sabato 2 luglio 2011

FESTA di LIBERAZIONE 30 giugno 17 luglio 2011 Marina di Pisa

FESTA di LIBERAZIONE 30 giugno 17 luglio 2011 Marina di Pisa

http://www.rifondazionepisa.it/ricominciamo/?p=4665#more-4665

Festa Provinciale di Liberazione 2011





Dibattiti


(inizio ore 21.30)


venerdì 1. luglio
Debito, speculazione, sacrifici. La dimensione europea della crisi

a cura del Coordinamento Uniti contro la crisi Pisa

partecipano

Sergio Cesaratto, economista, Università degli Studi di Siena
Domenico Moro, economista, Associazione Marx XXI
Francesco Piobbichi, Partito Sociale, PRC
Alessandro Volpi, storico dell’economia, Università di Pisa


lunedì 4 luglio
Carcere, emergenza, repressione. Le istituzioni totali e la gestione penale della crisi

a cura di Zone del silenzio

partecipano

Italo di Sabato, Osservatorio sulla Repressione
Andrea Callaioli, avvocato, Garante dei Detenuti Pisa
un esponente di Antigone


martedì 5 luglio
Il pensiero di Ivan Illich di fronte alla crisi
Presentazione del libro Vita di Ivan Illich. Il pensatore del Novecento più necessario e attuale di Martina Kaller-Dietrich

a cura dell’Assemblea degli studenti di scienze per la pace

partecipano

Giovanna Morelli, Gruppo lucchese di lettura di Ivan Illich «Il granchio di Kuchenbuch»
Aldo Zanchetta, Gruppo lucchese di lettura di Ivan Illich «Il granchio di Kuchenbuch»


mercoledì 6 luglio
L’alternativa sociale e ambientale contro le mafie

a cura del PRC Pisa

partecipano

Giovanni Russo Spena, responsabile nazionale giustizia, PRC
Gabriele Santoni, assessore alla legalità, Provincia di Pisa
Paolo Mondani, giornalista Report, Rai3
Luigi Grimaldi, saggista e giornalista


giovedì 7 luglio
Che succede in Palestina? Situazione attuale e prospettive nel quadro della «primavera araba»

a cura del Gruppo BDS Pisa

partecipano

Piero Maestri, Guerre&Pace
Leandra Negro, Circolo Carlo Cafiero

Nel corso del dibattito verrà presentato il volume Rapporto Goldstone – Missione di inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza, e si parlerà della campagna BDS e della Freedom Flottilla.


venerdì 8 luglio
Socialismo e pianificazione. Le nuove linee politiche, economiche e sociali

a cura dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Circolo Camillo Cienfuegos, Pisa

partecipano

Andrea Genovali, coordinatore regionale Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Alfio Nicotra, responsabile nazionale movimenti e pace, PRC


sabato 9 luglio
Rappresentare l’alternativa. L’importanza di un sistema elettorale proporzionale puro

a cura del PRC Pisa

partecipano

Andrea Catone, docente emerito università di Bari, direttore de L’Ernesto
Antonio Piro, PRC Pisa


domenica 10 luglio
No ai ricatti, sì ai diritti
Presentazione del libro Officina Italia. La Fiat secondo Sergio Marchionne di Fabio Sebastiani

a cura del PRC Pisa e della Confederazione Cobas Pisa

Sarà presente l’autore


martedì 12 luglio
Acqua pubblica. Proseguire la battaglia dopo la vittoria dei referendum

a cura del PRC Pisa

partecipano

Monica Sgherri, capogruppo FdS-Verdi, Consiglio Regionale Toscana
Roberto Spini, Attac Firenze e Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica


mercoledì 13
Dal G8 di Genova alle crisi di sistema. Dieci anni di lotte per l’alternativa

a cura del PRC Pisa

partecipano

Anna Belligero, portavoce nazionale Giovani Comunisti/e
Giorgio Cremaschi, presidente Comitato Centrale FIOM-CGIL
Eleonora Forenza, segreteria nazionale PRC
Alberto Zoratti, Fair, ex portavoce Rete Lilliupt al Genoa Social Forum
Esponenti dei movimenti e delle forze sociali del territorio


giovedì 14
Lavoro, salute, servizi, partecipazione. L’alternativa al razzismo riparte dalle politiche locali

a cura del PRC Pisa

partecipano

Salvatore Allocca, assessore regionale welfare e immigrazione
Sergio Bontempelli, Africa Insieme
Emilio Santoro, filosofo del diritto, Università di Firenze


venerdì 15 luglio
Auto-recupero e difesa del patrimonio pubblico: le nuove lotte per la casa

a cura dell’Associazione Giorgio Ricci


sabato 16 luglio
Militarizzazione del territorio, militarizzazione delle menti

a cura del Coordinamento NO HUB


domenica 17

L’alternativa c’è! La piattaforma di Rifondazione Comunista per uscire dalla crisi e dal berlusconismo
Attivo degli iscritti PRC aperto al pubblico (inizio ore 18)

partecipano

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale lavoro e welfare, PRC
Stefano Cristiano, segretario regionale PRC


Lavoro, pace e beni comuni. L’alternativa è nelle nostre mani

I movimenti e le forze sociali del territorio ne discutono con
PAOLO FERRERO, segretario nazionale PRC


Spettacoli

(inizio ore 21.30)


giovedì 30 giugno
Gruppo di ballo della fondazione Flamenca P. Carmona, con la partecipazione di Bruno


venerdì 1. luglio
Ballo liscio con Antonio e Dany


sabato 2 luglio
Working Vibes. Presentazione del loro ultimo CD (ingresso 5 euro)


domenica 3 luglio
Ballo liscio con Max e Barbara


lunedì 4 luglio
Judy Lee & B.

The Strangers


martedì 5 luglio
Musiche africane


giovedì 7 luglio
Busy Signal (ingresso 10 euro)


venerdì 8 luglio
Balli e musiche cubane con Los Centenarios del Son


sabato 9 luglio
Ballo liscio col Morandini Group


domenica 10 luglio
Laboratorio di Canti di Lotta e Popolari
Sandalo


lunedì 11 luglio
The Shocks

Calcanotte


martedì 12 luglio
Betta Blues Society


giovedì 14 luglio
Elvira e la Carovana delle Odalische, con la partecipazione di Bruno


venerdì 15
Ballo liscio con Roberta Tropical Flower


sabato 16
Ballo liscio con Karmen e i Blu Sound



Serate speciali



giovedì 30 giugno
Cena spagnola


lunedì 4 luglio
Cacciucco di Porta a Mare


martedì 5
Cena Senegalese


venerdì 8 luglio
Cena cubana


lunedì 11 luglio
Cacciucco di Porta a Mare


giovedì 14 luglio
Cena Araba

Festa GC a Petroio (Vinci)

TUTTE LE SERE RISTORANTE
Gio 30 giu
Concerto: il folk degli ARCAMBOLD
Ven 1 lug
Concerto: FABER BAND tributo a De Andrè
Sab 2
ROCKRIBALTA contest di band locali
Dom 3
Il Coro OLTRE IIL CANTO dell'Associazione
"L'acqua in gabbia " presenta: 150 anni. La storia,
le donne, la musica.
Lun 4
Torneo di briscola del Circolo Petroio
Mar 5
Dibattito: Dove va la sinistra dopo le
amministrative ed il referendum con
Stefano Cristiano FdS segretario reg.Prc,
Marco Manneschi cons. reg. IDV,
Beppe Brogi portavoce toscano SEL,
Rossano Rossi Cgil regionale
Mer 6
0re 18.30. 2° marcia ludico-motoria nel verde
delle colline di Vinci tra vigneti oliveti e campi di
grano. Info 349 5160760
Ore 21.30. il Latino Americano con El Coqui
Gio 7
La compgnia DII SOTTO L''ARCO presenta 2 atti
in vernacolo “Scusi mi presti tua moglie?” di
Mario Marotta
Ven 8
Il concerto dei CECCOeCIIPO
Sab 9
Intervista a MASSIMO ROSSI portavoce
nazionale della Federazione della Sinistra
Dom 10
“Musiche e musiche” con d.j El Coqui e Filippo
Dr Kult Dy

La cattiva gestione della città produce disagio sociale e dissenso che non può essere risolto con la repressione: per Firenze città “bene comune”

La cattiva gestione della città produce disagio sociale e dissenso che non può essere risolto con la repressione: per Firenze città “bene comune”




Qualcosa, in Italia come nella stessa Firenze, sta cambiando. I cittadini hanno parlato chiaramente: con l’alta affluenza al referendum e partecipando numerosi alle manifestazioni contro la privatizzazione dell’ATAF, hanno detto che non sono più disposti a vivere in una Firenze che sta diventando proprietà di pochi e che è sempre più modellata a seconda delle esigenze di pochi.

Una città nella quale gli unici interessi ed esigenze che vengono presi in considerazione sono quelli dei turisti mentre ciò che serve ai cittadini non viene considerato minimamente. Una città in cui il diritto alla casa è quasi un’utopia a causa dell’assenza di politiche abitative adeguate e per gli affitti elevati. Una città in cui mancano gli spazi di aggregazione dove ritrovarsi e discutere. Una città in cui il patrimonio pubblico viene svenduto pezzo per pezzo ai privati, dalla gestione idrica all’ATAF. Una città nella quale chi manifesta il proprio dissenso viene duramente represso.

La Federazione fiorentina del PRC e i Giovani Comunisti di Firenze aderiscono alla manifestazione Firenze Bene Comune indetta per venerdì 1 luglio per dire che non è questa la città che vogliamo.

Manifestiamo per una città a misura di lavoratori e studenti, dove i diritti e le necessità di questi siano tenuti in piena considerazione, garantendo loro la possibilità di trovare una casa facilmente ed a prezzi che non siano proibitivi e di poter usufruire di un trasporto pubblico che sia effettivamente tale.

Manifestiamo per una Firenze dove gli immigrati possano avere le stesse opportunità e gli stessi diritti di tutti gli altri, in cui il turismo venga valorizzato legandolo alle necessità de fiorentini. Una Firenze in cui tutti siano liberi di esprimere la propria opinione e di manifestare il proprio dissenso.





PRC Provinciale Firenze

Giovani Comunisti Firenze

[ATTAC-Italia] Questa non è una crisi, è una truffa!

[ATTAC-Italia] Questa non è una crisi, è una truffa!

Comunicato di Attac France sull'approvazione delle misure di austerità da parte del parlamento europeo. Al fondo, trovate la versione originale in francese.

Questa non è una crisi, è una truffa!

"Non è una crisi è una truffa" dicono gli indignati spagnoli. Questo mercoledì il parlamento greco ha adottato un nuovo piano di austerità, simbolo del vero e proprio saccheggio in corso in questo momento in Europa.

Nonostante la profonda ingiustizia delle misure di rigore che mirano a presentare il conto al popolo greco senza mettere in discussione le pessime politiche fiscali dei governi precedenti, gli squilibri del funzionamento della zona euro, o i lauti profitti realizzati dalle banche e da altri speculatori sulle finanze pubbliche greche;

Nonostante la resistenza del popolo greco, che si è sollevato con dignità ed ha occupato per quasi tre settimane la piazza principale di Atene - dove si trova il Parlamento – per contestare, in modo pacifico e democratico, quelle scelte imposte a dispetto del buon senso ;

Nonostante la provata inefficacia di misure di austerità per migliorare la situazione delle finanze pubbliche, i deputati greci hanno deciso di sottomettersi al ricatto dell'Unione europea, del FMI e della Banca centrale europea.


In cambio di questo piano di austerità, che prevede in primo luogo la richiesta di riduzione dei salari e una riforma fiscale che va a penalizzare le classi medie e popolari, la "troika" accorderà un aiuto da un centinaio di miliardi di euro alla Grecia - senza i quali il governo si ritroverebbe nell'impossibilità di garantire il proprio funzionamento (compresi i servizi pubblici, gli ospedali, ecc)

Questo cosiddetto "salvataggio", aiuterà più le banche francesi e tedesche che la Grecia: "Il CAC 40 sta intensificando i propri guadagni, confidando nella Grecia", recita il sito di Point.fr.
Esso rappresenta in realtà una grande socializzazione delle perdite: uno studio di Echos mostra che grazie a questo piano, "la quota di debito ellenico in mano a creditori stranieri aumenterà dal 26% al 64% nel 2014. Ciò significa che l'esposizione di ogni famiglia della zona euro passerà dai € 535 di oggi a 1.450 euro. "Eppure tutti gli economisti concordano sul fatto che la Grecia non può rimborsare tutti i suoi debiti.


Nell'opporsi così ferocemente a qualsiasi ristrutturazione, Sarkozy e Trichet fanno il gioco delle banche francesi; ma se la Grecia dovesse dichiarare bancarotta, la finanza pubblica degli altri paesi europei sarà in prima linea ... e i popoli d'Europa pagheranno tramite l'approvazione di nuove misure di austerità.

"Privatizzare i profitti, socializzare le perdite", questa logica sembra più attuale che mai: con la nuova governance economica, promossa dai governi europei e della Commissione e approvata dal Parlamento, le finanze pubbliche saranno controllate, e come per la Grecia, l'austerità permanente per i popoli garantirà i profitti delle banche.

E' essenziale che i popoli d'Europa si mobilitino per sconfiggere questa strategia choc a livello europeo. Come il popolo greco, occorre non solo indignarsi ma essere determinati a porre fine ai diktat delle banche e dei mercati finanziari, cominciando con l'imporre un controllo democratico del debito pubblico. In Francia in particolare, le proteste devono intensificarsi: la posta in gioco in Grecia di oggi è la capacità di noi popoli europei di uscire dalla trappola in cui la finanza ci ha rinchiusi.


Giovedi 30 giugno a seguito della mobilitazione senza precedenti del popolo greco, e mentre i movimenti sociali e i sindacati britannici hanno organizzato uno sciopero generale contro i tagli massicci ai finanziamenti pubblici Attac ha convocato un presidio alle ore 18 presso l'Ambasciata Greca per sostenere le mobilitazioni in Europa, Grecia, Regno Unito, Spagna, ed affermare che le loro lotte sono più che mai anche le nostre.

Attac Francia,
Parigi, 29 giugno 2011





Ce n’est pas une crise, c’est une escroquerie

« Ce n’est pas une crise, c’est une escroquerie », disent les indignés espagnols. Ce mercredi, le Parlement grec vient d’adopter un nouveau plan d’austérité, symbole de l’invraisemblable escroquerie qui a cours actuellement en Europe.
Malgré l’injustice profonde des mesures de rigueur, qui visent à faire payer le peuple grec sans remettre en cause les politiques fiscales calamiteuses menées par les précédents gouvernements, les déséquilibres inhérents au fonctionnement de la zone Euro, ou encore les bénéfices grassement réalisés par les banques et autres spéculateurs sur le dos des finances publiques grecques;

Malgré la résistance du peuple grec, qui s’est levé dignement et occupe depuis près de trois semaines la principale place d’Athènes – où se situe le Parlement – pour contester, de manière pacifique et démocratique, ces choix imposés en dépit du bon sens ;

Malgré l’inefficacité avérée des mesures d’austérité pour améliorer la situation des finances publiques, les députés grecs ont accepté de se soumettre au chantage de l’Union européenne, du FMI et de la Banque Centrale Européenne.

En échange de ce plan d’austérité, avec à la clé des réductions de salaires et une réforme fiscale qui va frapper de plein fouet les classes moyennes et populaires, la «Troïka» accordera une « aide » d’une centaine de milliards d’euros à la Grèce - sans laquelle le gouvernement se retrouverait incapable de financer son fonctionnement (y compris les services publics, hopitaux, etc.).

Ce prétendu « sauvetage » s’adresse pourtant davantage aux banques françaises et allemandes qu’à la Grèce : « Le CAC 40 accentue ses gains, confiant sur la Grèce » peut-on lire sur le site du Point.fr. Il représente en réalité une vaste opération de socialisation des pertes : une étude des Échos montre que « grâce » à ces plans, « la part de dette hellénique aux mains des contribuables étrangers passera de 26 % à 64 % en 2014. Cela veut dire que l'exposition de chaque foyer de la zone euro va passer de 535 euros aujourd'hui à 1.450 euros ». Or tous les économistes s’accordent pour dire que la Grèce ne pourra pas rembourser l’intégralité de ses dettes.

En s’opposant de manière farouche à toute restructuration, Sarkozy et Trichet jouent ainsi la montre au plus grand bénéfice des banques françaises ; Lorsque la Grèce fera défaut, ce seront les finances publiques des autres pays européens seront en première ligne… Et les peuples européens paieront l’addition via de nouvelles mesures d’austérité.

« Privatiser les profits, socialiser les pertes », cette logique semble plus que jamais d’actualité : avec la nouvelle gouvernance économique, promue par les gouvernements européens et la Commission et votée par le Parlement européen, les finances publiques seront mises sous tutelle, et à l’image de la Grèce, l’austérité permanente pour les peuples garantira les bénéfices des banques.

Il est essentiel que les peuples européens se mobilisent pour mettre en échec cette « stratégie du choc » à l’échelle européenne. A l’image du peuple grec, il faut non seulement s’« indigner », mais se montrer « déterminés » à mettre un terme au diktat des banques et des marchés financiers, en commençant par imposer un audit démocratique des dettes publiques. En France notamment, les mobilisations doivent redoubler d’intensité : ce qui se joue en Grèce aujourd'hui, c'est la capacité des peuples en Europe à sortir du piège dans lequel nous place la finance qui est en jeu.

Jeudi 30 juin, au lendemain de la mobilisation sans précédent du peuple grec, et alors que les mouvements sociaux et syndicats britanniques organisent une grève générale contre les coupes massives dans les budgets publics, Attac appelle à se réunir à 18h devant l’ambassade de Grèce pour un soutien aux mobilisations qui se déroulent en Europe, en Grèce, au Royaume-Uni, en Espagne, pour affirmer que leurs combats sont plus que jamais les nôtres.

Attac France,
Paris, le 29 juin 2011

venerdì 1 luglio 2011

Il Mediterraneo non è proprietà di Israele

Il Mediterraneo non è proprietà di Israele

La nave Statunitense "Audacity of Hope" ha deciso di tenere fede al
proprio nome ed è salpata, per essere bloccata dopo un quarto d'ora di
navigazione dalle autorità portuali greche che hanno intimato agli
attivisti di tornare in porto ad Atene minacciando l'equipaggio ed i
passeggeri con le armi. Stesso tentativo e stesso esito per la nave
canadese Taharir. Intanto una nota del Ministero per la sicurezza
interna greco mostra tutta la subalternità del governo di Papandreou
alle politiche israeliane, dichiarando che la Grecia vieta alle barche
della Freedom Flotilla 2 di salpare per Gaza. Nel mare greco, in queste
ore, si sta giocando un vero e proprio braccio di ferro tra i
sostenitori del diritto internazionale e quelli del diritto di Israele,
diritti che come è dimostrato sin dalla nascita dello Stato di Israele
non fanno che confliggere. Come ignora Gianni Letta che risponde alla
sollecitazione della Freedom Flotilla Italia con un comunicato dove
dice che non è in grado di garantire la sicurezza degli italiani
diretti a Gaza ".trattandosi di iniziative in violazione della vigente
normativa israeliana". "Non immaginavamo che tutto il Mediterraneo
fosse proprietà di Israele" hanno commentato dalla FF2 gli attivisti
internazionali determinati a portare a termine la missione, non solo
umanitaria, ma soprattutto politica di fare approdare le navi a Gaza.
L'obiettivo è quello di rompere un assedio che si protrae da troppo
tempo ai danni di una popolazione che subisce una punizione collettiva,
laddove sono proprio il diritto internazionale, le convenzioni e i
trattati, nati per salvaguardare le popolazioni oppresse, ad affermare
che tutto questo oltre a essere inumano, è fuorilegge.

MOBILITIAMOCI PER FARE PRESSIONE SUL GOVERNO GRECO

Freedom Flotilla Italia indice un presidio davanti all'Ambasciata
greca in Via Mercadante a Roma

Lunedì 4 luglio alle 17,00 e invita alla mobilitazione in tutta
Italia

Invitiamo tutte e tutti a scrivere all'ambasciata di Grecia in
Italia, all'indirizzo gremroma@tin.it, a telefonare al n. 06-8537551 e
ad inviare fax al n. 06-8415927.

Grecia, Egitto: LA RIVOLUZIONE CONTINUA!

Partito di Alternativa Comunista
Lega Internazionale dei Lavoratori - Lit

LA RIVOLUZIONE CONTINUA!
Grecia: i manifestanti assediano il parlamento
Egitto: masse in piazza contro il governo provvisorio

dichiarazione del Comitato Centrale del Pdac


Nelle stesse ore in cui il governo Berlusconi si apprestava a varare una manovra finanziaria lacrime e sangue a danno dei lavoratori e delle masse popolari, la Grecia è stata paralizzata da due giorni di sciopero generale, con scontri tra migliaia di manifestanti (lavoratori, disoccupati, donne, giovani) davanti al parlamento. Gli stessi mass media, che avevano cercato di presentare la protesta come il frutto di gesti isolati di gruppi anarchici, hanno dovuto, durante la giornata del 29 giugno, rettificare le loro stesse affermazioni, ammettendo che “non si tratta di pochi anarchici, ma di migliaia di lavoratori in scontro con il governo”.

Sacrifici per le masse lavoratrici per favorire azionisti e banchieri
Gli occhi degli azionisti e dei banchieri di tutto il mondo sono rivolti verso la Grecia. Il governo (di centrosinistra) greco ha deciso di “onorare” i suoi impegni con l’Unione Europea e con il Fondo Monetario Internazionale sulla pelle dei lavoratori. Il rischio di default (cioè di mancato pagamento del debito) allarma gli investitori di mezzo mondo, perché potrebbe avere un effetto cascata sugli investimenti delle grandi banche europee e statunitensi.
Papandreu, il primo ministro greco, esponente del Pasok (partito che si autodefinisce ancora socialdemocratico, ma ormai di fatto di orientamento liberale), rappresenta pienamente il capitalismo internazionale: la sua manovra è indispensabile per consentire agli investitori miliardari di continuare a sguazzare nell’oro.
A pagare il conto dovrebbero essere, ancora una volta, le masse lavoratrici. La manovra finanziaria prevede, infatti, il taglio di oltre 12 miliardi di spese pubbliche (stipendi, pensioni, sanità, istruzione) e il recupero di 50 miliardi con le privatizzazioni.

Sciopero prolungato e resistenza nelle piazze
Ma i lavoratori greci non ci stanno a pagare per le banche. I prestiti promessi dalla Banca Centrale Europea non finiranno nelle tasche dei lavoratori, ma in quelle di un pugno di investitori plurimiliardari. E’ per questo che i sindacati hanno proclamato, su pressione della loro base, decine di scioperi negli ultimi mesi. Da due settimane di fatto la Grecia è nuovamente paralizzata da una situazione di sciopero prolungato: dopo il grande sciopero generale del 15 giugno, è stata la volta di due nuove giornate di sciopero generale il 28 e 29 giugno. I manifestanti, a migliaia, hanno assediato il parlamento greco che stava varando la manovra finanziaria: i parlamentari per ore sono stati bloccati dalla folla, che ha impedito a molti di loro di avvicinarsi all'aula.
La polizia, in assetto antisommossa, ha lanciato lacrimogeni e ferito molti manifestanti, ma i lavoratori in sciopero hanno saputo organizzare l’autodifesa: il cordone della polizia è stato più volte sfondato, i manifestanti sono arrivati fin sotto il parlamento. E’ la dimostrazione che gli apparati polizieschi, al soldo dello Stato e dei capitalisti, nulla possono di fronte alla forza d’urto delle masse lavoratrici in lotta.
La soluzione per la crisi greca è una sola: organizzare comitati di lotta e di contropotere dei lavoratori, abbattere il governo, costruire un governo dei lavoratori che rifiuti il pagamento del debito, che espropri le banche e le industrie ponendole sotto il controllo dei lavoratori. Per fare questo serve un partito comunista rivoluzionario, che in Grecia oggi non c’è e che è urgente costruire.

Nuove manifestazioni a piazza Tahir
Nelle stesse ore della rivolta greca, in Egitto è ripresa la mobilitazione di massa. Durante una manifestazione di protesta, organizzata dai parenti delle 840 vittime della rivoluzione che il febbraio scorso ha rovesciato Mubarak, le forze di polizia hanno fatto diversi arresti. Da qui è scoppiata una protesta di ampie dimensioni, che ha visto scendere in piazza, di nuovo, migliaia di manifestanti sotto il ministero dell’Interno, vicino a piazza Tahir. L’esercito e le guardie del nuovo governo hanno represso con violenza la manifestazione: sono almeno 800 i manifestanti feriti, mentre centinaia sono agli arresti.
La straordinaria ondata di rivoluzioni che ha solcato in questi mesi i Paesi arabi – abbattendo in poche settimane, in Egitto e Tunisia, regimi sanguinari che parevano inossidabili e mettendo in seria difficoltà i governi di Siria, Yemen, Berhein – ha avuto per ora, come esito, la costruzione di nuovi governi collaborazionisti, al soldo dell’imperialismo. Solo la costruzione in questi Paesi di governi operai e contadini, che esproprino il latifondo e che nazionalizzino le aziende e le riserve di petrolio e gas naturale a vantaggio delle masse popolari, potrà consentire lo sviluppo socialista delle rivoluzioni.

Facciamo come la Grecia!
In Italia, la manovra di Tremonti ha lo stesso sapore della manovra di Papandreu: privatizzazioni, tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici (con il blocco degli scatti stipendiali), aumento del ticket sulle spese mediche, aumento dell’età pensionabile. Ma in Italia le direzioni dei sindacati non organizzano la resistenza dei lavoratori, non chiamano allo sciopero generale prolungato. La Camusso, su mandato del direttivo Cgil (con la sola opposizione della Fiom e della minoranza interna “la Cgil che vogliamo”), ha stretto un accordo con Confindustria, Cisl e Uil definito “storico” dalla stessa Marcegaglia: un accordo che prevede lo smantellamento di fatto del contratto nazionale, la limitazione del diritto di sciopero e del diritto di rappresentanza sindacale, riconosce la legittimità degli accordi di Pomigliano e Mirafiori.
E’ la dimostrazione di quello che il Partito di Alternativa Comunista ha denunciato da tempo: la direzione della Cgil in tutto questo periodo mirava solo a tornare al tavolo della concertazione, e oggi ci riesce. Si tratta del tradimento delle aspettative di quei milioni di lavoratori che hanno scioperato e sono scesi in piazza il 6 maggio e che oggi vedono chi li ha chiamati allo sciopero stringere sorridente la mano della Marcegaglia e di Sacconi.
Ma, a differenza che in Grecia, di fronte a una situazione anche qui bollente (sono milioni i disoccupati, centinaia di migliaia i licenziamenti in corso, nel pubblico e nel privato), nemmeno i sindacati di base, divisi in tante piccole organizzazioni diverse, riescono finora a rappresentare una valida alternativa di lotta. Proprio mentre sarebbe necessario organizzare un grande sciopero generale prolungato che respinga al mittente gli attacchi di governo e Confindustria, le organizzazioni sindacali si limitano a scioperi di poche ore. L’assenza di un partito comunista rivoluzionario con influenza di massa e di un sindacato di classe in Italia si traduce anche in carenza di mobilitazioni, di fronte ad attacchi senza precedenti. Per questo il compito principale è quello di sviluppare le lotte e contemporaneamente colmare questi due vuoti.

Privatizzazione di Ataf. PRC Firenze: scelta sbagliata e grave da tutti i punti di vista

Privatizzazione di Ataf. PRC Firenze: scelta sbagliata e grave da tutti i punti di vista

Privatizzare Ataf ? Una scelta sbagliata da tutti i punti di vista, che assomiglia molto – guardando alla scelta di dividere l’azienda in due newco - all’operazione governativa su Alitalia: cioè privatizzare il buono e socializzare le perdite. Non regge nemmeno l’accusa di penalizzazione mossa – sulla stampa - alla Regione, seccamente smentita dall’assessore regionale ai trasporti. In realtà il sindaco di Firenze vuol semplicemente ignorare il risultato referendario, che ha detto un chiaro stop alle privatizzazioni, e continuare ad andare nella direzione opposta

Federazione della Sinistra - Firenze

La legge 194 rischia di non trovare più applicazione all’ospedale di Arezzo.

CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA
GRUPPO CONSILIARE “FEDERAZIONE DELLA SINISTRA – VERDI”

La legge 194 rischia di non trovare più applicazione all’ospedale di Arezzo. La Capogruppo Sgherri:”piena condivisione e solidarietà al presidio di domani per chiedere il rispetto del diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza e quindi della legge 194. Presenterò una mozione in Consiglio sulla questione”

Firenze, 30 giugno. Piena solidarietà e condivisione del presidio che si terrà domattina presso l’ospedale di Arezzo, con il quale si chiede che, anche presso quel presidio ospedaliero, torni ad essere possibile da parte delle donne interrompere volontariamente la gravidanza, e quindi sia rispettata la legge 194;, presenterò una mozione in merito in Consiglio affinché anche la Regione faccia la propria parte su questa vicenda e chiederò un incontro urgente al direttore generale dell’ASL 8 al fine di individuare le soluzioni realmente incisive che portino al rispetto di quanto previsto dalla legge. Così Monica Sgherri – Capogruppo di “Federazione della Sinistra – Verdi” in Consiglio Regionale in merito a quanto accade presso il presidio ospedaliero aretino dove, con l’uscita dal servizio dell’ultimo medico non obbiettore di coscienza, da domani non è più possibile di fatto compiere l’interruzione volontaria della gravidanza. Un fatto – afferma Sgherri - che deve essere celermente sanato, in quanto si tratta di rispettare il diritto di quelle donne che si trovano nella condizione di dover scegliere l’interruzione volontaria di gravidanza, diritto sancito per legge, diritto alla autodeterminazione che rappresenta una conquista “storica” frutto di anni di lotte e mobilitazioni

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Vicenda privatizzazione di Ataf. Sgherri: “scelta scellerata che avrà gravi conseguenze per i cittadini. Ignorato nuovamente il risultato referendario

Vicenda privatizzazione di Ataf. Sgherri: “scelta scellerata che avrà gravi conseguenze per i cittadini. Ignorato nuovamente il risultato referendario”



Firenze 30 giugno. Vicenda privatizzazione Ataf: Il Sindaco di Firenze, persevera nella sua azione di ignorare il risultato dell’ultima tornata referendaria che, in tema di servizi pubblici, ha detto un chiaro no alle privatizzazioni: prima la volontà di creare una holding di natura privatistica con dentro Publiacqua, ora, come riportato sulla stampa, volendo privatizzare la società del trasporto pubblico. Così Monica Sgherri – Capogruppo di “Federazione della Sinistra – Verdi in Consiglio Regionale. In tutti questi anni – ricorda Sgherri – il Comune non ha attuato quelle scelte che avrebbero potuto velocizzare le corse, qualificarlo e avere quindi anche ritorni economici – come ad esempio una adeguata rete di corsie preferenziali, ed oggi si giunge alla scelta di privatizzare; lo si fa proprio nel momento in cui la Regione ha, con fondi propri, colmato di oltre il 90 % i tagli del governo nazionale: un impegno che non solo non è riconosciuto dal Comune di Firenze ma da quest’ultimo si muovono false accuse di penalizzazione all’indirizzo della Regione, mentre si è silenti sui tagli governativi. Il risultato di questa operazione sarà – come dimostrato in molti altri ambiti e realtà – l’aumento del costo dei biglietti, meno corse e meno qualità, oltre che la perdita di moltissimi posti di lavoro: insomma la destrutturazione del servizio di trasporto pubblico a Firenze.

giovedì 30 giugno 2011

No Tav: insegnamenti dalla sconfitta di un giorno

No Tav: insegnamenti dalla sconfitta di un giorno

Ampliamo il fronte di lotta e di solidarietà



La brutale aggressione poliziesca contro la popolazione della Valsusa che si oppone al progetto capitalistico della Tav, supportato dalla Unione Europea (UE) ha contribuito a chiarire agli occhi delle masse lavoratrici tre importanti questioni politiche.

La prima, che la Lega Nord, il movimento politico del ministro di polizia Maroni, è una forza d’assalto al servizio del grande capitale, che non si fa scrupolo di colpire le stesse popolazioni del settentrione quando difendono i propri interessi. Di qui la necessità di contrapporre la verità dei fatti alla sua sporca demagogia, di smascherarla e combatterla fino in fondo.

La seconda, che il governo Berlusconi, seppur indebolito e delegittimato, non ha alcuna intenzione di dimettersi, ma continua nella sua politica antipopolare, di miseria e di guerra. Di qui la necessità di far cadere questo governo con la forza organizzata della classe operaia e dei suoi alleati, nelle strade e nelle fabbriche.

La terza, che il consenso fornito dal PD all’operazione repressiva, prefigura quale sarà la linea di un eventuale governo di “larghe intese” o di “unità nazionale”: calpestare le esigenze della classe operaia e delle masse popolari per far passare i diktat della Confindustria e di Bruxelles, far pagare alle classi sfruttate e oppresse il debito pubblico accumulato dalle classi dirigenti. Di qui la necessità di opporsi strenuamente all’avvento di un governo borghese del genere.

Lo sgombero delle barricate in Valsusa, condotta con grande spiegamento di forze e di mezzi contro lavoratori, le donne e i loro figli disarmati, è una vittoria effimera delle forze reazionarie perchè i problemi restano sul tappeto e si acutizzeranno.

Nonostante la forzata apertura dei cantieri, la popolazione della Valsusa non si da per vinta e proseguirà la lotta. La lezione ricevuta non sarà dimenticata. L’educazione diretta delle masse ha compiuto più progressi nella sconfitta di un giorno di quanti ne avrebbe potuto compiere in anni di rassegnazione.

Esprimiamo piena solidarietà alla resistenza delle popolazioni e degli attivisti No Tav in difesa del territorio, contro la politica reazionaria del governo italiano e dell’UE, istituzioni all’esclusivo servizio dei monopoli capitalisti. La lotta per la difesa degli interessi e delle conquiste dei lavoratori si intreccerà sempre più con la lotta contro entrambe queste istituzioni.

Difendiamo la libertà della popolazione di manifestare e il diritto di decidere del suo futuro, della sua salute, della sua vita.

Chiediamo l’immediato ritiro delle forze di polizia dalla Valsusa.

Alla lotta contro la Tav deve andare il sostegno della classe operaia, dei lavoratori, dei giovani, delle donne, di tutti gli organismi del movimento operaio, progressista, ambientalista.

La solidarietà dimostrata nei giorni scorsi, a partire dagli scioperi di protesta scoppiati nelle fabbriche, è di grande importanza. Ma per vincere è necessario unire e ampliare il fronte di lotta. E’ necessario che ogni componente del movimento operaio e popolare appoggi e partecipi alle lotte delle altre, è necessaria una mobilitazione generale delle forze del proletariato.

Soprattutto occorre dotarsi dello strumento indispensabile per dirigere le lotte verso una soluzione rivoluzionaria delle contraddizioni del capitalismo, per conquistare una nuova società senza sfruttamento e senza devastazione ambientale: il partito comunista marxista-leninista.

Prepariamoci all’intensificazione della lotta di classe!



29 giugno 2011 Piattaforma Comunista

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