martedì 11 ottobre 2011

Adesione CGIL manifestazione 15 ottobre 2011



 
 
 
Adesione manifestazione 15 ottobre 2011
La crisi economico-finanziaria, negata per oltre due anni dal governo Berlusconi, ha
squassato fino alle fondamenta il tessuto sociale del nostro Paese. Una crisi causata da un sistema
finanziario globalizzato completamente sganciato da qualsiasi governo democratico, rispondente al
solo principio del profitto a qualsiasi costo. Gli esiti di una globalizzazione a senso unico sono sotto
gli occhi di tutti e distorcono la stessa percezione che abbiamo sedimentato negli anni delle nostre
scale valoriali. Per noi sono gli uomini e le donne che devono essere al centro della teoria e della
pratica economica e non viceversa. In questo senso il ruolo del sindacato, ancora prima che della
politica, deve convergere verso la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, perché essi, nel rapporto di
lavoro, costituiscono la parte con minori tutele, perché condizioni di lavoro più giuste
contribuiscono a far crescere una società più giusta, perché su di esse si fondano e si sviluppano le
relazioni sociali ed affettive, perché il lavoro è soltanto una parte della vita di ciascuno di noi e deve
servire a rendere la restante parte veramente libera dal bisogno.
Anche per guadagnare una sorta di umanizzazione del lavoro, in grado di armonizzarlo con
l’ambiente nel quale si cala, si sono sviluppati nel corso degli ultimi anni movimenti di lotta
importanti, da quelli sindacali, partendo dalla mobilitazione dei lavoratori metalmeccanici, del
pubblico impiego e della conoscenza, passando per quelli degli studenti, delle donne, per
l’informazione libera, per la difesa della Costituzione e i numerosi che hanno arricchito la vita dei
diversi territori (NO TAV, NO DAL MOLIN), fino a giungere all’entusiasmante movimento
referendario del giugno scorso.
Una stagione di lotte, che ancora prosegue, che ha visto la CGIL protagonista di tutte le più
importanti battaglie per l’affermazione dei diritti del lavoro, delle donne, dei migranti, per
consegnare un futuro dignitoso alle nuove generazioni, per rifiutare un sistema fondato sempre
meno sui diritti e sempre più sulla precarietà del lavoro e della vita.
La lettera inviata da Draghi e Trichet a nome della BCE, ci consegna plasticamente il
contesto nel quale dobbiamo collocare la nostra azione e la nostra lotta. Un contesto nel quale la
dimensione internazionale del conflitto diventa assolutamente ineliminabile, dove la politica –
defraudata del proprio ruolo originario – deve riconquistare un rinnovato vigore e la primazia che le
compete. E’ assolutamente sconcertante che la nota trasmessa intervenga in modo così eclatante
nelle questioni interne di un Paese sovrano, ridisegnando, secondo le proprie convenienze ed in
modo ostentatamente ideologico, l’intero sistema di stato sociale e di relazioni sindacali,
spingendosi fino alla previsione di agevolare i licenziamenti e decurtare le retribuzioni delle
lavoratrici e dei lavoratori pubblici.
Tuttavia, quella nota è solo l’epilogo delle politiche definite in ambito europeo nel corso
degli anni, volte ad una progressiva, ma inequivocabile riduzione del sistema di stato sociale e del
generale sistema dei servizi pubblici.
E’ necessario, dunque, invertire la tendenza in atto, rimettendo al centro della sfera politica
il territorio, i beni comuni, la democrazia (partendo da quella nel/del lavoro), i diritti civili e del
lavoro, compreso quello ad avere una retribuzione ed una pensione giuste; in buona sostanza, quel
modello di società disegnato dalla nostra Carta Fondamentale, al centro della quale ci sono i valori
dell’equità e della solidarietà. In questo senso la cancellazione dell’art. 8 della manovra finanziaria
diventa un passaggio obbligato per ripristinare condizioni minime di civiltà anche nel mondo del
lavoro.
Da queste premesse e dalla constatazione della drammaticità della fase che stiamo
attraversando, nasce la consapevolezza della necessità di far convogliare tutte le energie e tutte le
mobilitazioni verso il comune obiettivo, seppure di lungo periodo, di ribaltare completamente gli
attuali assetti economici nazionali e sovranazionali. Per questi motivi i sottoscritti compagne e
compagni della CGIL aderiscono, a titolo individuale, alla manifestazione del 15 ottobre, nel
rispetto delle diverse posizioni e sensibilità, facendo proprio lo spirito profondo rivolto alla
costruzione di una società più giusta, dove la ricchezza sia equamente distribuita e dove i valori che
informano la nostra azione quotidiana siano ricollocati nella giusta dimensione e nel giusto ruolo.
Manuela Benevento, Cesare Caiazza, Sandro Caringi, Giulio De Angelis, Stefano Fabrizi,
Anna Fedeli, Roberto Giordano, Massimo Luciani, Maria Maggio, Maria Mora, Angela
Ronga, Claudia Tagliavia

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