venerdì 17 febbraio 2012

Martone quello che conosce il mondo?


Ho sentito le dichiarazioni del viceministro Martone riguardo
a chi si laurea dopo i 30 anni. Lo dico subito, non sono nella
lista di “sfigati” che lui sta stilando: e benché non sia
“sfigato” (o forse proprio per questo?) vivo e lavoro
all’estero.
Mi sono laureato in tempo, anzi prima dei 5 anni
necessari. Per farlo, mi sono fatto un culo tanto e ho pure
lavorato di giorno, di sera e di notte. Sacrifici che il signor
Martone non ha mai fatto visto il babbo che si ritrova.
Nonostante abbia finito in tempo grazie a tanta fatica, non
posso che ritenermi fortunato, perché molte cose mi sono
andate bene: la salute, la famiglia, il fatto che in fin dei
conti studiassi nella stessa regione in cui vivono in miei
genitori. Ma non è sempre cosí. Studiare costa, e il signor
Martone lo sa, perché è uno di quelli che pensa che la
selezione scolastica e di merito vada fatta anche (e
soprattutto) sul reddito. Lo sa, perché conosce il sistema
universitario italiano.
Ho vissuto un po’ di tempo con degli amici, in Germania, che
lavoravano per pagarsi le tasse universitarie e l’affitto.
Premettendo che le tasse erano di circa 60 euro all’anno
(60€/anno, ripeto, nella ex Germania Est), lá è l’universitá
stessa che ti trova un lavoretto interno, in biblioteca, nei
servizi agli studenti, eccetera. Si dá un lavoro, si crea
esperienza, si forniscono servizi. È cosí facile e organizzato
il sistema italiano? Chi riesce a trovare un lavoretto tramite
il DSU è piú che fortunato. Far coincidere poi gli orari di
lavoro con quelli di lezione è difficilissimo, grazie al nostro
caos quotidiano – che deriva soprattutto dal fatto che ogni
docente, ogni corso fa un po’ il cazzo che gli pare, mica si
lavora per il progresso comune. Se vuoi un lavoretto che si
incastri bene con lo studio, vai sul nero. Nero nero nero e
ancora nero, mentre creiamo ricchezza e perdiamo anni di
studio. Oppure se si ha culo si trova un contratto: ma
figuriamoci se gli orari e le pretese dei padroni ci
permettono di seguire le lezioni.
Quel che è sicuro è il sistema che lui ha in testa per noi,
laureati e/o “sfigati”. Martone è un fautore della libertà di
licenziamento, della cancellazione dei contratti nazionali,
dell’attuale tipologia di sindacati. Ecco cosa vuole il signor
Martone, un Paese-industria dove chi aspira a posti di
coordinamento, gestione, dirigenza o progettazione sia solo
chi riesce ad arrivare “in tempo”, in barba al fatto che la
linea di partenza non è la stessa per tutti. Chissá, forse è
anche questa una contraddizione del capitalismo: un giorno
forse tutti questi laureati “addetti alle macchine” del
sistema avranno abbastanza coscienza per bloccarlo una
volta per tutte. Chissá, Martone, chissà.
e.s.

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