In 200 per dire altolà ai veleni in mare
Manifestazione al Porto mediceo: ora dovete dirci la verità
Manifestazione al Porto mediceo: ora dovete dirci la verità
(Il Tirreno)
LIVORNO. «Bagno nel veleno? No grazie». «Il mare è libertà, il mare è il nostro futuro». E ancora: «Il mare non è una discarica». Sono gli slogan scritti su magliette e striscioni ed esposti ieri mattina durante la manifestazione per chiedere a gran voce chiarezza sui 198 bidoni contenenti rifiuti tossici finiti in mare, nel nostro mare, il 17 dicembre scorso. Sono stati “persi” da una nave della Grimaldi, scrivono ironicamente i promotori di questa protesta: un vasto arcipelago di organizzazioni non solo locali ma anche toscane e nazionali (da Rifondazione all’Idv passando per Verdi, Sel, Sinistra Critica e Pdci, da Greenpeace a Legambiente, e poi Città Diversa, Cinquestelle, anarchici, occupanti ex Del Fante, anti-offshore e molti altri.
Al presidio, montato emblematicamente a pochi metri dalla lapide che ricorda le vittime del Moby Prince, hanno partecipato circa 200 persone. Una risposta discreta, che ha lasciato soddisfatti gli organizzatori, specie per la presenza di esponenti di gruppi ambientalisti nazionali. Tra questi Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia. «Chiediamo informazioni alle autorità - afferma - ma l’impressione è che neanche loro sappiano cos’è successo. Non è possibile che accadano incidenti di questo tipo. Mi chiedo cosa si aspetti per avviare nuove pratiche di gestione, come un registro elettronico per monitorare i rifiuti trasportati dalle imbarcazioni».
Tra gli esponenti politici, presenti l’assessore Mauro Grassi e i consiglieri Lorenzo Cosimi (Rifondazione) e Arianna Terreni (Pd). Quando quest’ultima ha preso la parola, alcuni manifestanti hanno mostrato il loro dissenso con qualche fischio. «La vicenda non finirà sotto silenzio, - ha assicurato Terreni - porteremo la protesta all’interno delle istituzioni».
Il presidio diventa l’occasione per una riflessione di più ampio respiro: dai rischi del rigassificatore alla necessità di nuove norme di sicurezza, dall’analisi dei precedenti disastri ambientali al bisogno di informazioni tempestive. «Vogliamo la verità - dicono in coro i manifestanti - Non si può nascondere un incidente così grave per 11 giorni».
La mattinata si è conclusa con la proposta di un’iniziativa da realizzare per fine febbraio: l’allestimento di un convegno internazionale, magari proprio a Livorno, con i rappresentanti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, per vigilare sugli organi istituzionali che dovrebbero tutelare l’ambiente. «Tutta l’Europa - concludono i partecipanti - si deve ribellare a un uso sconsiderato del proprio mare».
G.C.
Al presidio, montato emblematicamente a pochi metri dalla lapide che ricorda le vittime del Moby Prince, hanno partecipato circa 200 persone. Una risposta discreta, che ha lasciato soddisfatti gli organizzatori, specie per la presenza di esponenti di gruppi ambientalisti nazionali. Tra questi Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia. «Chiediamo informazioni alle autorità - afferma - ma l’impressione è che neanche loro sappiano cos’è successo. Non è possibile che accadano incidenti di questo tipo. Mi chiedo cosa si aspetti per avviare nuove pratiche di gestione, come un registro elettronico per monitorare i rifiuti trasportati dalle imbarcazioni».
Tra gli esponenti politici, presenti l’assessore Mauro Grassi e i consiglieri Lorenzo Cosimi (Rifondazione) e Arianna Terreni (Pd). Quando quest’ultima ha preso la parola, alcuni manifestanti hanno mostrato il loro dissenso con qualche fischio. «La vicenda non finirà sotto silenzio, - ha assicurato Terreni - porteremo la protesta all’interno delle istituzioni».
Il presidio diventa l’occasione per una riflessione di più ampio respiro: dai rischi del rigassificatore alla necessità di nuove norme di sicurezza, dall’analisi dei precedenti disastri ambientali al bisogno di informazioni tempestive. «Vogliamo la verità - dicono in coro i manifestanti - Non si può nascondere un incidente così grave per 11 giorni».
La mattinata si è conclusa con la proposta di un’iniziativa da realizzare per fine febbraio: l’allestimento di un convegno internazionale, magari proprio a Livorno, con i rappresentanti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, per vigilare sugli organi istituzionali che dovrebbero tutelare l’ambiente. «Tutta l’Europa - concludono i partecipanti - si deve ribellare a un uso sconsiderato del proprio mare».
G.C.

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