martedì 17 gennaio 2012

Giglio, WWF: “MAGGIORI GARANZIE PER TUTELARE LE AREE SENSIBILI”



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INCIDENTE ISOLA DEL GIGLIO
WWF: “MAGGIORI GARANZIE PER TUTELARE LE AREE SENSIBILI”
Il WWF scrive al ministro dell’Ambiente e chiede un tavolo di confronto
con tutti gli operatori del mare
Ogni anno nel Santuario dei Cetacei 10.000 transiti commerciali
e 70 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi
Con una nota inviata al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il WWF solleva con forza il
problema del controllo delle rotte all’interno del Santuario internazionale dei Cetacei e chiede
un atto di verità e coerenza perché venga avviata una gestione reale, e non puramente formale, in
un’area marina preziosa per la biodiversità, interessata ogni anno da oltre 10.000 transiti
commerciali (non considerando quindi le imbarcazioni private), senza alcun obbligo di rotte certe e
senza alcun riscontro satellitare costante, mentre l’unica attività ad alto impatto veramente
vietata è quella delle gare motonautiche offshore.
In assenza di regole basilari che sono state troppe volte rinviate, il Santuario dei Cetacei, istituito
nel 1999, non è in grado di tutelare adeguatamente i propri beni ambientali e paesaggistici, e
perde totalmente la sua ragion d’essere, tanto da poter essere dichiarato un sostanziale
fallimento. Ne sono gli esempi più recenti il drammatico incagliamento della Costa Concordia al
Giglio e quanto accaduto all’alba del 17 dicembre 2011, quando l’Eurocargo Venezia della
Grimaldi Lines, ha perso due semirimorchi trasportati in coperta, contenenti tonnellate di un
catalizzatore al cobalto-nichel estremamente inquinante a sud dell'isola di Gorgona, a una ventina
di miglia dalla costa e a una profondità variabile tra i 120 e 600 metri, per un totale di 198 fusti
metallici non ancora recuperati.
Alla luce di questi eventi, il WWF ribadisce la necessità di mantenere un dialogo strutturato con
gli operatori del mare e chiede l’istituzione di un tavolo di confronto, che riprenda
l’impostazione di quello del 2001 sul traffico marittimo pericoloso, per prevenire che incidenti di
tale natura possano compromettere gli ecosistemi marini.
Allo stesso tempo il WWF si appella a Costa Crociere perché, nell’ambito delle azioni messe in
atto in questa delicata fase delle operazioni di recupero, continui a garantire la massima
attenzione per scongiurare ogni tipo di impatto ambientale potenzialmente annesso alla
tragedia, a partire dal rischio di sversamento di carburante che fino ad ora è stato mantenuto sotto
controllo.
Nella nota inviata al Ministro dell’Ambiente, il WWF ricorda anche che nell’alto Tirreno
insistono aree di enorme pregio come i parchi nazionali dell’Arcipelago Toscano, della Maddalena,
delle Cinque Terre, come l’Argentario, il Golfo dei Poeti, Lerici, Portofino, come la Corsica, le
Bocche di Bonifacio o il ponente ligure. Un immenso patrimonio di bellezza e biodiversità, di
paesaggi mozzafiato e natura, di cultura e tradizioni oltre che di lavoro, che viene quotidianamente
messo a rischio dal traffico petrolifero: 49 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi vengono
movimentate dal porto di Genova, 14 da quello si Savona, quasi 5 da quello di Livorno.
E’ possibile sostenere il WWF su www.wwf.it, con carta di credito al 800.990099 o facendo un
versamento sul ccp 323006
Il WWF chiede di fare il punto anche sull’applicazione dell’accordo volontario sul traffico
marittimo pericoloso sottoscritto nel giugno del 2001, su iniziativa dei Ministri dell’Ambiente e
dei Trasporti, con Confindustria (anche per conto di Confitarma, Unione Petrolifera, Assocostieri e
Federchimica), l'Assoporti, le organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL e UGL) e le maggiori
associazioni ambientaliste (Amici della Terra, Italia Nostra, Legambiente, Marevivo e WWF
Italia). L’accordo prevedeva un articolato programma di interventi concreti finalizzati a prevenire i
rischi connessi al trasporto marittimo di sostanze pericolose, innanzitutto mediante la più rapida
messa al bando dalle nostre acque delle navi petroliere monoscafo, oltre ad altre misure per evitare
il lavaggio delle cisterne in mare, per una più calibrata formazione professionale degli equipaggi,
per la rapida ratifica della Convenzione internazionale “bunker oil”, per la tutela di particolari aree
quali le bocche di Bonifacio e la laguna di Venezia. Secondo il WWF non solo è fondamentale
avere a 10 anni di distanza un bilancio condiviso, ma anche rilanciare su altri settori quali ad
esempio lo stato di applicazione della Bunker Oil Convention in vigore dal novembre 2008. Inoltre
il WWF chiede per questo settore una particolarissima attenzione anche al cosiddetto doppio
bunker per i serbatoi delle navi da crociera che, come la vicenda della Costa Concordia
dimostra, potenzialmente possono creare elevate criticità ambientali per le grandi quantità di
combustibile trasportate.
Secondo il WWF il problema della delicatezza del Mediterraneo dev’essere assunto nel suo
complesso al di là delle situazioni puntuali. Infatti sulle coste del Mediterraneo non solo insistono
750 porti turistici e 286 porti commerciali, ma anche 13 impianti di produzione di gas e 180
centrali termoelettriche. Questo sistema interessa la movimentazione di oltre 2000 traghetti,
1500 cargo, 300 navi cisterna, centinaia di imbarcazioni commerciali; stime delle Nazioni Unite
attestano che il Mediterraneo ogni anno è attraversato da oltre 200.000 transiti. La sicurezza
nasce dunque non solo dal fissare regole, ma anche dal farle rispettare garantendo i necessari
controlli.
Roma, 16 gennaio 2012
Ufficio Stampa WWF Italia, 06 84497213/265; 02 83133233; 349 0514472, 329 8315718

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