Duecento al porto di Livorno
«Vogliamo la verità sui fusti»
«Vogliamo la verità sui fusti»
Il 17 dicembre una nave cargo ha perso 200 bidoni di sostanze pericolose nel mare toscano. La città scende in piazza: «Non vogliamo un'altra Moby Prince»
Corriere.it
LIVORNO - E’ una brutta storia ancora tutta chiarire quella della nave cargo «Venezia» (Grimaldi Lines) partita da Catania per Genova con mare forza 10 e onde alte più di otto metri. E che invece di ripararsi in un porto sfida i marosi e nel luogo più delicato per l’ecosistema, il Santuario dei cetacei tra l’isola di Gorgona e l’Elba, 22 miglia al largo dalle coste toscane, rischia di affondare e perde incredibilmente due carichi con 198 fusti, quasi quaranta tonnellate di cobalto e molibdeno, due metalli tossici altamente inquinanti, che finiscono a cinquecento metri di profondità.
LA MANIFESTAZIONE - Nel porto di Livorno almeno duecento attivisti di Greenpeace, Italia Nostra, Sel, Idv, Pd, anarchici, comitati ma anche cittadini preoccupati per il loro mare «diventato una discarica», hanno manifestato chiedendo verità su ciò che è accaduto. E hanno preteso spiegazioni sui ritardi con i quali la notizia è stata diffusa (l’incidente è accaduto il 17 dicembre) e il perché quella nave, con un mare in tempesta e un carico a rischio, non è stata bloccata dalla capitaneria di porto. «Abbiamo la sensazione che neppure le autorità marittime sappiano bene che cosa sia successo – ha detto Alessandro Gianni, direttore campagne di Greenpeace Italia -. E questa è una cosa gravissima, che ci preoccupa molto. Devono dirci ancora come intendono recuperare questi fusti. Che cosa contengono esattamente e che pericoli ci sono per il mare e la catena alimentare». Gianni ha anche puntato il dito contro chi vuole distruggere il Santuario dei cetacei: «Da tempo Greenpeace denuncia lo stato vergognoso di questa grande area di tutela marina. Abbiamo dimostrato la contaminazione di alcuni pesci, come le sogliole e di varie zone dei fondali del Santuario e abbiamo ottenuto dalle Regioni (Toscana e Liguria) la convocazione di un tavolo tecnico per avviare finalmente una gestione seria. Il Santuario è un'area antropizzata, ma si può cominciare ad avviare pratiche di gestione, partendo da un registro elettronico dei rifiuti imbarcati per controllare cosa parte e cosa arriva».
«MAI PIU' MOBY PRINCE» - Dai manifestanti cori «mai più Moby Prince», per ricordare la tragedia del traghetto della Navarma (140 morti e un solo superstiti) ancora oggi, dopo più di vent’anni, avvolta dal mistero. Una consigliera di maggioranza del Comune di Livorno, Arianna Terreni, è stata contestata da alcuni manifestati. «Anche noi - ha risposto la Terreni a chi la fischiava - vogliamo che questa storia non finisca sotto silenzio e porteremo la protesta all'interno delle istituzioni. Più voci siamo, più risposte avremo». Ieri si è parlato anche di inquietanti circostanze. «Sul sito internazionale che riporta tutte le rotte e dunque anche quella del cargo Venezia – dice Maurizio Zicanu del coordinamento di Vertenza Livorno uno dei comitati promotore dell’iniziativa – la nave della Grimaldi stranamente non segue la rotta annunciata e passa molto più vicino alla costa. Vorremmo sapere il motivo di questa decisione del comandante a nostro avviso molto pericolosa».
L'INCIDENTE - I fusti sono stati perduti dal Venezia, cargo veloce della Grimaldi Lines in navigazione da Catania a Genova. Era il 17 dicembre, mare forza 10, vento a 130 chilometri orari, onde alte anche otto metri. La nave ha perso due rimorchi interi che avevano trasportato i fusti, di proprietà di una società con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo, dalla raffineria di Priolo Gargallo (Siracusa). Nessuno se ne è accorto e la scoperta è avvenuta soltanto dopo l’attracco al porto di Genova. La magistratura ha aperto un’inchiesta indagando il comandante del cargo. L’ipotesi di reato, per ora, riguarda violazioni dei sistemi di sicurezza del carico, ma se la situazione dovesse precipitare si potrebbero ipotizzare reati ambientali anche gravissimi. Ieri, durante la manifestazione a Livorno, si è discusso l’organizzazione per fine febbraio un convegno internazionale «di tutti i popoli che si affacciano sul mar Mediterraneo per controllare e vigilare sugli organismi istituzionali che dovrebbero tutelare l'ambiente.
08 gennaio 2012

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