La Chiesa paghi l’ICI. Anche a San Miniato
Non si capisce come possano ancora sussistere certi privilegi assurdi, come quelli di cui tuttora gode la Chiesa, che è esentata dal pagare tasse anche quando si lancia in attività lucrose. Alberghi, negozi, palestre, librerie, tutte esentate dall’ICI. La questione è indicativa di un trattamento di favore riservato al Vaticano dal centrodestra come dal centrosinistra.
Per quanto riguarda l’ICI, ad esempio, già nel 2004 la Corte di Cassazione aveva chiesto di eliminare queste esenzioni per le attività di natura oggettivamente commerciale svolte dall’ente ecclesiastico. Ma il Decreto Bersani, nel 2006, ha confermato la volontà di favorire il Vaticano, continuando ad esentare le associazioni religiose che svolgano attività “non esclusivamente commerciali”, formulazione ambigua che tuttora la Chiesa usa costantemente per non pagare. In pratica, immobili che la Chiesa utilizza fondamentalmente a fini di lucro non sono soggetti a ICI se in qualche modo, anche minoritario, si dichiarano utilizzati a scopi religiosi. Magari vi si piazza un’acquasantiera, o si fa un’autocertificazione, e il gioco è fatto.Questo accade anche nel nostro comune. Dal 2006 al 2010 le 15 tra parrocchie e organizzazioni religiose di San Miniato hanno pagato solo 152.419 euro per tutti quanti gli immobili di proprietà, che sono moltissimi. Praticamente 30.000 euro l’anno: una miseria, pur possedendo un totale di 700 particelle catastali, così tante che il sindaco ammette di non averle ancora verificate tutte dato “l’elevato numero di immobili coinvolti”, come spiega nella risposta alla nostra apposita interrogazione. E scorrendo l’elenco dei pagamenti delle singole parrocchie saltano agli occhi alcune situazioni imbarazzanti, come organizzazioni ecclesiastiche i cui immobili sono adibiti ad affittacamere, con pubblicità pure su Internet, e che pagano 300 euro l’anno, oppure parrocchie nei cui locali si svolgono stabilmente attività di ristorazione ma che versano solo 600 euro l’anno. Questo oltretutto genera un fenomeno di alterazione della libera concorrenza, tanto che nel 2010 la Commissione Europea ha aperto un formale procedimento di indagine, che rischia di portare a sanzioni pecuniarie gravose per l’erario pubblico. Perciò, oltre alla rinuncia a un gettito non trascurabile, vi è addirittura il concreto pericolo che la prossima primavera si debba pagare una multa all’Europa, poiché la condanna viene data per certa. Tutto questo solo per la volontà di agevolare economicamente la Chiesa, mentre allo stesso tempo si tartassano senza scrupoli i cittadini, specialmente le fasce più deboli.
Noi stiamo attendendo che i controlli a San Miniato finiscano quanto prima, e che venga imposta una tassazione giusta. Se c’è bisogno, si potenzi l’ufficio competente. Intanto presenteremo al prossimo consiglio comunale una mozione che impegni il sindaco ad assumere immediatamente in sede ANCI una posizione nettamente favorevole alla soppressione di questo assurdo privilegio, per tutelare la finanza pubblica e anche per evitare una infrazione comunitaria che potrebbe avere gravi conseguenze finanziarie, e che allo stesso tempo chieda al governo di riconsiderare la disciplina in vigore riguardo alle esenzioni ICI per le organizzazioni religiose. E’ una mozione di buon senso, che è stata approvata dal consiglio comunale di Firenze lo scorso mese. Siamo certi che sarà approvata anche a San Miniato.
Partito della Rifondazione Comunista San Miniato

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