lunedì 27 giugno 2011

La costanza di Abdon Mori

La costanza di Abdon Mori

Il compagno Abdon Mori arriva con la moglie Loretta all'appuntamento
tutto contento: negli utlimi giorni ha fatto tredici abbonamenti a
"Rinascita" e si ripromette di farne ancora nelle prossime settimane.
Intanto ogni settimana diffonde 40 copie del settimanale.

Mori racconta la sua vita di militante comunista. Comincia quando
entra a dieci anni, nel 1939, in una piccola falegnameria di Empoli,
una decina di dipendenti, in maggioranza anarchici e comunisti.

Lì fa il suo apprendistato politico, che poi si concretizza in impegno
quando, agli inizi degli anni Quaranta, ritorna dalla Francia Virgilio
Corti, detto Togo.

Togo è una sorta di corriere del Pci, con il compito di organizzare il
"soccorso rosso" per i tanti compagni che già affollano le patrie
galere. Abdon viene fatto girare per Empoli. Va a trovare artigiani,
barbieri, contadini. Ritira i soldi per il "soccorso". Non desta
sospetti nei fascisti: è così giovane.

"Una volta - racconta Abdon - mi dettero un compito più delicato e
importante. Mi mandarano alla stazione di Empoli, dove dopo un po'
arrivo una compagna di San Romano, della quale non conoscevo e non
conosco il nome.

Mi consegnò una cassettina che conteneva copie dell'Unità clandestina
e altri pezzi di propaganda. Il mio compito era di portarla a un
meccanico di biciclette nel centro di Empoli. Nel 1943, fui incaricato
di spostare armi da Empoli ad Avane, dove si stavano organizzando i
primi nuclei della Resistenza. Le armi erano nascoste su un carretto
che io spingevo e carico di mobili. Dopo il bombardamento di Empoli, i
partigiani mi mandarano a prendere uno di loro. Era ferito. Armato, lo
avevano messo dentro a un baule. Lo caricai sul barroccio e così
passai le linee tedesche. Io, insomma, ero un po' il facchino del
partito e poi dei partigiani".

Il 26 luglio 1943, Abdon partecipa al corteo organizzato dagli
antifascisti Roberto Giuntini, Ferrero Sabatini, detto Pio, Giuliano
Marmugi, detto Fischietto. Mussolini è caduto. Si trovano al Bar "Le
Tre Effe" con bandiere tricolori con lo stemma sabaudo. In via Roma,
sono un centinaio. Cantano. Esultano. Il commissiario prefettizio
reagisce chiamando i soldati, accampati alla pineta e ordina la
carica. Ci sono tafferugli fino a quando non intervengono i
carabinieri a difesa dei manifestanti.

Il 13 febbraio 1945 da Empoli partono 528 volontari per il Corpo della
Libertà. C'è anche Abdon. Li portano a Cesano di Roma, per un periodo
di addestramento.

Abdon viene poi aggregato alla Brigata Friuli che opera a Riolo Terme
in Romagna. E in questa località, per questo motivo, oggi Abdon ha la
cittadinanza onoraria insieme agli altri volontari.

Abdon Mori con la Brigata Friuli si è poi spostato fino al nord
dell'Italia e oltre a Riolo Terme ha la cittadinanza onoraria anche a
Castel San Pietro Terme in Emilia e ad Udine.

Formalmente, Mori si iscrive al Pci nel 1945, alla cellula della
vetreria Taddei, dove lavora. La fabbrica ha mille operai. È il
responsabile della diffusione dell'. Ogni giorno porta in fabbrica e
diffonde 140 copie del giornale.La notizia dell'attentato a Togliatti,
nel 1948, coglie gli operai in fabbrica, mentre lavorano.Escono, viene
improvvisato un primo comizio e poi alcuni (compreso Abdon) vanno a
occupare la stazione, che bloccano per un giorno intero.Nel settembre
1949, parte militare. Destinazione Bari. Dice: "Mi metto subito in
contatto con la Federazione del Pci. So che ci sono Remo Scappini e
sua moglie Rina Chiarini, empolesi, amici di famiglia. Mi metto subito
a disposizione del partito. C'è la guerra in Corea. C'è bisogno di
propaganda. Sicché, con alcuni comopagni emiliani, prendiamo centinaia
di manifestini che mettiamo nelle caserme".Abdon viene avvicinato da
un maresciallo, uno che aveva combattuto nella Divisione Friuli. Gli
dice che al Commissariato di Empoli sono arrivate informazioni che lo
descrivono come un sovversivo, un individuo pricoloso. Il "marchio" lo
porta sotto processo due volte. Ma tutte e due le volte vien assolto
grazie alle testimonianze di due amici: uno di Palermo e uno di
Saronno. Remo Scappini, diventato senatore del Pci, fa due
interpellanze al ministro Pacciardi rivelando che numerose reclute,
tra cui Abdon, sono controllate dalla polizia segreta.

Siamo agli anni Cinquanta, gli anni della repressione. Abdon viene
licenziato dalla Taddei nel 1952, cioé nel pieno dei governi
Scelba.Abdon racconta la sua storia con accanto la moglie Loretta. La
guarda con tenerezza. È un grabde amore, il loro, iniziato nell'estate
del 1947. In quell'anno, Loretta, che è di Pontassieve, lavora alla
mnsa del Pignone a Firenze. In quell'estate, c'è un raduno nazionale
del Fronte della gioventù (quello originale che era "rosso", ndr) e
numerosi giovani partecipanti vanno a mangiare alla mensa del Pignone,
aperta per loro."Così - dice Abdon - conobbi Loretta e da allora non
ci siamo più lasciati. Ci siamo sposati nel 1954. Abbiamo un figlio.
Abbiamo vissuto insieme tutte le esperienze di lotta politica. Anche
lei è stata una brava compagna. Mi ha aiutato tanto nel fare quel poco
che ho fatto per il Pci e dopo".

Commenta: "Sono tempi duri, ma penso che valga la pena di continuare a
battersi. Certo, quando penso alla fine che ha fatto l'Unità, mi si
stringe il cuore. Se penso a tutte le diffusioni che ho fatto insieme
a migliaia e migliaia di compagni, mi si stringe il cuore. Ma bisogna
andare avanti e fare di tutto per battere, il prossimo anno,
Berlusconi."

PRC: L’AMMINISTRAZIONE RENZI NON MERITA UN VOTO FAVOREVOLE

L’AMMINISTRAZIONE RENZI NON MERITA UN VOTO FAVOREVOLE.

Mentre il protagonismo nazionale di Renzi, che sembrava in grado di
travolgere tutto e tutti, segna le prime battute d’arresto, con i
fiorentini che smentiscono clamorosamente le sue ambigue posizioni sul
referendum sull’acqua e con il Pd nazionale che non se lo fila più di
tanto, il voto favorevole di Valdo Spini sul Piano Strutturale è una
mossa priva di reale prospettiva politica, tanto più incongrua in
quanto espressa da un uomo politico abile e ricco d’esperienza.

Un voto positivo espresso, fra l’altro, a favore di un Piano
Strutturale sul cui merito la coalizione, di cui Valdo Spini è stato
candidato sindaco, aveva manifestato forte opposizione, sia su aspetti
particolari dello strumento, sia sull’impianto generale e sulla
politica che ne ispirava le scelte; l’accoglimento di alcune
osservazioni e di alcuni emendamenti non va a modificare in maniera
sostanziale il segno politico del Piano Strutturale, che rimane
ancorato ad una visione ristretta della città e del suo ruolo
nell’ambito dell’area metropolitana.

Inoltre il Piano Strutturale, così come il bilancio di previsione per
l’anno 2011, risulta privo di una visione strategica dei problemi
della città e manca di indicare risposte a temi come: la casa, la
mobilità, il lavoro, l’agibilità della città, la cultura (cosi cara al
Sindaco Renzi che la destina al solo ruolo di far cassa), al rapporto
fra Firenze e il suo territorio, in definitiva il Piano Strutturale
esprime una visione meschina di Firenze, ridotta ad un puro ruolo di
supporto di interessi immobiliari e finanziari. La favola poi dei
“volumi zero” è appunto solo una favola a cui non crede nessuno.

Il voto favorevole di Valdo Spini, che oltretutto niente leva e niente
aggiunge ad una maggioranza blindata a servizio del Renzi (nella quale
brillano per il loro silenzio Sel e IdV, altrimenti loquaci in altre
occasioni), mette una seria ipoteca sulla sorte della coalizione che
si era formata in occasione delle elezioni del 2009, e che anche
nell’occasione del PS ha dimostrato di essere viva e ricca di passione
e di intelligenze, il cui destino avrebbe dovuto essere preoccupazione
di tutte le sue componenti.

Da parte della FdS la coalizione deve andare avanti nell’interesse dei
cittadini e dei ceti sociali che intende rappresentare, allo scopo di
continuare a rappresentare un’alternativa da sinistra
all’amministrazione Renzi, motivo per cui è indifferibile un
chiarimento sulle prospettive da dare alla coalizione.

Federazione della Sinistra Provinciale Firenze

Attaccato il presidio della Maddalena di Chiomonte

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)

Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454

e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it

Direzione Nazionale



Attaccato il presidio della Maddalena di Chiomonte

Luglio 2001 – giugno 2011: con questa vera e propria operazione di guerra in Val di Susa Maroni da’ il via alle “celebrazioni” per il decennale della Diaz e di Bolzaneto

Respingiamo questo attacco criminale!

Sciopero e mobilitazioni di solidarietà in tutta Italia!



All’alba di oggi con un ingente spiegamento di uomini e mezzi, il governo ha iniziato lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena per avviare i lavori di costruzione dei cantieri per la TAV.

Centinaia di attivisti, uomini e donne, giovani e meno giovani stanno resistendo in una zona militarizzata, sotto il lancio di lacrimogeni, stanno fronteggiando colonne di ruspe e blindati.

Per ognuno di loro che resiste a Chiomonte, 1000 possono e devono mobilitarsi in tutto il paese.



Raccogliere l’appello lanciato dal movimento NO TAV alla Festa della FIOM

http://www.youtube.com/watch?v=0sU3cSzTG7M
http://www.youtube.com/watch?v=o_uCWtCUpLE&feature=related


Che le organizzazioni della sinistra sindacale, i sindacati autonomi e di base indicano lo sciopero generale (come ha fatto la CUB provinciale di Torino) per favorire la più ampia mobilitazione di solidarietà possibile, a livello nazionale. Possono farlo: la FIOM, la funzione Pubblica CGIL, l‘USB…


Che i movimenti, i comitati, i partiti convochino sotto le prefetture presidi di solidarietà con i resistenti No TAV e di protesta contro l’operazione di guerra lanciata dalla banda Berlusconi


Comunicare le iniziative e mobilitazioni di solidarietà a Radio Back Out di Torino (011-2495669), che è in contatto diretto con i resistenti No TAV



Iniziative già programmate in giornata:

Napoli – h 18:30 presidio davanti alla Prefettura

Massa – h 18:00 presidio davanti alla Prefettura



Mobilitazione generale! No alla TAV!

NO allo stato di polizia!

Lunga vita alla Libera Repubblica della Maddalena

Cacciamo il governo di criminali guidato da Berlusconi, la direzione del nostro paese deve essere persa da un governo di emergenza popolare!

LA VAL DI SUSA E LA LEGA LADRONA

LA VAL DI SUSA E LA LEGA LADRONA

http://fiorinoiantorno.it/blog/?p=637

Quello che è successo oggi in Val di Susa è grave: forse è anche banale scriverlo. Una operazione fatta con 2000 agenti fra poliziotti e carabinieri non si vedeva da quel tragico luglio del 2001 a Genova. Ancora una volta è il governo Berlusconi ha guidare una operazione di repressione senza eguali: un Berlusconi che nel 2001 era stato messo in crisi da un movimento fortissimo, quello così detto Noglobal, e che oggi invece è in difficoltà per le vicende tutte interne tra un rogia e una P2 al quadrato. Viene subito da notare la pericolosità del Governo Berlusconi che ogni qual voltà si trova in sofferenza utilizza per gestire questioni interne la repressione e la violenza.

A Genova c’era il fido Scajola, oggi c’è il fido Maroni, che si vanta di aver in qualche modo voluto questa operazione. Ma come, proprio lui leghista che vede nel volere delle comunità locali la stella polare della sua azione, oggi si vanta di aver represso, per l’ appunto una comunità? Ma un motto della Lega e di Maorni non era “Padroni a casa nostra?”. Ed il leghista presidente della Regione Piemonte Coda, che dice della repressione usata nei confronti dei valsusini? Ho conosciuto i fieri valsusini nel lontano 2006 quando fui mandato a girare un breve documentario su quello che stava succedendo e se la protesta si era addormentata. La cosa che mi fece impressione era la diffusa consapevolezza di tutti gli abitanti della Val di Susa che non ripetevano slogan preconfezionati sul No alla Tav, ma avevano un sapere diffuso del perché l’alta velocità non ci doveva essere. Ricordo ancora una cena in una locanda con questi irsuti montanari, che poi erano sindaci, presidenti di comunità montana, assessori, consiglieri comunali, semplici cittadini di tutti i partiti e di nessun partito, che mi spiegavano le ragioni sfoderando dati scientifici, studi e quant’altro. Conservo ancora il fumetto dove si paragonavano al villaggio Gallo di Asterix ed Obelix che resistevano imperterreti al dominio romano. E quella sera forse per i baffi piementosi che molti portavano, mi sono sentito proprio in compagnia di Asterix. Guardando oggi le immagini della Val di Susa riconosco alcuni volti di quella sera e mi sembra un fatto singolare che oggi sia proprio un ministro degli interni che ha fatto della retorica anti romana la sua fortuna a calpestare il volere e la narrazione corale di intera comunità.

Ma oramai la Lega è il più romano dei partiti, bene entrato nel sistema degli affari che si gestiscono dalla capitale e niente ha della spinta antisistemica di un tempo. Maroni, Bossi e Cota sanno degli interessi economici che girano intorno alla costruzione della Tav. Altro che Roma ladrona…Andati i tempi in cui Maroni opponeva resistenza, veniva fermato dalla polizia e si contraddistingueva perché nella lotta tirava un morso ad un polpaccio di un poliziotto. Oggi i leghisti a Roma, sono gli uomini che reggono un sistema di potere oramai allo sbando. Un interessante articolo di qualche settimana fa su il sole 24ore sottolineava come la Lega non può in questo momento andare alla rottura con Silvio Berlusconi: troppi cda e di Banche e Fondazioni bancarie nel nord da rinnovare tra giugno e settembre…Rimane comunque il fatto che oggi in Val di Susa il Governo Berlusconi ha fatto capire come intende rispondere a qualsiasi opposizione messa in atto in piazza. Il Caimano è nervoso e morde: c’è da stare preoccupati.

Manette al dirigente all'Ambiente, Cgr: "E ora fermate l'inceneritore"

http://www.parmatoday.it/cronaca/arresto-moruzzi-inceneritore.html

Manette al dirigente all'Ambiente, Cgr: "E ora fermate l'inceneritore"

Dopo l'arresto di Emanuele Moruzzi, il quale ha firmato tutte le pratiche che hanno portato avanti l'iter del "forno" di Ugozzolo, l'associazione chiede di estendere l'inchiesta anche all'inceneritore

di Redazione - 25/06/2011 L’'associazione Gestione Corretta Rifiuti di Parma (Gcr) chiede di estendere all'iter e ai lavori per l'inceneritore di Ugozzolo, avversato da tempo, le indagini sulle 'mazzette' del verde pubblico che ieri hanno portato all' arresto di 11 persone (il comandante della polizia municipale, due dirigenti del Comune, un dirigente Iren, sei imprenditori e un investigatore privato). "Il dirigente comunale Emanuele Moruzzi, tra i colpiti dai provvedimenti cautelari - rileva l'associazione in una nota - è stato infatti firmatario, come da ruolo, di tutte le pratiche che hanno portato avanti, autorizzazione per autorizzazione, l'iter del forno targato Iren. Tra gli arrestati di ieri anche Mario Bertoli, direttore generale di Iren Emilia, il quale ha seguito per anni il settore dei rifiuti e della raccolta differenziata".Inoltre, Giovanni Maria Jacobazzi, comandante della Polizia Municipale, è accusato di aver fatto pressioni su un vigile per la multa appioppata a un imprenditore amico, e proprio i vigili urbani sono stati inviati nei giorni scorsi a controllare il cantiere di Ugozzolo dopo le ipotesi di abusi edilizi, contenute nell'ennesimo esposto degli avvocati Allegri e De Angelis contro il termovalorizzatore. Insomma, per l'associazione Gcr si tratta di filoni da controllare

Comunisti, insieme per l’opposizione di classe e l’alternativa di sistema

Comunisti, insieme per l’opposizione di classe e l’alternativa di sistema



Ricostruire e rifondare il partito comunista – Rilanciare la sinistra anticapitalista – Costruire un vasto fronte di resistenza alla crisi – Basta politiche governiste



Alcune compagne e compagni critici del PRC, del PdCI, il movimento dei Comunisti Uniti e altri della diaspora diffusa nel paese promuovono un incontro nazionale delle comuniste e dei comunisti ovunque collocati che riprenda il confronto unitario iniziato con l’assemblea di Livorno dello scorso gennaio.



Preso atto che i comunisti oggi sono sparsi in molte organizzazioni differenti, e che tantissimi sono ormai quelli “senza tessera” disillusi dai percorsi politici che abbiamo attraversato, pensiamo sia sempre più urgente un confronto e un’iniziativa dal basso che dia un segnale di “unità utile” alla prospettiva di ricostruzione di un Partito Comunista degno di questo nome e all’altezza dello scontro di classe oggi.



Questa per noi è l'unità nella lotta, nella costruzione di un'opposizione di classe contro le politiche antipopolari dei governi siano essi di centrodestra che di centrosinistra, contro il fascismo, contro le politiche liberiste della UE e contro le guerre imperialiste.



Per fare questo dobbiamo recuperare la nostra autonomia e non ripercorrere gli stessi errori (governismo e subalternità alle compatibilità) che ci hanno condotto alla attuale frammentazione e crisi di radicamento tra i lavoratori dipendenti, i precari, i pensionati, le donne, gli immigrati e tutte le fasce più fortemente colpite da questa crisi strutturale del sistema dominante.



Per favorire questo processo dobbiamo contribuire alla ricostruzione di un blocco sociale che sia antagonista agli interessi del capitalismo oggi.



Infatti, davanti a noi abbiamo una devastante crisi economica. Non è una semplice crisi finanziaria e nemmeno una normale crisi ciclica ma – su questo c’è ormai un consenso generalizzato, nonostante la propaganda dell’economia politica – una crisi più profonda e “di sistema”; probabilmente la crisi più grave di valorizzazione del capitale da molti decenni a questa parte.

I segnali di ripresa del conflitto sociale di questi ultimi mesi sono molteplici. La reazione operaia contro il Piano Marchionne; gli scioperi che hanno caratterizzato la risposta del lavoro salariato all’attacco di Governo, Confindustria e BCE; il moltiplicarsi delle lotte dei precari contro la crisi e l’austerity; l’esito delle ultime amministrative che ha visto non solo la sconfitta pesante delle giunte di destra ma anche il successo di liste e candidati identificati come elementi di discontinuità con gli apparati del PD; l’enorme successo della mobilitazione popolare referendaria che marca una forte inversione di tendenza all’egemonia ultradecennale dell’ideologia del libero mercato e del “privato è bello” che continua a caratterizzare molte politiche locali sia del centro-destra che del centro-sinistra.



Certo come comunisti non ci illudiamo. Ancora lunga è la strada nella ricomposizione di questo nostro blocco sociale di riferimento su una prospettiva anticapitalista, per un’alternativa di sistema e non per una mera alternanza di governo. Ed è forte il pericolo che questi movimenti siano ricondotti nell’alveo delle compatibilità e utilizzati nuovamente come massa di manovra elettorale per sostenere nuove suicide esperienze governiste. Ancora oggi infatti sembra che, anche nel campo comunista, ci sia chi non vuole cogliere questi segnali di resistenza e si propone di ripetere autisticamente gli errori del recente passato auspicando una nuova Unione anti-berlusconiana con quel PD che sta cercando in tutti i modi un’alleanza al centro col Terzo Polo. Aprendo così magari la strada ad un governo tecnico o di “unità nazionale” per fare le riforme “urgenti” per il padronato europeo in maniera condivisa e pacificata. Ossia che massacri, con largo consenso e con un nuovo patto sociale, i salari ed i diritti residui di lavoratori, precari e pensionati a basso reddito.



Ma tante comuniste e comunisti, indipendentemente dalla loro attuale collocazione, non la pensano in questo modo e devono urgentemente dotarsi di una piattaforma e di una prospettiva comune per:



- contribuire ad un vasto fronte di resistenza sociale alla crisi;

- costruire una prospettiva di uscita dal capitalismo (e non diventare ancora un suo puntello a sinistra);

- porre le basi per la ricostruzione di un soggetto politico che persegua coerentemente una linea di classe in questa direzione: il Partito Comunista.



Questa è l'unità utile a cui ambiamo ed il terreno di coltura per la ricomposizione in un Partito per tutti i comunisti ovunque collocati.



Non possiamo proclamare un nuovo ennesimo partitino, ma abbiamo bisogno di riprendere insieme la strada verso un grande Partito Comunista. Questo non può esser fatto per "decreto" né tantomeno dalla semplice sommatoria dei frammenti che compongono l'arcipelago comunista.



Per proseguire questo percorso, cominciare a decidere delle campagne politiche e una piattaforma comune proponiamo a tutti/e i/le compagni/e, alle forze comuniste e anticapitaliste e a tutte le realtà interessate un



INCONTRO NAZIONALE

delle comuniste e dei comunisti ovunque collocate/i



SABATO 2 LUGLIO 2011 ore 9. 30

c/o circolo ARCI “Centofiori”, via Goito 35/b ROMA (Stazione Termini)



L’incontro durerà tutta la giornata e alternerà due sedute plenarie e tre tavoli tematici per affrontare meglio risoluzioni comuni e delle proposte concrete:



1) la questione politica: percorsi per la ricostruzione del Partito Comunista; alleanze, sinistra anticapitalista ed elezioni; congressi PRC e PdCI e relazioni tra le aree comuniste;

2) la questione sindacale e la relazione coi movimenti: sindacato di classe e linea dei comunisti nei sindacati; fronte di resistenza alla crisi e blocco sociale; movimento referendario e lotte sociali; antifascismo e movimento contro le basi e la guerra;

3) la questione teorica e culturale: coordinamento degli strumenti di comunicazione; formazione quadri e pubblicazioni; iniziative editoriali e divulgative.



DIVULGATE QUESTO INVITO A CHI POTREBBE ESSERE INTERESSATO E COMUNICATECI LA VOSTRA PARTECIPAZIONE COSI’ CHE POSSIAMO ORGANIZZARE AL MEGLIO I LAVORI DELLA GIORNATA.



Per adesioni e informazioni: comunistinsieme@inventati.org



PRIME ADESIONI E PARTECIPAZIONI:



Antonio Piro, circolo PRC Lari (Pisa); Andrea Fioretti, Comunisti Uniti Lazio; Eugenio Giordano, Alenia Pomigliano e dir.vo FIOM Napoli; Antonio Andreotti, Arrigo Bortolotti, Marco Checchi, Renata Fabiani, Alidina Marchettini, Mario Noferini, Paola Serasini, Sandro Targetti (compagni/e della Federazione PRC di Firenze); Stefano Azzarà, Comunisti Uniti Marche; Antonello Tiddia, RSU Cgil Carbosulcis; Nicola Iozzo, coordinatore PdCI Vibo Valentia; Massimiliano Murgo, Flmu-CUB Marcegaglia Buildtech (Milano); Mario Gabrielli Cossellu, PRC Circolo "E. Berlinguer" Bruxelles; Fabio Corsi, circolo PRC “La Catena” San Miniato (Pisa); Alberto Pantaloni, RSU/RLS Slc-Cgil Comdata (Torino); Giovanni Bruno, delegato RSU Scuola; Mario Maddaloni, RSU Filctem-Cgil Napoletana Gas; Leonardo Pegoraro, Comunisti Uniti Marche; Andrea Montella, circolo PRC “A. Tognetti” Pisa; Angelo Caputo, PRC Giovani Comunisti Roma; Paola Baiocchi, circolo PRC “A. Tognetti” Pisa; Alessandro Perrone, FIOM-Cgil Eaton Monfalcone; Ascanio Bernardeschi, circolo PRC Volterra (Pisa); Walter Montella, lavoratore Comune di Milano; Laura Petrone, Comitato Politico Nazione PRC; Antonio Bernardeschi, circolo PRC Lari (Pisa); Francesco Cori, Coordinamento Precari della Scuola; Mario D’Acunto, Comunisti Uniti Toscana; Laura Scappaticci, Comunisti Uniti Lazio; Massimo Cavallini, circolo PRC Santa Maria a Monte (Pisa); Stefano Grondona, Comunisti Uniti Emilia-Romagna; Barbara Maffione, Comunisti Uniti Campania; Giuseppe Ambrosio, PdCI di Vibo Valentia; Renato Caputo, Comunisti Uniti Lazio; Ilario Germinario, rapp.te ASIA USB Grosseto; Riccardo Filesi, coord. cassintegrati Alitalia; Michele Bulgarelli, Comunisti Uniti Forlì; Roberto Villani, Comunisti Uniti Lazio; Vito Terranova, PRC Spagna; Alessandro Pellegrini, Comunisti Uniti Forlì; Riccardo De Angelis, RSU/RLS Flmu CUB Telecom Italia; Manuela Ausilio, Comunisti Uniti Lazio; Aldo Vercesi, Comunisti Uniti FVG Maniago (PN); Vincenzo Graziano, Flmu CUB Comdata (Torino); Laura Scappaticci, Comunisti Uniti Lazio; Maria Elena Tomassini, ANPI VII Municipio Roma; Mina Pettenazza lavoratrice Comune di Milano; Alessandro De Padova, coord. Giovani Comunisti Vibo Valentia; Gianfranco Manera; RSU Comune di Milano; Danilo Ruggieri, Comunisti Uniti Lazio; Federico Giusti, RSU Cobas Comune di Pisa; Sergio Manes, direttore editoriale delle Edizioni “La Città del Sole”; Luca Climati, RSU FP Cgil Inpdap; Claudio Simbolotti, ferroviere FS Roma; Marco Beccari, Comunisti Uniti Friuli Venezia Giulia; Alessandro Bellucci, segr. circ. ferrovieri del PRC “Spartaco Lavagnini” di Firenze; Giorgio Ellero, operaio Fincantieri Monfalcone; Adriano Beltrami, circolo PRC Lari (Pisa); Cristian Mercadini, Comunisti Uniti Forlì; Valter Mariotti, Circolo PRC “L. Longo” Roma; Loreno Bulgarelli, Comunisti Uniti Forlì; Simone Cheli, circolo PRC Lari (Pisa); Virginio Pilò, Comunisti Uniti Bologna; Maurizio Rovini, circolo PRC Lari (Pisa); Cristina Nannetti, circolo PRC Lari (Pisa); Raffaella Guidi, Comunisti Uniti Forlì; Gatta Karim, Comunisti Uniti Forlì; Stefania Melandri, Comunisti Uniti Forlì.














Cremaschi

Con il popolo della Valle Susa, la loro lotta è la nostra lotta

di Giorgio Cremaschi

L’assalto militare alla Valle Susa, con uno spiegamento di forze che in Italia non si vedeva dall’epoca di Genova 2001, è la manifestazione di un gravissimo attacco alla nostra democrazia.

Senza nessuna reale consultazione democratica, in spregio di tutti i pareri ambientali e di tutte le obiezioni tecniche ed anche economiche, si vuole imporre con la forza militare un’opera senza senso, come la costruzione della Tav in Valle Susa. Di fronte al no delle popolazioni si agisce con l’uso della forza e con modalità di intervento che fanno unicamente richiamo ai paesi autoritari ove si reprimono le istanze democratiche della popolazione.

Nessuna opera ha futuro se viene costruita in spregio della democrazia e dell’ambiente. Queste non sono grandi opere, sono opere inutili e costose socialmente e democraticamente, sono devastazioni che dobbiamo combattere.

Siamo a fianco delle popolazioni della Valle Susa, sosteniamo la loro resistenza e ci battiamo innanzitutto per fermare lo sconsiderato intervento poliziesco.

Tutte e tutti coloro che in questi mesi si sono mobilitati per i beni comuni, per l’ambiente, per un diverso modello di sviluppo contro la speculazione finanziaria, oggi devono stare a fianco del popolo della Valle Susa. La loro lotta è la nostra lotta.

27 giugno 2011










PeaceReporter - No Tav, l'uso sproporzionato della forza

PeaceReporter - No Tav, l'uso sproporzionato della forza

Tav, in Val di Susa 2000 poliziotti per difendere le ruspe e caricare i cittadini - LIBERAZIONE.IT

Tav, in Val di Susa 2000 poliziotti per difendere le ruspe e caricare i cittadini - LIBERAZIONE.IT


Tav, in Val di Susa 2000 poliziotti per difendere le ruspe e caricare i cittadini

Manifestanti no tav sgomberati, lavori preliminari della Torino-Lione al via. Ma gli scontri di stamane in val di Susa hanno lasciato sul campo un pesante bilancio di contusi (almeno 25 agenti e 4 attivisti) e un inevitabile strascico di polemiche. Il blitz delle forze dell'ordine è scattato poco prima delle 8, ma la 'battaglià per espugnare il presidio della Maddalena di Chiomonte è stata dura: preceduti dalla draga incaricata di rimuovere le barriere costruite con traversine, guard rail e cavi elettrici, i poliziotti hanno risposto con i lacrimogeni a un fitto lancio di pietre, petardi e oggetti contundenti: i militanti no tav hanno alzato anche "barricate di fuoco", roghi generati da balle di fieno posizionate sulla strada dell'Avanà, intrise di olio e nafta. Ben presto l'aria è diventata irrespirabile, mentre i mezzi delle aziende incaricate di avviare i lavori del cantiere e gli operai a bordo venivano accolti al grido di "vergogna, vergogna". "Lo Stato non può assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari: la Tav è considerata una priorità", ha commentato il ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli; sulla stessa lunghezza d'onda il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, convinta che "un paese civile e democratico come l'Italia" non possa permettersi "la permanenza di un presidio come quello del villaggio Maddalena, al di fuori della legalità". "Con la Tav bisogna andare avanti", ha ribadito il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: "non si può arrestare un'opera fondamentale per l'economia del Nord". Per Antonio Di Pietro (Idv) "le infrastrutture e l'intermodalità sono fondamentali per lo sviluppo, ma non si costruiscono con i manganelli. Noi - ha aggiunto - siamo senza se e senza ma per il rispetto dei diritti dell'uomo e delle popolazioni". "Inaccettabile l'idea che al dissenso legittimo delle popolazioni si debba rispondere con la violenza, con la repressione", ha attaccato il governatore della Puglia, Nichi Vendola (Sel). Amaro il sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard: "pensare che si potesse risolvere questa situazione con il dialogo significava essere eccessivamente ottimisti: i margini di trattativa erano inesistenti".

in data:27/06/2011

Greek Communists Protest Austerity in Acropolis | Keep Talking Greece

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