 desaparecidos, continua a rivendicare in aula il suo operato, come male necessario per contenere la sovversione che minacciava il paese.
Nell'apparizione con coccarda bianco-oro di ieri, Menendez, che ai tempi si faceva chiamare «Il Cucciolo» dai suoi sottoposti e veniva invece chiamato «La Iena della Perla» dalle sue vittime, è sotto accusa per i crimini contro i diritti umani commessi appunto nel suddetto centro di detenzione clandestino: La Perla, o L'Università, secondo un altro toponimo nato con l'ironia che neanche le tenaglie della tortura riescono mai a strappare. A rischiare un nuovo ergastolo insieme a lui ci sono altri 43 relitti del peggior governo mai avuto dal paese. Tutti operativi nella provincia di Cordoba, quello stesso luogo in cui, dopo il ritorno della democrazia in Argentina, si dice che il Vaticano abbia mandato Bergoglio a far penitenza per il suo operato durante il governo de facto.
Pubblicata sul Manifesto il 16/3/13
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