Più di 5000
insegnanti, genitori e studenti hanno proposto al parlamento un emendamento al
DL n. 5/12 (semplificazioni) che voleva rendere i test Invalsi:
·
più scientifici (a campione, come nel resto d’Europa),
·
più fruibili per le scuole (per favorire il processo di
autovalutazione) ,
·
più contenuti nei costi esorbitanti che l’art. 51 del DL n. 5 intende
in parte scaricare sulle scuole e sui docenti, con un presunto obbligo a gestirli gratuitamente.
Tale
emendamento è stato trasformato in un odg approvato dalla Commissione affari
costituzionali del Senato e
fatto proprio dal governo in data 27/03/12.
Chiediamo al Ministro di dare corso a questo
impegno già dalle prove di questo anno.
In caso
contrario invitiamo
·
gli insegnanti a non collaborare
alle prove, avendone essi piena facoltà, in quanto “ordinaria attività
d’istituto”, paragonabile quindi a visite d’istruzione o progetti
aggiuntivi;
·
i genitori a non mandare i propri figli a scuola o
comunque a non far compilare il questionario personale, che viola la
privacy;
·
gli studenti delle scuole
superiori a non frequentare la scuola nei giorni delle prove o a non rispondere
alle domande e in particolare al questionario personale (lasciandole in bianco
o in altri modi).
Le prove Invalsi obbligherebbero ogni anno tre
milioni di studenti (quelli di seconda e quinta elementare, prima e terza
media, seconda e prossimamente quinta superiore) a sottoporsi a test a risposta
chiusa uguali per tutti, finalizzati a costruire un’anagrafe, ed un
conseguente percorso scolastico
staccato dal peculiare contesto di appartenenza.
Perché
diciamo NO a queste prove Invalsi
·
Perché siamo per una scuola che concorra alla formazione dei cittadini e contro una scuola che produca soltanto
lavoratori acquiescenti.
·
Perché gli alunni hanno il diritto
a sviluppare “attraverso un confronto aperto di posizioni culturali la loro
personalità” art. 1, c. 2 Dlvo 297/94.
·
Perché con tali test si pretende
di valutare anche il sistema, le scuole e gli insegnanti.
·
Perché, attraverso il loro utilizzo, si mette in discussione
la libertà di insegnamento, spingendo i docenti a pratiche didattiche mirate
innanzitutto al superamento dei test.
·
Perché si vogliono scaricare i
costi esorbitanti di tale operazione sulle scuole e sugli insegnanti, oltre che
sull’intera società, in questo momento di grave crisi economica;
·
Perché un sistema di
accountability, focalizzato per giunta sulla parziale valutazione degli
apprendimenti disciplinari, non è in grado di catturare né la ricchezza delle
competenze costitutive del capitale umano dello studente (competenze cognitive,
tecniche e trasversali), né la varietà degli approcci didattici, organizzativi
e gestionali, attraverso i quali le scuole
possono raggiungere elevati standard di apprendimento per i loro studenti.
Noi pensiamo che un processo di valutazione delle scuole abbia senso solo se
agganciato ad un progetto politico di rilancio dell’istruzione pubblica statale
in Italia.
Ass.
ne naz.le Scuola della Repubblica, CISP-Centro Insegnanti Scuola Pubblica-
Roma, Coordinamento Scuole Secondarie- Roma, Comitato bolognese Scuola e
Costituzione, CIP Ass. Nazionale, Gdl dell'assemblea
genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia, Comitato Genitori ed
Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova, ScuolaFutura Carpi,
Coordinamento Buona Scuola Carpi, La scuola siamo noi
Parma, Ass. di Firenze Per la scuola della Repubblica, CGD Pordenone, RSU
Iqbal Masih Roma.

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