Nuovo colpo di scena sulla vicenda del Maggio Musicale, lo stato di crisi
annunciato da Colombo&Renzi per risanare anni di sbilanci, perdite e
indebitamenti è stato aperto
ufficialmente con la richiesta di esuberare 70 lavoratori. Una richiesta nata male e fondata
principalmente sui tagli al costo del
lavoro e sulla flessibilità all’interno delle ore lavorative. I sindacati
mentre preparano un piano alternativo agli esuberi chiedono la convocazione del
tavolo interistituzionale con la Regione Toscana, Provincia e Comune di
Firenze. Immediata la replica della Regione Toscana il risanamento del Maggio deve garantire il
rilancio e al contempo essere socialmente sostenibile e non prevedere alcuna
mobilità non concordata. Assordante è il
silenzio della Provincia di Firenze che gioca un ruolo defilato a fronte di una
situazione pericolosa socialmente e culturalmente. Rifondazione Comunista nel
sostenere la vertenza richiama le istituzioni a evitare soluzioni giocate solo
sulla pelle dei lavoratori che per questa gestione fallimentare hanno già dato.
Nuovo colpo
di scena sulla vicenda del Maggio Musicale: lo stato di crisi annunciato il 16
marzo dal Sindaco di Firenze e
Presidente della Fondazione Matteo Renzi
unitamente al CdA, l’invio
alle segreteria dei sindacati
presenti in teatro di una lettera con la quale viene richiesto di esuberare
settanta persone invece delle cinquanta al massimo finora preventivate da un
consiglio di amministrazione squalificato, scarsamente autorevole e poco
credibile sul piano gestionale e programmatico. La missiva “….apre solo
l´inizio della trattativa che si concentrerà sul numero e sul modo…” mentre la tensione in teatro è
altissima.
Sconcertante
è che la manovra finanziaria della
Colombo fondata principalmente sui tagli
al costo del lavoro e sulla flessibilità all’interno delle ore lavorative
venga accompagnata da un nuovo appello ai sacrifici per i quali la medesima
dichiara senza alcun pudore di “…confidare
nel senso di responsabilità dei lavoratori…”.
I sindacati
peraltro stanno preparando un loro piano alternativo in cui gli esuberi siano
marginali. Soprattutto li vogliono tassativamente volontari. Dice la CGIL”…non si parla di licenziamenti: solo uscite
volontarie o rifiuteremo lo stato di crisi…”..
Ribadiamo
comunque il giudizio a suo tempo espresso da
Rifondazione Comunista che a ricercare delle soluzioni per superare lo sfascio
totale della Fondazione siano coloro che le hanno generate con spese folli e
scarsamente motivate e con una inesistente capacità di fare impresa.
Purtroppo l'obiettivo di riportare il bilancio
2012 in "pareggio strutturale" così come è stato annunciato dal Cda ,
è un risultato mai raggiunto nella storia della Fondazione. Le altre misure
destinate a centrare l'equilibrio di bilancio sono, secondo quanto reso noto
dal Cda, la riduzione dei costi e l'aumento dei ricavi di due milioni.
Dunque il percorso annunciato dalla Fondazione attraverso la formula dello stato di crisi decreta il totale fallimento politico e gestionale e soprattutto evidenzia come non sia stato possibile avviare alcun risanamento con l’attuale strategia sostenuta dalla Sovrintendente & Soci. A nostro avviso è pericolosissima l’operazione approvata dal Cda che vota di mettere in mobilità i lavoratori quando a 500 di essi aveva ottenuto di rinunciare a una quota del Tfr (2,2 milioni complessivi) per risanare il deficit.
Dunque il percorso annunciato dalla Fondazione attraverso la formula dello stato di crisi decreta il totale fallimento politico e gestionale e soprattutto evidenzia come non sia stato possibile avviare alcun risanamento con l’attuale strategia sostenuta dalla Sovrintendente & Soci. A nostro avviso è pericolosissima l’operazione approvata dal Cda che vota di mettere in mobilità i lavoratori quando a 500 di essi aveva ottenuto di rinunciare a una quota del Tfr (2,2 milioni complessivi) per risanare il deficit.
All’invio
della lettera dei 70 esuberi i sindacati hanno richiesto “….la
riunione del tavolo di crisi di Regione e Provincia: per discutere degli
strumenti per affrontare la situazione e soprattutto sapere se i due enti soci
del Maggio considerano la volontarietà fondamentale per arrivare a un accordo….”.
Sulla crisi
del Maggio sono intervenuti anche
gli assessori regionali
dichiarando che “…il risanamento del
Maggio deve garantire il rilancio e al contempo essere socialmente sostenibile.
Lavoreremo per un accordo che eviti ogni forma di mobilità non concordata.
L’esodo volontario e l’uso di tutti gli strumenti per la gestione della crisi
rappresentano la strada percorribile e che come Regione sosterremo…”.
Assordante
è invece il pronunciamento della Provincia di Firenze sulla crisi della Fondazione e sull’apertura dello stato di
crisi, tanto da indurci a chiedere
se la Giunta provinciale si
stia rendendo conto della
pericolosità della fase e
soprattutto della necessità di recuperare il massimo del protagonismo
istituzionale a fronte di una vicenda che rischia di finire male se tutti gli attori non giocano un profilo
di massima responsabilità sociale.
Gli
scriventi Consiglieri Provinciali di Rifondazione Comunista
nell’evidenziare
la gestione fallimentare della fondazione e il mancato risanamento dello
sbilancio economico da parte dell’attuale CdA ,
nel
dichiarare la propria preoccupazione e contrarietà ad una operazione di
risanamento che punta solo sui tagli
al costo del lavoro, sulla flessibilità all’interno delle ore lavorative, sulle
contrazioni salariali e il ricorso agli appalti e esternalizzazioni
a fronte
della richiesta dei sindacati di riconvocare urgentemente il tavolo
interistituzionale con la Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze
chiedono al
Presidente della Provincia di Firenze e all’Assessore competente di riferire
sulla situazione del Maggio fiorentino, sull’apertura dello stato di crisi e
sulla volontà espressa di esuberare almeno 70 lavoratori quale misura
necessaria per “salvare” il prestigioso Teatro Lirico.
Altresì
chiediamo di sapere dall’Amministrazione Provinciale in che cosa consiste la
politica di sacrifici annunciata da Colombo & Soci e se è davvero utile per
togliere dal deficit strutturale la Fondazione.
Chiediamo
inoltre di conoscere le proposte alternative alla logica dei tagli annunciati
dalle organizzazioni sindacali riferendo anche lo stato delle relazioni anche
alla luce di pessime performance gestionali giocate ancora una volta sulla
pelle dei lavoratori e sulle
attese di una città che è stanca di vedere dissipare il proprio patrimonio
culturale, professionale e lavorativo.
Infine
chiediamo di sapere cosa la Provincia di Firenze intende fare a fronte della
richiesta di convocazione del tavolo istituzionale e cosa pensa a fronte di una fase gestionale della Fondazione
molto discutibile e pericolosa dal punto di vista sociale.
Andrea Calò Lorenzo
Verdi
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